«Mi sembra di respirare – scrive D’Andrea – anche oggi la tua modestia, quella scelta di non distinguerti dagli altri assenti, nella tua visione di uguaglianza e condivisione. Custodisco gelosamente i ricordi insieme, mi guida ancora il tuo modo di avermi dipinta nei momenti più felici, in preda ai colori della vita. Quando sono triste, guardo i tuoi quadri, posso ritornare bambina e accontentarmi della semplicità, posso provare che l’arte ci allevia dal mondo dei brutti e ci aiuta a combatterlo. Grazie per esserci stato».
Un messaggio di bellezza che accompagna tutta la sua arte e si ritrova nei tantissimi messaggi di cordoglio che hanno invaso la Rete, a testimonianza della capacità del Maestro Spiniello di dialogare con il territorio, di fare dell’arte uno strumento di denuncia, di racconto, di confronto, senza mai smettere di ricordare il valore dell’arte e la responsabilità di ciascuno nella salvaguardia del pianeta, come nel suo bellissimo progetto dell’Albero Vagabondo, nato come protesta contro la discarica sul Formicoso e diventato un progetto più ampio, capace di coinvolgere grandi e piccini.
L’obiettivo era quella di lanciare l’allarme sulle condizioni delle montagne, minacciate dalle attività di sversamento dei rifiuti da parte di cittadini e imprese, nella generale indifferenza e inazione delle istituzioni, sia per mancanza di fondi e risorse, sia per disinteresse.
Non c’è associazione, sindaco o cittadino che non ricordi Giovanni, che non abbia voluto dedicargli un pensiero, che non abbia trovato in lui un riferimento o un interlocutore prezioso: dalla collaborazione con lo Zia Lidia Social a quella con l’Unpli, da Cairano7X, fino alla Collina dei Bambini e all’impegno per rilanciare il centro storico con quella sua bottega, che era un autentico presidio di libertà e creatività.
È lo scrittore Franco Festa a esprimere il senso di solitudine che avvolge la città dopo la morte di Spiniello: «Ora la collina della Terra è ancora più sola e muta, senza la tua fantasia e i tuoi colori, sbarrata è la porta della tua bottega, che era il regno dell’accoglienza, della gentilezza e del sogno. Addio Maestro, “umile operaio dell’arte”».
Mentre la scrittrice e docente Claudia Iandolo ricorda come «Giovanni Spiniello aveva occhi di bambino. Guardava il mondo e ne coglieva la poesia. Ciao, Maestro».
Toccante l’omaggio che le ha voluto rendere la docente Luisa Bocciero: «Giovanni, Giovanni bello, Giovanni adorato, Giovanni unico… La tua arte era la corona sulla tua testa di angelo in terra, sensibilità senza confini, vibrante di vita e pronta a cogliere la più piccola “agitatio mentis”…
Che mondo brutto, freddo, insensibile stai lasciando, privo del fuoco dei tuoi occhi di folletto, del suono magico dei tuoi colori. Abbiamo sfidato insieme i burocrati, i politici, i perbenisti, mi hai riempito la vita delle tue visioni colorate e di un entusiasmo quasi insostenibile.
Hai abbracciato i miei dolori, le mie gioie, i miei figli. Non ti ho meritato, non sono stata all’altezza dell’immensa amicizia e del grande affetto che mi hai dato, mi sono fatta travolgere dalla fiumana del contingente. E oggi sono annientata dal vuoto della tua assenza. Riempi di colore il Paradiso, se c’è, è il tuo posto».
Commosso Giuseppe Vetrano: «Ci lasci anche tu, caro Maestro, riservato custode delle nostre radici. Parlavo spesso di te con Tonino Di Nunno, che nutriva tanta stima nei tuoi riguardi. Dietro quella timidezza innata e quel fare mite che ti facevano amare da tutti, nascondevi un’umanità straordinaria e un amore smisurato per la tua terra. Non hai mai dipinto per vanità: per te l’arte aveva un senso solo se messa al servizio della comunità, dei bambini, degli ultimi e delle piazze, della tua amata Irpinia. Dai laboratori nelle scuole alle tue storiche installazioni, ci hai insegnato che la bellezza è un atto civico e che le nostre radici vanno protette».
A ricordarlo è anche Marco Mallardo: «Chi crea la bellezza non scompare mai veramente. La sua essenza resta impressa in ogni tela e in ogni cosa che ha toccato». Da Mane e Mane alla Collina dei Bambini, passando per C’entro per il Centro, il ricordo di un impegno costante: «Sei stato sempre un ATTIVISTA CIVICO… Il centro storico senza di te resterà spento ancora a lungo! Che la terra ti sia lieve».
Viscerale il legame con la sua Grottolella, come sottolinea l’assessore alla Cultura Marianna Morante: «Salutare il Maestro Giovanni Spiniello è per me profondamente doloroso. Ci lascia un grande artista, un figlio illustre di Grottolella che, attraverso il suo talento e la sua sensibilità, ha saputo interpretare e raccontare la propria terra, restituendone l’identità, la bellezza e l’anima, ben oltre i confini della nostra comunità. Ma oggi non voglio ricordare soltanto l’artista. Voglio ricordare Giovanni.
Giovanni appartiene alla mia storia personale e custodisce un posto speciale tra i ricordi più belli della mia infanzia. Amico caro dei miei genitori, è stato una presenza familiare, una figura che ho imparato a conoscere e ad apprezzare sin da piccola. Con il passare degli anni, quel legame, nato attraverso la mia famiglia, è diventato anche mio, trasformandosi in un rapporto di stima, affetto e autentica amicizia.
Ho avuto il privilegio di dialogare con lui, di condividere riflessioni e momenti in cui la cultura non era semplicemente materia di conversazione, ma una chiave attraverso cui leggere il mondo, interpretare il presente e riconoscere il valore delle proprie radici. Da assessore alla Cultura ho sempre riconosciuto in Giovanni una risorsa preziosa per la nostra comunità, un artista capace di arricchire il patrimonio culturale e umano della nostra terra.
Ma del Maestro Giovanni Spiniello porterò con me la dolcezza, la delicatezza dei modi, la gentilezza mai ostentata e quella sensibilità sottile che traspariva dalle parole, dai gesti e dal suo modo di stare accanto agli altri. Aveva una capacità rara: quella di rendere prezioso anche un incontro semplice, lasciando sempre qualcosa di bello in chi gli era vicino.
Credo che gli artisti, in fondo, trovino un modo speciale per restare. Restano nelle loro opere, nei luoghi ai quali hanno saputo dare una nuova voce, nelle emozioni che hanno suscitato e nella memoria di chi ha avuto il privilegio di incontrarli. Giovanni resterà così. Nella sua arte, nella storia di Grottolella, nell’identità dell’Irpinia e nel ricordo di quanti hanno incrociato il suo cammino. Caro Giovanni, porterò con me le nostre chiacchierate, la tua sensibilità e quella passione sincera che sapevi mettere in ogni cosa».
«Ogni inizio anno – scrive lo storico Gianni Marino – ero solito far visita al Maestro Giovanni Spiniello nel suo studio d’artista in Piazza Duomo ad Avellino. Una ricorrenza diventata abituale per un affettuoso scambio di auguri e un generoso arrivederci all’anno dopo. Tale incontro, in verità, si è ripetuto fino a qualche anno fa, cioè da quando ebbi modo di conoscere e apprezzare la sua arte. Giovanni trasformava i sogni in pittura, liberandoci dagli incubi quotidiani. Una pittura, la sua, non solo gioiosa, ma levatrice del “bello” che ci portiamo dentro. E ogni volta, il Maestro, a fine conversazione, velocemente disegnava su un foglio un mio ritratto-caricatura, con una frase scritta che riassumeva la nostra conversazione. Nel 2016, in previsione del 2017, anno dedicato a Francesco De Sanctis, rimanemmo a lungo a discutere di un famoso passo del Viaggio Elettorale. Quello in cui, osservando il fumo del sigaro che stava fumando, De Sanctis scrive: «Ecco qui il mistero delle cose. Il sigaro fumato non esiste più, ciò che esiste è il fumo che non formerà nuove combinazioni, nuove esistenze. Ed io che sarò? Un sigaro fumato. Bella consolazione! Niente muore, tutto si trasforma. Una gran frase, sicuro, per farci ingoiare la pillola. E la pillola è che l’individuo muore e non torna più. Dite a quel fumo che si rifaccia sigaro…».Sulla caricatura Giovanni scrisse, sorridendo, del sigaro fumato. Solo un artista come lui era capace di trasformare il fumo in sigaro.»
Era lui stesso a sottolineare nelle interviste come la sua arte nascesse sempre dal sogno di un mondo migliore e dalla speranza che, attraverso la condivisione, questo mondo diventasse sempre più reale, come sottolinea Michela Mancusi dello Zia Lidia:
«È questo il periodo dell’anno in cui cominciava il nostro scambio. Parole, incontri, telefonate. Il mare di Pisciotta, i paesaggi, le strade, le persone, le presenze e le assenze: tutto entrava a far parte di un mondo che lui sapeva raccontare e restituire attraverso l’arte, mentre io provavo a farlo attraverso il cinema e la rassegna dello ZiaLidiaSocialClub.
Era un dialogo che, anno dopo anno, prendeva forma e trovava in lui la propria musica, il proprio respiro, una direzione, una poesia. Con Giovanni quell’idea diventava qualcosa di più: un sentire comune, un orizzonte di visioni, un luogo di incontro e di riconoscimento, capace di accompagnare un intero anno di appuntamenti, di film, di pensieri e di relazioni.
Il Manifesto di Spiniello era il primo atto di tutto questo. Non soltanto un segno artistico, ma un atto politico, nel senso più autentico e necessario della parola: un gesto di appartenenza, di condivisione, di chiamata a raccolta. Un modo per tenere insieme tutti i nipotini dello ZiaLidiaSocialClub e quanti, nel tempo, avrebbero riconosciuto e fatto propria quella visione.
Non so come potrà essere adesso. Non so quale musica accompagnerà i prossimi incontri, né quale respiro saprà attraversarli. So che qualcosa è cambiato per sempre e che la sua assenza abiterà ogni nuova edizione.
Ma so anche che Giovanni continuerà a esserci. Nelle parole, nelle immagini, nelle idee che ci ha lasciato e in quella capacità rara di trasformare l’arte in un gesto di comunità. Sarà sempre Giovanni, il Maestro. E il Manifesto dello ZiaLidiaSocialClub continuerà a essere, anche attraverso di lui, una dichiarazione d’amore, di libertà e di appartenenza».
Commossa la storica Maria Grazia Cataldi «Un altro caro amico che se ne va, un artista straordinario che nei suoi dipinti sapeva trasmettere tutta la propria sensibilità e una visione onirica della realtà. Non dimenticherò mai la sua affettuosa vicinanza nel periodo in cui mi sono occupata del Teatro Gesualdo, che pure conserva i suoi meravigliosi affreschi. A ricordarmelo sempre sarà, su una parete del mio studio di casa, un suo prezioso quadretto, consegnatomi come Presidente del Gesualdo per l’evento “Notti di Cinema” del 2008, nel quale vedo racchiuso tutto il suo mondo artistico e la sua personalità di uomo. Ciao, caro Giovanni».
Giuseppe Silvestri, presidente provinciale Unpli, ne ricorda l’amore per l’arte, per la vita, per la pace e per l’umanità: «Un esempio è rappresentato dalla bellissima installazione realizzata in occasione di Avellino Natale 2018, a cura dell’Unpli Avellino, presso la Camera di Commercio e piazza Duomo, sempre nel segno dell’amore».
L’artista Felice Nittolo parla di «Un artista vero! Sensibile e generoso ha cercato la verità e la bellezza nell’arte contemporanea!»
A rendergli omaggio anche l’ex sindaco di Avellino Laura Nargi «Ci sono persone che ci insegnano a guardare il mondo con occhi diversi. Giovanni, per me, era una di queste. Un grande artista, un patrimonio della nostra Irpinia, un uomo come pochi. Ho avuto il privilegio di conoscere la sua sensibilità, la sua profondità e di essergli amica. Abbiamo condiviso diverse mostre, tra cui “La Terra è stanca”. «La terra è stanca, circondata dall’indifferenza», diceva. In quelle parole c’era il senso della sua arte: richiamarci alla cura, scuotere le coscienze, ricordarci la responsabilità verso la natura e verso gli altri. Sapeva riconoscere le ferite del mondo senza smettere di cercarne la bellezza. Amava insegnare ai bambini, condividere il colore, la fantasia, la gioia di creare. Anche in questo si esprimeva la sua generosità. Oggi riaffiorano soprattutto le nostre chiacchierate nel suo laboratorio, il suo rifugio. Mi aveva aperto le porte della sua casa e reso partecipe anche della sua vita privata. Custodirò con tenerezza quella fiducia, quei momenti semplici nei quali ho conosciuto tutta la sua umanità.».
I funerali si terranno il 3 novembre, alle 14,30, muovendo dalla Casa Funeraria Irpina di Torrette di Mercogliano e proseguiranno per la chiesa madre di Grottolella dove, alle 15, ci sarà la funzione religiosa. Ai figli Mariangela e Virginiano e ai familiari tutti giunga l’abbraccio del direttore Gianni Festa e della redazione del Corriere dell’Irpinia.



