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“Io, vittima di usura, lasciato solo”. La denuncia di un uomo che lotta contro la burocrazia

Di burocrazia si può anche morire. Quando poi la propria vita viene stravolta dall’usura, allora tutto assume i contorni del dramma. Il protagonista di questa storia è di un comune in Alta Irpinia, ha poco più di quarant’anni: da imprenditore nel settore alimentare, un’attività apprezzata e ben avviata, oggi fa molta fatica ad andare avanti, anche perché quell’attività non la conduce più. E’ una delle tantissime vittime di usura, che purtroppo popolano l’Irpinia. Vittima accertata, con sentenza del tribunale di Avellino, dicembre 2018.

Da allora sta lottando per avere quello che gli spetta, in termini di soldi che lo Stato garantisce. Il suo è un caso acclarato, eppure fa fatica a farsi ascoltare, e soprattutto a ricevere quanto gli spetta di diritto. Le procedure si sono messe in moto già nel 2013, quando il tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi e poi la Prefettura avevano dato esito positivo alla sua istanza. Quest’uomo fa parte di quella schiera di persone che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. Lo Stato spinge perché ciò accada, e in cambio riconosce un risarcimento per il danno subito. Così è stato per lui: tutti i movimenti bancari, i conti correnti, le verifiche fino al Tribunale, hanno provato che si trattava di usura, ma dal 2013 a dicembre scorso le pratiche hanno avuto bisogno di ulteriori approfondimenti. In più, la prima sentenza era presso il tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, con l’accorpamento a quello di Avellino si è partiti daccapo. La sentenza dello scorso dicembre ha sgombrato ogni dubbio.

Da allora ad oggi, il giovane non ha visto un euro, eppure ne ha passate tante, e in grande solitudine, aiutato in questi difficilissimi momenti solo dalla famiglia e dall’associazione irpina Sos Impresa presieduta da Domenico Capossela. Quando si parla con lui, ci si trova davanti ad un uomo di grande umanità e disponibilità, e di buone maniere. La tragedia più grande della sua vita, quando, dopo essersi realizzato con la sua bella famiglia, ha perso la moglie, ammalata di Sla: per curarla, si è rivolto alle strutture sanitarie americane, ed ha sopportato spese altissime. Ma non c’è stato nulla da fare. Ha fatto di tutto per crescere i suoi quattro figli, aiutato dai suoi più stretti familiari. Per contenere le spese sanitare, ha avuto in prestito 150mila euro. Ne ha dovuti restituire, con il tempo, oltre un milione. Uscire da questo secondo dramma, mentre ancora piange la perdita della moglie, non può essere cosa facile. E poi non vedere muovere le pratiche, per far crescere i figli, per assicurare loro tutto quanto necessario per il domani, è un altro dolore. «Ho avuto il coraggio di denunciare, ho lottato, ma dov’è lo Stato? Perché mi lascia solo? – si sfoga – Il mio vuole essere un incitamento, e lo chiedo tramite voi del Quotidiano del Sud, perché gli uffici della Prefettura velocizzino le pratiche. Non capisco quanto ancora devo aspettare, quanto ancora devo penare?».

Si fa forza perché la sua forza sono i suoi ragazzi, che ama più di se stesso. In questi anni ha cercato lavoro, dopo aver perso tutto quello che aveva, dopo i sequestri delle proprietà e i pignoramenti. Da imprenditore, ha fatto i lavori più umili. Ma la malasorte lo ha colpito anche nel fisico, quando ha dovuto sottoporsi a dialisi. Che cosa dire di più? Aspettando, speriamo non troppo, che dalla Prefettura partano le procedure al più presto verso Roma, e che lo Stato non sia più patrigno nei confronti di un cittadino modello come lui. Noi gli auguriamo buona fortuna. Se la merita tutta quanta.

Di Ivana Picariello, pubblicato su “Il Quotidiano del Sud” (09/06/2019).

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