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“Cade, non cade, deve cadere, comunque cadrà”. Da tempo è questo il tormentone, che si sente in giro, risalta e aleggia nelle cronache politiche e nei commenti sulla sorte del governo.
Nonostante, però, oggettive ragioni per ritenerlo fondato, il governo Conte resta ancora in piedi. Si definisca, come si vuole, nelle sue varie ironiche parodie, “Spelacchio” perché fiacco , “Vivacchio” perchè galleggia , non ancora però “Sparacchio ”: da “tutti a casa”. Anzi, alla luce di recenti turbolenze e di successive schiarite, da tipico clima grillino, viene da dire “tropicale”, si potrebbe assimilare benissimo alla proverbiale “teoria del calabrone”, che, a sentire gli etologi, non potrebbe volare per una inconsistente apertura alare ma alla fine vola. Cosa non quadra nel “tormentone odierno”, causa di una conflittualità permanente ? Da una parte la permanente accusa di incapacità e di inadeguatezza a un governo di contraddittorio, e quindi privo di credibilità. Dall’altra il fondamentalismo interno di chi pensa si possa cambiare il Paese ricorrendo a dubbie scorciatoie anche simboliche – dai “cin cin” dai balconi istituzionali al minaccioso varo di mini-bot- con scelte di rottura, definibili poi di cambiamento. Bisognose d’altro per realizzarlo, cioè di “grandi riforme”, impossibili fare da soli . Mentre sino a qualche giorno fa sembrava questo il “guado”, in cui si sarebbe impantanata e esaurita la legislatura, tra strappi e richiami all’ortodossia, ora Conte può segnare un nuovo, sorprendente inizio. Il suo è stato un “crescendo” di atti mirati, molto meditati. Giorni fa con la energica ramanzina ai due vice premier e ieri con un altro monito ultimatum a non disturbare il manovratore, cioè lui, e a non mettersi contro l’Europa un riferimento indispensabile. La sua mossa spiazza tutti, perché può dare nuovo impulso a un governo “morente”, dove ciascuno ha cercato e cerca di passare all’altro il cerino del definitivo esaurimento. Spiazza Salvini in maniera netta, costringendolo a dover fare buon viso a cattivo gioco, a limitare ogni pretesa, se non vuole essere lui a passare come il sabotatore del “con – tratto”. Mette in difficoltà l’op – posizione, costretta ad apprezzare la “svolta europeista” del premier e soprattutto salva Di Maio Calimero . Se il governo riuscirà a ripartire come vuole Conte con moderazione , non potrà per nessun ragione essere etichettato come un “monocolore Salvini”, con i Cinquestelle definitivamente destinati ad essere prosciugati dalla “bolla leghista”. Alla fine potrà far felice anche il Colle, in questi ultimi mesi non certo tranquillizzato per una montagna di grattacapi, l’esito del voto europeo e la irrequietezza di Salvini , deciso a capitalizzare un risultato clamoroso, senza però darlo a vedere. In un periodo, come questo, in cui si è evocato un’ancora di salvezza, attraverso l’auspicabile ritorno a un centrismo degasperiano, che guarda a sinistra, Conte si può dire che a riguardo stia tentando di aprire un grande “corridoio europeo” . Ciò potrà stupire, ma non troppo riflettendo sulla sua storia personale e formativa . Giova ricordare oggi che, in uno dei primi viaggi da premier in Puglia, nelle terre native, in occasione della Fiera del Levante, Conte disse che “aveva molta nostalgia degli anni Cinquanta, di stagioni operose”, di cui aveva sentito parlare molto bene dal padre segretario comunale, che gettarono le basi del miracolo economico sotto l’egida di “governi centristi”. Sarà una nostra interpretazione, ma si ha la sensazione che il nuovo, deciso attivismo del premier- (il cui peso elettorale è valutato intorno al 13%, facilmente superabile) potrebbe essere l’indizio di un disegno in direzione di quest’area, sempre attrattiva, qualora si dovesse chiudere anzitempo la Legislatura. Il governo “vivacchio”? Ora è da bene, bravo, bis!

di Aldo De Francesco

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