“Le aree interne non rappresentano territori marginali ma parte integrante della identità del paese. Eppure manca in Parlamento chi si faccia interprete delle esigenze di queste comunità”. Lo sottolinea con forza Giuseppe Luongo, presidente del Movimento Aree Interne, nel presentare la nuova formazione al Circolo della Stampa, nel corso di una conferenza stampa, moderata da Tiziana Urciuoli. “La sfida – spiega Luongo – è quella di costruire uno spazio pubblico, aperto al confronto con differenti forze politiche, con la società civile e con chi possiede competenze specifiche sul tema, così da elaborare un programma per la difesa delle aree interne da proporre ai partiti che parteciperanno alla competizione elettorale”. Chiarisce che “la nostra è un’associazione territoriale e trasversale, ecco perchè non rientra tra le nostre priorità quella di partecipare attivamente alla campagna elettorale con una nostra lista. Tuttavia, se qualcuno ritenesse il nostro contributo meritevole di essere rappresentato attraverso delle candidature, non ci tirerremmo indietro”.
Una sfida concretizzatasi in una piattaforma, www.movimentoareeinterne.it, che riunisce una serie di punti programmatici da sviluppare insieme a studiosi del tema a livello nazionale. Sarà uno spazio che consentirà a chi vorrà di unirsi alla nostra battaglia per i territori”. Ribadisce come “la possibilità di rimanere nei propri territori dovrebbe essere un diritto riconosciuto a livello costituzionale e garantito da norme concrete, affinchè la scelta di andare via sia un’opzione personale e non un obbligo. Partiamo da questo principio, il diritto di restare e proveremo a capire come tradurlo in azioni concrete”. E sul dibattito sulle aree interne scaturito dal manifesto di Franco Arminio “Da tempo portiamo avanti un confronto con Franco Arminio attraverso costanti scambi di messaggi e riteniamo che i suoi contributi siano estremamente concreti. A volte possono apparire romantici a chi è abituato a ragionare unicamente in termini di sistema, ma, come qualcuno ci ha insegnato in passato, per avere delle grandi visioni bisogna anche saper sognare. Credo che possano rappresentare un punto di partenza”. Spiega come “i paesi rappresentano il 70% del territorio nazionale ma vanno governati, molti si arrogano questo diritto ma fino ad oggi in pochissimi lo hanno fatto. Di qui l’idea di definire una serie di proposte per il rilancio delle aree interne. La strategia Snai è stata utile ma ha rivelato delle criticità, a partire dalle tante opere programmate e non realizzate. E’ chiaro che non esiste la bacchetta magica, ci vogliono misure come quella della fiscalità compensativa, degli incentivi che possano incoraggiare giovani e meno giovani a restare, garantendo la qualità dei servizi, penso innanzitutto alla sanità”.
A porre l’accento sull’emergenza lavoro Mimmo Giugliano “E’ chiaro che non si può non partire dalla priorità rappresentata dal lavoro, a patto che non sia sottopagato e precario, sfruttando gli strumenti offerti dalla digitalizzazione. Diventa fondamentale coinvolgere istituzioni e cittadini per formare massa critica”. E’ quindi Michele Carluccio a porre l’accento sull’abbandono che caratterizza i piccoli comuni “Tante sono le case che restano vuote nei paesi o che finiscono con l’essere vendute dai loro stessi proprietari. Mentre sarebbe utile metterli a disposizione di chi vive all’estero e voglia tornare in Irpinia, come è accaduto con una famiglia originaria di Conza, che è riuscita a tornare grazie a una colletta promossa dalla comunità altirpina. Siamo convinti che sia questa la prospettiva su cui lavorare quando si parla di turismo delle radici”. La parola d’ordine è ancora una volta servizi, “Pensiamo innanzitutto ai trasporti. Una ferrovia come l’Avellino Rocchetta è stata fondamentale per lo sviluppo dell’Irpinia e può continuare a svolgere una funzione cruciale. Altro nodo è quello legato al numero degli abitanti, gli investimenti non possono essere definiti sulla base del numero degli abitanti, altrimenti non ci creeranno mai le condizioni per garantire a chi vuole la possibilità di restare. Certo, qualche passo in avanti è stato fatto col progetto pilota ma non può bastare”.
A sottolineare la necessità di superare la logica dei numeri anche Gennaro Lepore e Gerardo Nappa “Dobbiamo evitare che si inneschi un circolo vizioso da cui non riusciremo mai a uscire con lo spopolamento che rischia di determinare una crescente sottrazione dei servizi. Bisogna puntare, oggi più che mai, su una strategia infrastrutturale, che colleghi trasporti, sicurezza, scuola, sanità e servizi pubblici, garantendo accessibilità. Solo così potremo rendere possibile una nuova crescita dei territori”. A portare il suo contributo alla riflessione il sindaco di Summonte Ivo Capone “Abbiamo la fortuna di essere parte della rete dei Borghi più belli. Siamo convinti che questa formazione possa offrire una cabina di regia in fatto di politiche di rilancio dei territori”. Il delegato alla cultura Franco Di Cecilia ribadisce come “Non partiamo da zero, abbiamo avuto in alcune stagioni anche una classe dirigente illuminata. La sfida a cui siamo chiamati è quella di ricostruire il tessuto sociale, culturale ed economico perchè sia in grado di trattenere i giovani, di metterci al passo con le altre province, a partire dalla realizzazione di infrastrutture come la Lioni Grotta che attendono ancora di essere completate”. A sottolineare la piena attenzione al progetto da parte del Comune di Avellino il consigliere comunale 5Stelle Agostino De Rosa “E’ chiaro che la crisi delle aree interne è il segno del fallimento del modello economico liberista, di qui l’importanza di immaginare uno sviluppo economico alternativo che trovi il proprio cuore pulsante nei paesi”. Un confronto che ha visto la presenza in sala, tra gli altri, di rappresentanti dei diversi settori della società, Giuseppe Saviano, delegato provinciale Coni, Angelo Marciano, esperto di tematiche ambientali, Teobaldo Acone di Movimento Città del Vino, Giuseppe Vetrano, esponente socialista.



