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Dare nuova linfa ai paesi altirpini

Spopolamento, decremento demografico, desertificazione… si sprecano i termini per declinare quella che si è imposta come l’emergenza primaria, la forte quanto inarrestabile ripresa del flusso migratorio, l’esodo forzato verso il Nord e anche l’Estero, che soltanto negli ultimi anni ha visto la partenza di oltre diecimila irpini, fenomeno in ascesa, per gran parte concentrato in Alta Irpinia. Un dibattito aperto, che rapporti e statistiche continuano a stimolare attraverso il supporto di dati e cifre, restituendo uno scenario critico che dovrebbe far riflettere e che richiede, d’urgenza, l’intervento di chi ha responsabilità di governo per tamponare l’emorragia migratoria in corso. Rapido crescente decremento demografico e inevitabile invecchiamento della popolazione sono le due facce di una questione soverchiante, prioritaria nell’agenda politica di chi governa il territorio. Ma se gli ultimi dati diffusi presentano un quadro allarmante, non sembra registrarsi una reazione altrettanto preoccupata da parte della classe politica locale che offre l’ennesima riprova di un’assenza di connessione con il tessuto sociale del territorio, non affrontando le criticità che sono sotto gli occhi di tutti. Alla politica ci si rivolge chiedendo di dare risposte immediate ai problemi, e viene da domandarsi se questa classe politica, nello specifico della nostra realtà territoriale, sia in grado di elaborare e fornire soluzioni adeguate, organiche ai problemi, o per lo più si riveli impreparata e addirittura inadeguata rispetto alla funzione che è chiamata a svolgere. Un interrogativo che chiama in causa direttamente, in modo esplicito, il livello del nostro personale politico. Al di là della consueta levata di scudi quando si tratta di fare la difesa d’ufficio del territorio, gli amministratori locali diano contezza dei loro programmi e del loro essere guida dei processi che riguardano da vicino la vita delle comunità che amministrano, attraverso progetti concreti per frenare l’inesorabile spopolamento/desertificazione umana di cui è vittima questa parte di Sud. Contrariamente, se la popolazione irpina continuerà ad essere erosa dalla cosiddetta “emigrazione di ritorno”, difficilmente si preserveranno servizi pubblici essenziali, correndo seriamente il paventato rischio di diventare “area di servizio” della Area metropolitana. La costituzione di un osservatorio territoriale sull’emigrazione, che abbia primariamente il compito di monitorare periodicamente l’andamento del flusso migratorio, potrebbe essere un primo indicativo passo. Gli enti locali, ponendosi come governo del territorio, lancino un segnale nuovo, in forte controtendenza rispetto al passato, invece di promuovere sagre e feste di paese, come è stato imperante costume fino ad ora, e si preoccupino dei problemi del territorio che ne stanno facendo un’area alquanto marginale nella geografia politica di un Meridione già depresso, abbandonato dai governi nazionali con un baricentro tutto spostato a Nord. L’Alta Irpinia per continuare a sopravvivere avrebbe bisogno di una “rigenerazione”, intendo dire che i centri ricostruiti dopo il sisma dell’Ottanta devono essere rivitalizzati per riconquistarsi un’anima, perché oggi sono vuoti, sembrano paesi-fantasma, svuotati dall’emigrazione passata e “di ritorno”. Le amministrazioni locali devono porsi l’obiettivo prioritario di ripopolare questi paesi, attingendo a quel serbatoio di migranti che nel Sud è sensibilmente cresciuto negli ultimi anni, attraverso progetti mirati che puntino a ringiovanire un territorio a rischio di estinzione, ad esempio stringendo accordi e avviando progetti di gemellaggio con Paesi a forte flusso migratorio, promuovendo l’accoglienza, con incentivi e condizioni vantaggiose di permanenza. Un’appetibilità che necessariamente dovranno acquisire delle comunità ridotte, in taluni casi, a contare una popolazione emigrante più numerosa rispetto a quella residente. Da terra di emigrazione a terra d’immigrazione, capovolgendo il corso della storia, cogliendo l’opportunità di cambiamenti epocali per salvare contemporaneamente i destini di storie che si incrociano. D’altra parte, storicamente, da sempre la contaminazione e la mobilità tra popoli è stata inesauribile fonte di nuova vitalità e di creazione di nuove mescolanze etniche.

di Emilio De Lorenzo

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