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Una rivoluzione civile contro il populismo

Il grigiore dell’asfissiante e continua campagna elettorale di Salvini – rivolta alla pancia di un popolo smarrito e ansioso di approdare ad una sponda sicura – ha subito una significativa battuta di arresto dall’epifenomeno delle Sardine. Epifenomeno di un processo intrusivo – nelle coscienze di giovani, donne e anziani – che non si è manifestato attraverso i partiti tradizionali e che l’attuale crisi grillina ne ha accellerato la tensione. Epifenomeno diffuso che in pochi giorni sta investendo non poche piazze italiane a dimostrazione che le nuove generazioni sono capaci di essere portatrici di un pensiero che s’incarna comunque nella migliore storia italiana degli ultimi 70 anni: non è stato casuale che a Reggio Emilia sul palco mobile di un furgoncino è stato dato il microfono ad Adelmo Cervi, 76enne figlio di Aldo, uno dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti nel dicembre del 1943. Erano partigiani e i giovani delle “sardine” ne hanno colto la storia e il messaggio della Resistenza: finalmente un forte e chiaro segnale di riannodare il filo della memoria della nostre comunità nazionale. Questo nuovo respiro di cittadinanza attiva e responsabile va apprezzato, anche se i contenuti e le prospettive sono ancora da delineare. Un dato è certo ed è costituito dal segno forte, visivamente significativo di presentarsi sulle piazze volutamente stretti, autocostipati come le sardine in scatola, per dimostrare che al loro interno è prepotentemente avvertito il «senso» della comunità. È questo il dato che, tra i tanti sforzi interpretativi, amo ravvisare nell’epifenomeno delle sardine: riscoprire e proporre concretamente – non con lo stantio e odioso linguaggio politichese – una immagine fortemente connessa di una comunità in cammino, sulle piazze, nelle agorà del sentire civile e sociale, riscoprire gli antichi luoghi del diaologo comunitario, ma anche delle decisioni per assicurare a tutti, notabili e ai senza voce, diritto di cittadinanza e protagonismo civile, sociale e politico. Questa utopia che – proprio per merito delle sardine – non è più tale, ma è speranza che il sonno dell’indifferenza è svanito e il mattino di un nuovo risveglio umano e comunitario rischiara l’orizzonte opaco dove il sovranismo e l’odio hanno tentato l’accaparramento del potere e la cancellazione egoistica della nostra luminosa storia italiana, a partire dal Rinascimento, dal Risorgimento e dalla scrittura della più significativa costituzione del mondo. Sbagliano, non in buona fede, coloro che parlano di movimento “apolitico” scambiando grossolanamente il termine con “apartitico”. Sommessamente ritengo che, positivamente, le sardine hanno scelto l’agone del civile, del sociale e del politico, per non impaludarsi nelle sabbie mobili dell’attuale partitocrazia italiana. La nuova comunità va costruita su basi valoriali, poste a fondamento del vivere civile con una nuova e autentica visione culturale capace di delineare un percorso progettuale senza egoismi personali o di gruppo, affrontando le sfide della comunicazione, dell’uguaglianza, dell’ecologia, del lavoro come primario momento di crescita della persona e delle famiglie. È auspicabile che l’epifenomeno dele sardine cresca, delinei con puntualità e rigore, la sua fisionomia di un movimento politico capace di scongiurare il pericolo del neo-liberismo delle élite finanziarie occidentali, degli interessi egoistici di pochi e dal pernicioso sovranismo salviniano. È auspicabile, altresì, che il populismo di Salvini, ceda il passo ad una rivoluzione civile e spirituale che generi una comunità di persone con forti legami comunitari nel cui interno le esigenze dei singoli diventano esigenze di tutti e il senso dell’appartenenza diventi connettivo valoriale inclusivo e non razzista. Auspico, ancora, che il 52% di cattolici o sedicenti tali che diserta le urne, riscopra le ragioni profonde di una testimonianza di fede che è anche partecipazione attiva e responsabile per la costruzione del bene comune.

di Gerardo Salvatore

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