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Ciò che resta della memoria, la Shoah vista dai ragazzi

AVELLINO – “L’idea era quella di una mostra che raccontasse la Shoa dal punto di vista dei ragazzi”. A sottolinearlo la professoressa Gabriella Sementa, docente di lingua tedesca e presidente dell’Acit, nell’illustrare la mostra fotografica “Ciò che resta nella memoria” in programma dal 27 gennaio al 3 febbraio al Carcere Borbonico di Avellino, promossa dall’Acit-Associazione Italo tedesca e dal liceo scientifico Mancini, guidato dalla dirigente Paola Gianfelice in collaborazione con la Società filosofica. “Si tratta di foto – spiega Sementa – realizzate dai ragazzi della classe quarta sezione A del liceo scientifico Mancini nel corso di un soggiorno in Baviera. Le foto ricostruiscono l’area dei raduni del partito nazionalsocialista dove si tenevano tutte le manifestazioni propagandistiche circondate da imponenti elementi scenografici progettati dall’architetto Albert Speer. Quindi lo sguardo si sofferma sul campo di concentramento di Dachau, dove morì il nostro Palatucci, il primo campo di concentramento nazista, aperto il 22 marzo 1933 su iniziativa di Heinrich Himmler, dalle baracche ai bagni comuni fino alle docce e ai forni crematori. Ad accomunare le immagini è il tentativo di raccontare ciò che diventa difficile esprimere a parole, con l’obiettivo di smuovere le coscienze. Non ci interessava che le foto fossero perfette da un punto di vista tecnico ma che trasmettessero il loro modo di relazionarsi all’olocausto. Sono stati i ragazzi a scegliere i soggetti delle foto, a decidere su cosa fissare il loro sguardo. Volevamo fortemente che fossero loro i protagonisti della mostra, che quelle foto trasmettessero le loro emozioni di fronte a una tragedia così grande. Saranno, poi, due storici d’eccezione ad aiutarci a ricostruire l’universo concentrazionario in occasione dell’inaugurazione della mostra. Oggi diventa sempre più difficile mantenere viva la memoria, una memoria che non può non partire da uno sguardo fortemente emozionale. Memoria che diventa anche strumento per educare al rispetto dell’altro”. A curare l’allestimento la giovane fotografa e architetto Alessia Gaeta, ex studentessa del liceo Mancini. La mostra sarà inaugurata il 27 gennaio, alle 10.30. Relazioneranno il professore Andrea D’onofrio, presidente Siscalt, docente di storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli e l’ingegnere Ermanno Bizzarri del Diarc, dipartimento di architettura della Federico II. Un confronto a tutto campo sull’universo dei campi di concentramento e sui luoghi del nazionalsocialismo. L’iniziativa è promossa con il patrocinio della Provincia.

E sarà ancora il Carcere Borbonico ad ospitare il 25 gennaio, alle 17, “Diari e testimonianze le voci di dentro” promossa da Il Bucaneve in collaborazione con la Provincia. “La scelta – spiega Maria Ronca – è quella di dare voce al passato, a chi ha vissuto la guerra, a diari e testimonianze sepolte dai ricordi. Poichè non è tempo di tacere. Di qui l’idea di un reading poetico, a cui si affiancheranno tele parlanti, foto d’archivio, voci del passato”. A chiamare alla riflessione sul Giorno della memoria tra antisemistimo e razzismo crescente, anche l’Anpi e la Cgil con un confronto in programma il 27 gennaio, alle 17, al Circolo della stampa. Interverranno Michele de Prisco, esperto di cultura ebraica, Maryam Rosanna Sirignano della Federazione Islamica Campania, Giovanni Sarubbi di Dialoghi per il futuro, Rodolfo De Rosa, partigiano, Giovanni Capobianco, presidente Api provinciale e Anna De Luca, segretaria Cdlt Cgil Avellino. Presiederà il dibattito Carla Eleonora Ciccone della segreteria provinciale Spi Cgil Avellino.

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