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Una settimana fa, martedi’13, i vescovi della Metropolia di Benevento hanno incontrato il Premier Conte per riproporre la necessita’ di interventi a sostegno della rinascita delle zone interne. I media hanno salutato con favore l’iniziativa come una nuova tappa del cammino unitario dei vescovi irpinosanniti. Nel clima comunicativo incandescente per la seconda fase della pandemia del Covid-19 questa iniziativa rischia di rivelarsi come un momento, certamente significativo, ma prevalentemente rappresentato dagli addetti ai lavori se non verra’ coinvolto il “popolo di Dio” che vive quotidianamente le emergenze delle zone interessate. Credo che ci sia unanime convincimento sulla necessita’ che ogni azione riformatrice, vera mente tale, ha bisogno di un corale risveglio dal basso, nella coscienza popolare e cristiana della nostra gente del sud, per approdare ad un concreto risultato di rinascita civile e sociale, atteso da decenni. Gente del sud, da decenni sofferente ed emarginata, attualmente anche dissanguata dalle energie giovanili migliori. Gente che gia’ vive la solitudine di agglomerati urbani senza anima, dove la solitudine viene avvertita come il peggiore dei mali. Gente che non crede piu’ ai politici di turno che, dopo aver carpito il voto con facili promesse, sono scomparsi dalla scena della reale vita comunitaria. Il risveglio dei vescovi del sud viene, frattanto accolto con fiducioso interesse, dopo decenni di scarso impegno- salvo qualche rarissima eccezione- per il concreto recepimento del magistero sociale della Chiesa con la conseguente concretizzazione di iniziative, almeno formative, per l’impegno sociale e politico del laicato cattolico lasciato in libera uscita nell’arido agone politico senza pensiero e senza la minimale coerenza con i postulati della dottrina sociale della Chiesa. A riprova delle conseguenze deleterie di tali omissioni si rivela non casuale che a fare da sentinella-riprendendo l’avvertenza al popolo del profeta Isaia- sono attualmente solo i Vescovi e non i rappresentanti eletti nei vari livelli istituzionali a cui compete programmare, sostenere e realizzare interventi concreti e puntuali per la rinascita integrale delle nostre comunita’ in crisi..E non poteva essere diversamente se l’attuale classe politica, anche per essa fatta salva qualche doverosa eccezione, si rivela inadeguata a risolvere i gravi problemi delineati, a causa della mancanza dell’humus fecondo della formazione e della credibile selezione e non gia’ dagli squallidi percorsi del clientelismo, della demagogia e dell’ annosa strumentalizazzione del voto con facili promesse mai mantenute. Quando parlo di una rinascita integrale penso alla riscoperta di una partecipazione civile attiva e responsabile all’interno delle nostre comunita’. Penso ad un cammino di serena e puntuale mobilitazione dei nostri vescovi, dei nostri parroci, delle forze sociali e associative presenti sui territori interessati. Voglio auspicare che la “pastorale dei ponti” evocata da nostri vescovi sia supportata da iniziative territoriali e capillari con il ”popolo di Dio” per porsi in cammino, popolo di Dio che ha bisogno di capire, di interiorizzare la necessita’ di uno sforzo comune, dopo decenni di parole vuote. Come laico, aspirante cristiano, da sempre impegnato, con non poca solitudine,sulla frontiera delle emergenze sociali, credo che questo sia l’itinerario da percorrere insieme: vescovi, presbiteri, laici portatori di pensiero, imprenditori, rappresentanti eletti nei vari livelli istituzionali, famiglie, giovani, anziani e donne coraggiose disponbili. Insieme per costruire una nuova polifonia sociale, con i tempi necessari per rivelarsi “sentinelle dell’aurora” di cui parla il profeta Isaia. Solo cosi la “mezzanotte del Mezzogiorno” puo’ essere rischiarata dal sole , dal nostro sole che ci appartiene ancora perche’ non ci puo’ essere rubato in quanto le leggi del cosmo non sono negoziabili.

di Gerardo Salvatore

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