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Nell’ anno, che stiamo vivendo ricorre il centesimo anniversario della nascita di Fiorentino Sullo. Le premesse e le promesse erano quelle di una rivisitazione della sua attività di statista con studi, analisi, seminari, scritti che ne rivalutassero la politica e, soprattutto, il contributo essenziale dato all’Irpinia, per la ricostruzione e la sua rinascita economica e culturale. Che si ponesse finalmente termine al suo ostracismo che dura da cinquant’anni, esattamente dal congresso provinciale del 31 marzi 1969 nel quale De Mita e tutti i “gioielli”, che Sullo aveva allevato e che costituivano la nuova classe politica, ne decretarono la morte politica, con un’azine di parricidio politico che non ha uguali nella storia repubblicana. Da allora l’ordine fu di non parlare più del “ras” e che di lui dovessero scomparire tutte le tracce e persino la figura fisica. Il vecchio leone trasferì la sua residenza a Salerno e con Avellino e i suoi nuovi “padroni” la rottura fu definitiva. Tutti saltarono sul carro dei vincitori e in Irpinia di Sullo non fu più conveniente parlarne. Con la sola eccezione del Direttore di questo Giornale, Gianni Festa, e dei suoi collaboratori che da anni ne tengono desto il ricordo, cercando di rompere il muro di omertà della nuova classe politica, il silenzio di coloro che furono i protagonisti della vicenda, la rassegnazione, e l’assuefazione della folla, il disinteresse della cultura e la poca conoscenza di tanti.

Sarà stata anche colpa della pandemia ma di F. Sullo, della sua figura di statista, di quanto abbia fatto per l’Irpinia per tirarla fuori dal suo stato di emarginazione e di arretratezza, di come abbia trasformato una classe politica di giovani e ambiziosi che si sono fatti valere anche in Italia, si è detto e scritto poco. Qualche seminario, qualche convegno, le solite parole celebrative di circostanza, il silenzio ingombrante dei protagonisti, che non si sono mai sognati di fare una minima riflessione storica né – con la sola eccezione di Gerardo Bianco- hanno speso una parola anche se solo per spiegare e giustificare il defenestramento, in modo irreversibile e cinico, di un personaggio che aveva cambiato, da solo, i destini di una provincia contribuendo a farla rinascere sia materialmente che moralmente. Nessun pentimento, nessun senso di auto critica, nessuna parola di verità. L’ostracismo ancora continua e potrà essere solo la storia a riscrivere la verità quando le passioni umane avranno lasciato spazio alla razionalità.

Anche l’ultimo dei convegni organizzato dal “Centro studi F..Sullo”. di Castelvetere è stato un flop clamoroso. Il tema era “La partecipazione dei cattolici all’assemblea costituente” ed erano stati invitati a relazionare, Ciriaco De Mita, Angelino Alfano, il solito Gianfranco Rotondi con Gigi Marzullo avrebbe dovuto coordinare il dibattito stando al tema che era: “La partecipazione dei cattolici all’assemblea costituente”. Ma invitare Ciriaco De Mita a parlare di Sullo, rompendo un silenzio quarantennale, o il giovane Angelino Alfano che forse ne ha appena sentito parlane, è stato come arrampicarsi sugli specchi. Infatti di Sullo non si è parlato per niente. L’argomento trattato, invece, è stato il popolarismo e la creazione di un nuovo partito di cattolici popolari che si ponesse al centro dello schieramento politico, argomento – in questo momento- caro all’onorevole Rotondi da tempo alla ricerca di cosa farà da grande dopo la diaspora prima della DC ed ora di Forza Italia, trovando l’accordo con De Mita anche lui da tempo alla ricerca di un nuovo partito dei cattolici non bastando quanti già ce ne sono.

Ora ci sono le ferie, poi, a ottobre chissà! Questo giornale e il suo Direttore continueranno la loro battaglia solitarie e sarà la storia a scrivere, finalmente una parola di verità e definire vincitori e i vinti.

“Alla folla non devi badare, né quando è piccola né quando è grande perché come si aggrega così si disperde”, amava ripetere  F.Sullo al suo allievo G. Rotondi.

di Nino Lanzetta

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