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Draghi presiede un Governo di unità nazionale in una situazione di grave crisi sanitaria ed economica perché il Parlamento, dopo aver fatto cadere Conte, non è stato in grado di esprimere una maggioranza. Nell’impossibilità di uno scioglimento delle Camere Mattarella ha pensato bene di affidare il Governo a Mario Draghi – una risorsa della Repubblica e uomo delle Istituzioni- conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per la sua capacità e competenza. L’esperimento è riuscito e Draghi sta svolgendo il suo compito con competenza e dedizione. Ma Draghi non viene dalla politica. Di poche parole, cerca di districarsi tra partiti rissosi che pensano più a fare propaganda e proseliti politici che al bene collettivo. Senza trascurare, poi, che la sua maggioranza va dalla Lega al PD e ai 5Stelle, partiti antitetici e che sulle riforme la pensano in maniera diametralmente opposta.  Muoversi in questo ginepraio di interessi contrastanti non è facile, e quando, si passa a parlare di riforme i veti e i contro veti, le difese di interessi contrapposti toccano il diapason. l’Italia è il paese delle corporazioni, delle Lobby, dei privilegi e delle rendite di posizioni e alcune categorie sono intoccabili, persino quella dei taxisti che minaccia sfracelli, come si è visto in questi giorni per il DDL sulla concorrenza. Da noi le rendite di posizioni sembrano acquisite per usucapione e guai a metterci mano per cambiare. Le regole di mercato valgono sempre per gli altri. In questa situazione fare quelle riforme strutturali, (pensioni, fisco, sanità, ambiente, lavoro) che ci impone l’Europa per concederci i fondi del Recovery appare un’impresa titanica e anche Draghi rischia di non cavare un ragno dal buco specie ora che le elezioni si avvicinano.  Le vere riforme (quelle che cambiano veramente qualcosa) non sono mai neutre: penalizzano alcuni e favoriscono altri; tolgono privilegi e accrescono diritti (sono a favore di pochi o di molti, cioè sono rivolte più a destra o a sinistra) ed è un compito umanamente difficile farle con una maggioranza così eterogenea perfino per un personaggio indubbiamente abile come Draghi.

Ma Draghi è di destra o di sinistra? I provvedimenti che ha preso favoriscono più le destre e la Confindustria o le sinistre e i Sindacati? E soprattutto cosa intende fare nel prossimo futuro? Trasferirsi al Colle o continuare a guidare il Governo in tempi che si fanno sempre più difficili? Sono queste le domande che molti si fanno. Le risposte sono le più variegate e rispondono quasi sempre più agli interessi dei partiti che a quelli del Paese. Secondo D’Alema – intervista al Corriere “Il Paese ha bisogno che Draghi continui a governare. Dal Quirinale non si governa, si svolge un ruolo di garanzia”. Secondo Giorgetti Draghi potrebbe traslocare al Quirinale e da lì continuare a guidare il Paese tramite un premier di sua fiducia, Una sorte di semipresidenzialismo ante litteram che i costituzionalisti più avveduti (vedi la Carlassare) giudicano anticostituzionale. C’è addirittura chi –senza minimamente vergognarsi- propone addirittura Berlusconi al Quirinale!

Fermo restando che, anche se Draghi rimanesse al Governo fino alla fine della legislatura – cosa non pacifica- con un altro Presidente della Repubblica che non fosse Mattarella- il suo destino sarebbe comunque segnato con le prossime elezioni politiche, ragione per cui gli converrebbe traslocare al Quirinale ed esercitare con la moral suasion una funzione, comunque di guida e di garanzia. A meno che il Parlamento non confermasse Mattarella al primo scrutinio, anche contro la sua volontà, e lui finisse per accettare il reincarico temporale per il bene del Paese. Sarebbe la soluzione migliore, quella in grado di mettere d’accordo capre e cavoli.

di Nino Lanzetta

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