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L’Irpinia in piazza a Napoli in ricordo delle vittime di mafie

E’ un fiume ad attraversare la città di Napoli per gridare un no deciso contro ogni forma di violenza e corruzione nella Giornata in memoria delle vittime delle mafie organizzata da Libera. A sfilare fino a raggiungere piazza Plebiscito con il rito della lettura delle 1055 vittime innocenti di mafia studenti, associazioni e cittadini. Tra loro anche i nomi delle vittime irpine Pasquale Campanello, Nunziante Scibelli, Salvatore Manzi, Francesco Antonio Santaniello, Francesco e Antonio Graziano, Antonio Ammaturo, Vittorio Rega. Tante le bandiere arcobaleno che campeggiano nel corteo. E’ la voce di don Luigi Ciotti, presidente di Libera a metter in guardia: «L’antimafia è una parola pericolosa, qualcuno la usa come carta d’identità per presentarsi. Il nostro impegno – dice – è per la vita. Lottare contro la violenza criminale, le ingiustizie, la corruzione, le mafie, vuol dire lottare per dare libertà e dignità alle persone. Lotta alla mafia vuol dire lavoro, cultura, politiche sociali. La presenza più forte delle mafie è a Nord del nostro Paese, dove c’è finanza e ricchezza. Qui ce l’abbiamo, ma la lettura deve andare ben oltre. Sono mafie che sparano meno non per ragioni morali ma perché non conviene. Con la corruzione ottengono quello che prima ottenevano con la violenza diretta e con l’uso delle armi». Ribadisce come «È una città meravigliosa Napoli, una città di fantasia, creativa, con le sue ferite e contraddizioni, ma con la sua grande positività. . I ragazzi si sono riversati in migliaia, i ragazzi sono stanchi delle parole, vogliono fatti e concretezza. La dimostrazione che hanno voglia di portare un loro contributo per il cambiamento». Ma ricorda come «Delle centinaia di familiari l’80% di loro non conosce la verità, senza verità non si può costruire giustizia, eppure le verità passeggiano per le vie delle nostre città. Il problema dell’omertà è che uccide la verità, anche la speranza della gente. Chiedono verità, solo così possono avere giustizia. Delle stragi avvenute in Italia nel dopoguerra di nessuna si conosce la verità. Non è possibile tutto questo, chiediamo che le persone ammazzate prima del ’61 non siano riconosciute come vittime di mafia».
«Il conflitto – prosegue Don Ciotti – che io auguro a tutti, in un momento di fatica e sofferenza pensando alla guerra e alle altre 33 guerre che sono in atto sulla faccia della terra, è il conflitto delle proprie coscienze. A volte sono coscienze addomesticate, addormentate. Le mafie nonostante tutto sono tornate forti. La variante del Covid più pericolosa è la variante criminalità, dai dati raccolti è emerso che durante il Covid la variante più grave è la criminalità. Loro usano di meno per sparare ma di più per premere tasti e spostare denaro che hanno per riciclarlo. Usano altre tecnologie, ma le mafie sono forti». Anche l’Irpinia fa sentire con forza la sua voce, 1500 le persone partite dalla provincia. Tra i primi cittadini il sindaco di Lauro Rossano Boglione che pone l’accento sul valore di iniziative come queste per mantenere alta l’attenzione sula lotta alla criminalità e il Comune di Monteforte, con il vicesindaco Giulia Valentino e il consigliere Angelo Damiano, la delegazione di Libera Avellino, il consigliere comunale Francesco Iandolo, la consigliera provinciale Laura Cervinaro.
La pro loco Taurano ricorda con uno striscione il sacrificio di Nunziante Scibelli poichè «Tutti noi siamo chiamati ogni giorno a fare la nostra parte sopratutto nelle strade, nelle scuole in famiglia». Protagoniste anche le scuole, dal liceo Virgilio all’Itis Dorso. Ad unirsi al corteo il presidente della Camera Roberto Fico, il presidente del movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. «Le mafie – spiega Fico – devono essere al centro dell’agenda politica fin quando questo fenomeno orribile non sarà sconfitto. Dobbiamovigilare sul Pnrr». A sottolineare il valore di cui si carica il corteo l’onorevole Generoso Maraia anche lui presente alla manifestazione «La grande partecipazione è la testimonianza più chiara che il problema della mafia, è molto sentito tra le persone e soprattutto fra i giovani. Proprio la presenza molto ampia di giovani è la prova che c’è ancora una speranza di poter cambiare le cose, perché c’è chi ascolta i problemi e, confrontandosi con le generazioni più grandi, chiede delle risposte chiare e concrete, per cacciare la mafia dalle istituzioni, denunciando i soprusi, e non voltandosi dall’altra parte quando si è testimoni di reati, anche di quelli ambientali. L’invito di oggi è quello di denunciare tutti i tipi di reati, come le estorsioni, le intimidazioni, il riciclaggio all’interno di attività pulite, e quei reati, soprattutto nel Mezzogiorno, che inquinano la nostra terra. Anche la provincia di Avellino ha bisogno di un impegno concreto da parte di istituzioni e cittadini per impedire infiltrazioni nel tessuto economico sano dell’Irpinia e per proteggere la nostra terra dai reati ambientali, molto diffusi in Regione Campania. L’Irpinia ancora in gran parte incontaminata dalle infiltrazioni camorristiche può essere la terra dalla quale far partire il riscatto dell’intera Regione». A lanciare un forte allarme anche Conte «Le mafie inseguono gli affari e quindi si muovono in modo tentacolare, laddove ci sono affari e arrivano investimenti e finanziamenti. Dobbiamo tenere gli occhi aperti, non possiamo permettere che i soldi e gli investimenti del Pnrr – ma anche tutti gli altri investimenti – vadano nel circuito dell’illegalità». «Oggi in Campania – spiega il sottosegretario Carlo Sibilia – abbiamo dato un segnale e riaffermato la presenza dello Stato contro le organizzazioni criminali. Nel pomeriggio ci siamo recati a Caivano, dove abbiamo rassicurato il Sindaco Enzo Falco sulla volontà di garantire più sicurezza sul territorio».

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