Lunedì, 25 Maggio 2026
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E’ una storia dai contorni criminali. Per i modi con cui è stata organizzata, per i fini che si propone, per i personaggi che ne sono coinvolti. Scrivo dello ”scippo” delle acque irpine, contro cui questa testata sta portando avanti, in grande solitudine, una battaglia per il ripristino della legalità. Da qui rivolgo un forte e accorato appello alla Magistratura, dopo che il Comitato per la difesa dell’acqua irpina ha scritto al Capo dello Stato, perché si faccia piena luce su una vicenda dagli aspetti inquietanti. Premesso che la risorsa acqua è pubblica ma la gestione che se ne fa è scandalosa, devo precisare che in Irpinia esiste un bacino idrografico tra i più importanti in Europa. Dissetiamo l’intera Puglia, la città di Napoli, una parte del Salernitano, raggiungendo anche Comuni della Calabria. Per tutto questo la provincia di Avellino non ottiene alcun beneficio. Solo qualche ristoro minimo, una sorta di elemosina concessa ai “cafoni” dell’Alta Irpinia. La risorsa acqua poteva segnare una svolta per l’economia provinciale e invece, per l’incapacità della classe dirigente precedente e attuale, essa viene scippata dando luogo ad attività economiche di altre province. L’ulti – ma vicenda, di una storia che viene da lontano, riguarda la scissione del distretto idrico Calore-Irpinia che dovrebbe dividersi in due: un distretto all’Irpinia, un altro al Sannio. Si tratta di un patto di potere tra il governatore De Luca e i rappresentanti del Sannio. Operazione che si sta consumando nell’arco di poche settimane quando, come è noto, i tempi burocratici della Regione brillano per la loro lentezza. Perché lo stesso comportamento non si è avuto per l’acquedotto di Serino (Napoli) o per le sorgenti di Calabritto e Senerchia (Salerno) che pure scippano l’acqua delle sorgenti irpine? Perchè latita la trasparenza e avanza l’arroganza del potere con i suoi patti scellerati sull’asse Napoli- Benevento. E poiché l’Irpinia ha i suoi consiglieri genuflessi ai piedi del governatore campano, e la classe politica irpina è muta e compromessa: il risultato non può che non essere all’insegna della penalizzazione dell’Irpinia, terra di De Sanctis, Mancini, Tedesco, Muscetta, Dorso e oggi, invece, preda di venduti al governo regionale.

di Gianni Festa

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