Dopo il blitz della guardia di finanza avvenuto presso la sede dell’Alto Calore, il 2 febbraio scorso, sono stati ascoltati in Procura alcuni dipendenti dell’ente, interrogati come persone informate sui fatti. L’ipotesi di reato, allo stato attuale delle cose, è truffa. All’erario sarebbero stati sottratti 250 mila euro. L’ ipotesi di reato è di truffa per i corsi di formazione ai dipendenti, per cui Acs avrebbe incassato i crediti d’imposta senza svolgerli. Sarebbero stati sottratti all’erario 250mila euro. Nessuna dichiarazione invece dai quattro indagati, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. (sono difesi dagli avvocati Nello Pizza, Marino Capone e Benedetto Vittorio De Maio). Quattro informazioni di garanzia, per lo stesso presidente del Cda dell’ Alto Calore Michelangelo Ciarcia e tre dirigenti per la violazione degli art.8 e 10 quater della legge 74/2000, si tratta di reati tributari ed in particolare le contestazioni provvisorie da parte della Procura di Avellino e dei militari del Nucleo Pef delle Fiamme Gialle riguardano la presunta emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di una societa’ di consulenza e l’indebita compensazione per tre anni prodotta dalle spese per un corso di formazione che risultavano a livello erariale, anche in questo caso solo fittiziamente riportati. Si tratta, per ora di una contestazione provvisoria e saranno le indagini ad accertare se le accuse hanno o meno fondamento.
Corsi di formazione all’Alto Calore, nuovi interrogatori in Procura
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