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A Baiano Letta e Manfredi chiudono la Scuola di Educazione politica

Rosa Bianco

Nel cuore dell’Irpinia, giovedì 26 giugno alle ore 18, presso il Teatro Colosseo di Baiano, andrà in scena non soltanto l’evento conclusivo di un ciclo formativo, ma un vero e proprio rito laico: un finissage dal profilo profondamente istituzionale e culturale. Si conclude, infatti, il percorso della Scuola di Educazione Politica promossa da Ires Centro di Ricerca, dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II di Napoli (DISP) e da Accademia Politica, sotto la direzione scientifica dell’insigne prof. Franco Vittoria. L’evento assume un rilievo che va oltre l’ordinario, condensando tensioni intellettuali, pratiche pedagogiche e valori democratici in un momento di riflessione pubblica rara e necessaria.

Il tema dell’ultima lezione – “La leadership nel tempo della semplificazione della polis” – è un invito alla meditazione profonda su ciò che significa oggi guidare, rappresentare, ispirare. In un’epoca dominata dalla semplificazione, non solo linguistica ma anche simbolica e strutturale, la politica sembra oscillare tra l’urgenza dell’immediatezza comunicativa e l’oblio della complessità. Il “tempo della semplificazione” è, a ben vedere, il tempo della crisi del logos, del venir meno della paideia civica, della riduzione della democrazia a scenografia digitale.

La presenza del dott. Gianni Letta, figura emblematica delle istituzioni repubblicane, assicura alla lectio magistralis uno spessore che travalica le appartenenze partitiche. Letta, con la sua lunga esperienza da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e uomo delle istituzioni in anni tumultuosi, rappresenta un’idea di sobrietà e riservatezza ormai smarrita nel panorama politico contemporaneo. Accanto a lui, il prof. Gaetano Manfredi, attuale sindaco di Napoli ed ex ministro dell’Università, offrirà la testimonianza concreta di chi si misura quotidianamente con le sfide dell’amministrazione della polis reale, tra vincoli di bilancio e slanci di visione.

Questo dialogo tra livelli differenti – l’etica istituzionale e la prassi amministrativa – ci restituisce l’immagine, oggi quasi archeologica, di una politica che non ha paura di pensare. Una politica che si interroga, che sa dubitare, che riconosce la fatica della mediazione. È la politica come forma alta di responsabilità, per usare le parole di Norberto Bobbio, e non come algoritmo del consenso.

Ma questo evento è anche – e soprattutto – il compimento simbolico di un’opera educativa, che sarà suggellata dalla consegna degli attestati ai partecipanti. Iniziata a marzo, la Scuola di Educazione Politica ha costruito, incontro dopo incontro, un’arena formativa capace di far dialogare accademia, cittadinanza, scuola e istituzioni. Non è retorico, qui, parlare di “educazione alla democrazia”: il progetto ha incarnato uno dei pilastri dimenticati del pensiero politico occidentale, ovvero che la libertà non è un istinto, ma un apprendimento.

La scelta di coinvolgere giovani studenti – attraverso la partecipazione della Young Orchestra dell’IC Giovanni XIII – G. Parini di Baiano-Sperone e dei vincitori di concorsi promossi dal Senato – suggella con grazia e potenza un concetto troppo spesso trascurato: che la cittadinanza si coltiva fin dall’infanzia. Testimoni dei diritti, scrivono i concorsi. Ma testimoni di un’educazione civica viva, incarnata, sarebbe ancora più giusto dire.

In un momento storico in cui il discorso pubblico è colonizzato da urla, slogan, schieramenti impermeabili e guerre di identità, l’esistenza stessa di una scuola di educazione politica rappresenta un gesto di resistenza. È la prova che esiste ancora uno spazio – fisico e simbolico – in cui pensare insieme, discutere, ascoltare. Non per vincere, ma per comprendere. Non per dominare, ma per servire la comunità.

Platone ci ricordava che il buon governo nasce quando l’anima dell’individuo e la forma della città si armonizzano. Ecco, forse il messaggio più profondo che da Baiano parte verso il paese intero è proprio questo: che la politica, se vuole tornare ad avere un futuro, deve prima di tutto ritrovare un’anima. L’anima della comunità, della memoria storica, della competenza, della cultura.

In questo senso, il plauso alle istituzioni locali – al sindaco di Baiano e al dirigente scolastico dell’IC Parini – non è un atto formale, ma il riconoscimento di un’alleanza territoriale che ha saputo far germogliare semi di cittadinanza responsabile. Di questo, oggi più che mai, abbiamo bisogno: non solo di leader, ma di comunità educanti. Non solo di slogan, ma di contenuti. Non solo di eventi, ma di processi.

E se davvero la leadership nel tempo della semplificazione può ancora significare qualcosa, allora che essa sia leadership del pensiero, della cura, dell’ascolto. Una leadership che non semplifica, ma che accompagna, che eleva, che costruisce. In questo, l’epilogo di Baiano è anche un nuovo inizio.

Perché la polis non è morta. Sta solo aspettando che qualcuno, finalmente, torni a farla rivivere sul serio.

 

 

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