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Amministrative Avellino e antimafia dimenticata, Iandolo (App): “Non tutta la politica volta lo sguardo”

L’ex consigliere comunale di Avellino Francesco Iandolo (App) interviene nel dibattito sulla scomparsa del tema ‘camorra’ dall’agenda politica cittadina

Francesco Iandolo (App), ex consigliere comunale di Avellino, interviene sul tema della camorra, un tema letteralmente scomparso dall’agenda politica delle compagini oggi in campo per le Amministrative del 24 e 25 maggio prossimo: “La riflessione proposta nell’articolo Amministrative Avellino 2026, nessuno parla più di camorra coglie un punto reale: troppo spesso la politica perde di vista le priorità vere delle comunità, quelle che incidono ogni giorno sulla libertà, sull’economia e sulla dignità dei territori. Ma attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio. C’è stata, e c’è, una parte della politica, spinta dalla società civile e da esperienze civiche, che su questi temi non ha mai abbassato la guardia”.

L’ACCUSA DI TERRORISMO PSICOLOGICO

“Anche quando sedevamo in Consiglio comunale come APP – Avellino Prende Parte, abbiamo provato ad alzare il livello del dibattito sulla presenza della camorra ad Avellino. E per questo siamo stati etichettati come quelli che facevano ‘terrorismo psicologico’, come se il problema fossimo noi che volevamo parlare del problema per risolverlo e non la stessa violenza criminale in città. Una narrazione comoda per chi preferiva minimizzare, spostare l’attenzione altrove, evitare di disturbare equilibri consolidati”.

LA COMMISSIONE LEGALITA’ E IL PROCESSO AL NUOVO CLAN PARTENIO

“I fatti, però, raccontano altro. Raccontano di un’amministrazione — quella guidata da Festa — che ha dovuto attendere le pressioni della società civile per costituirsi parte civile nel processo contro il Nuovo Clan Partenio. Raccontano di scelte politiche precise: il rifiuto di aderire ad Avviso Pubblico, il no silenzioso ma reiterato all’istituzione di una Commissione comunale antimafia, il rinvio continuo di strumenti che avrebbero potuto rappresentare un presidio importante di legalità”.

L’UTILIZZO DEI BENI CONFISCATI ALLA CAMORRA

“Eppure, nello stesso contesto, c’è stato anche chi ha lavorato concretamente. Noi, ad esempio, abbiamo lasciato come ultimo atto della consiliatura un risultato tangibile: l’approvazione del regolamento per l’utilizzo e la gestione dei beni confiscati alle mafie. Un atto che allora qualcuno considerava inutile, ma che dimostrerà nei prossimi anni. tutta la sua lungimiranza”.

“Non solo. A marzo dello scorso anno, dopo l’ennesima escalation di episodi gravi in città, siamo tornati a chiedere con forza l’istituzione di una Commissione comunale antimafia. Non per fare propaganda, ma per colmare un vuoto strutturale: l’assenza di un luogo istituzionale dove analizzare il fenomeno, costruire consapevolezza, mettere in rete informazioni, dare continuità all’azione di contrasto, mentre da soli, ancora una volta senza politica, scendevamo in piazza, in quei quartieri, per non lasciare le comunità sole e spaventate. Perché è esattamente questo il punto: senza strumenti, senza luoghi, senza una visione condivisa, la lotta alla camorra resta solo una dichiarazione di principio”.

“E allora la domanda finale è legittima: cosa dovremmo fare di più? Forse continuare a dire le cose come stanno, anche quando è scomodo. Continuare a proporre strumenti concreti, anche quando vengono bocciati. Continuare a costruire alleanze con la parte sana della società — associazioni, cittadini, imprese — che ogni giorno combatte davvero questo fenomeno”.

LOTTA ALLA CAMORRA IN CIMA ALL’AGENDA POLITICA

“Se davvero il dibattito interno alle coalizioni — e ancor più quello pubblico — sulle prossime amministrative non si consumasse tutto sulle candidature, ma tornasse a guardare le vere priorità della città, la lotta alla camorra dovrebbe essere in cima all’agenda. Solo partendo da qui, da una visione chiara e condivisa, diventerebbe anche più semplice individuare ‘un nome’ capace di farsene carico, di interpretarla con credibilità e di trasformarla in azione concreta. Perché prima dei nomi vengono le scelte. E su queste si misura la serietà della politica. Perché no, non tutta la politica è uguale. C’è chi sceglie il silenzio. E c’è chi, anche restando spesso in minoranza, sceglie di non voltarsi dall’altra parte”.

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