E’ Francesco Cascino, direttore artistico del dossier e del progetto “Appia dei popoli” a commentare a freddo la scelta del Ministero di Ancona come Capitale Italiana della cultura 2028
Cosa mancava al dossier così faticosamente preparato dalla città di Mirabella?
“L’appoggio incondizionato della Regione che, in quel momento, non poteva arrivare perché erano, prima, in cinque le città campane in lizza per il titolo. Certamente, è mancato anche il supporto delle imprese, dal punto di vista mediatico e della comunicazione e delle relazioni. In ogni territorio su cui ho lavorato, le imprese hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo di fronte ad operazioni di sviluppo territoriale come questa. Evidente che le zone interne devono ancora alzare il livello di consapevolezza dell’enorme valore di una cosa del genere”
È stata una gara impari, come hanno detto tutti. Proprio così?
“Lo è stata solo sotto il profilo economico, ovvio che città più grandi hanno molte più risorse. Ma non è così ovvio se si pensa al tessuto imprenditoriale di Mirabella. Imprese, commercianti, tutti gli altri non hanno ben compreso il valore di moltiplicatore degli affari che questo progetto genera. Altrimenti avremmo raccolto più di quello che abbiamo raccolto”
Quindi si poteva fare di più?
“Certamente, ma i progetti che Art Thinking Project ha messo in campo tra arte, teatro, danza, musica, cinema e letteratura, coniugati con l’impresa, e la creazione di nuovi lavori e nuovo lavoro, il ridisegno del territorio, la rivoluzione culturale e sociale di tutta l’area, è stato un modello su cui abbiamo avuto il gradimento dei massimi livelli nazionali ed internazionali di chi conosce la materia. Ovvio che poi ogni pioniere soffre sempre un poco della diversità della velocità”
È stata una vetrina per le aree interne del Sud e di una piccola provincia, come quella di Avellino.
“Noi non ragioniamo di vetrine e, soprattutto, non progettiamo cultura per i turisti. Lo facciamo solo per i cittadini e le imprese: se questo poi alza il quoziente intellettivo collettivo, allora produce viaggiatori consapevoli e investitori intelligenti. Niente può bastare ad un territorio così, dove c’è una enorme intelligenza emotiva ma non percepita. Nemmeno da chi ce l’ha. Basti pensare l’unica cosa che interessa è apparire, lo vediamo dalle dichiarazioni di questi giorni. Parlano come se avessero progettato loro non rendendosi conto che il mondo evoluto produce cultura proprio per combattere il modello delle apparenze, sempre figlie di enormi complessi di inferiorità e insicurezza. Come ogni investitore e operatore culturale sa”
E se si fosse trattato di una scelta politica?
“Si è trattato certamente di questo, c’erano almeno tre dossier molto superiori a quello dei vincitori. Siamo fermi alla D.C. anni cinquanta, le urla sul merito e le competenze sono solo propaganda”
È andata così. Ma possiamo dire che, comunque, per Mirabella è stato un successo?
“Come diceva Einstein, devi prima essere uomo di valore e poi di successo. Per cui sì, noi siamo felici di quello che siamo riusciti a creare. Nonostante l’indifferenza e il mancato supporto economico abbiamo sopperito con passione e fiducia, che speriamo non venga tradita, altrimenti tutto questo amore ché il Paese sta dimostrando per Mirabella gli si ritorcera’ contro. Perché uno dei risultati che Art Thinking ha prodotto è stato portare Mirabella al centro del dibattito nazionale su cultura e rigenerazione”
Come è stata la partecipazione del territorio a questa avventura ?
” Se la intendiamo come pilastro economico delle comunità, dalle imprese al commercio, la partecipazione è stata assolutamente insufficiente. Se, invece, parliamo delle persone, da quelle semplici ai ragazzi delle scuole, è stata straordinaria. Ed è quello che noi ci portiamo dentro più di ogni altra cosa”



