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A Nusco ritorna la tradizione della Notte dei falò, la comunità si ritrova intorno al fuoco nel segno dei ritmi popolari

Si fa omaggio alla tradizione la Notte dei falò di Nusco, in programma dal 17 al 19 gennaio. Una festa che inaugura il cartellone del Carnevale irpino, nel segno “di mashcara e suonu”. Una rassegna promossa dall’amministrazione comunale di Nusco in collaborazione con la pro loco e la Misericordia. All’accensione dei focaroni si affiancheranno concerti e ritmi popolari con gli Scquacqualacchiun, tarantella montemaranese, compagnia dei Suoni Ludici, Mix Harmony, Alla Bua, Antiqua Giostra, i Valcalore,Odissea, Nuovo ritmo, Ritmo popolare, Sangria Etno Folk, Tarantella dell’Irpinia, Takabum, Diavolata, Zompa Cardillo, Bakkano Sound, Voci del Sud, Rotarossa, Ronde urbane, Sponde Sud, Contacunti, Popul’Art, Rareca Trio, Folk in progress, Odissea, Gerardino Iuliano & Tonino, Frontiere Antimusicali, Amba Aradam, Ritmi del Sellaro Calabria, Tarantella Calabrese, Mimmo Epifani. Si parte il 17 gennaio con gli Alla bua in concerto, alle 20.30, mentre il 18 gennaio particolarmente attesi saranno Ronde Popolari con Vincenzo Romano e Mimmo Epifani e le Sette Bocche della Musica Popolare. Il 19 gennaio “La Scumparatora” a cura del professore Giuseppe Ressa, quindi Odissea, lezioni di tarantella con la Scuola di tarantella montemaranese e Ronde Popolari. La Notte dei falò  vedra’ l ‘esordio di ” Mangiatorio” un nuovo modo di concepire il rapporto tra turismo, musica e gastronomia curato da Roberto D’Agnese. A caratterizzare la rassegna anche un confronto su “Il valore del patrimonio culturale immateriale”, visite guidate al centro storico e stand gastronomici.

La Notte dei Falò affonda le radici nella storia di Nusco, segnata dalla peste del 1656. Fu in quel contesto che i falò purificatori si accesero per la prima volta. Un simbolo di liberazione e sconfitta dell’epidemia che divenne un rito annuale, una luce che attraversa il tempo, illuminando non solo il presente ma anche il passato.L a credenza sacra collega la festa a Sant’Antonio Abate, il patrono degli animali, ma la ricca trama della celebrazione si intreccia anche con leggende pagane. Il fuoco, elemento di purificazione delle anime, diviene protagonista di un racconto che fonde il sacro e il profano, creando un’atmosfera magica che avvolge la comunità.

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