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A proposito di Intelligenza Artificiale, oggi come ieri

di Virgilio Iandorio

Con l’Intelligenza Artificiale, come la mettiamo? Anche per l’IA abbiamo corifei e catastrofisti. Niente di nuovo sotto il sole. Eppure gli antichi avevano provato nella loro fantasia, a immaginare cose che si sarebbero realizzate molto tempo dopo di loro.

Prendiamo il mito di Europa. La mitologia classica ci ha consegnato un’Europa, bellissima e leggiadra fanciulla, ma non nata nel nostro continente.   Europa, la figlia di Agenore, re di Tiro nella Fenicia, un bel giorno mentre giocava con le sue compagne sulla spiaggia della sua città   e raccoglieva fiori, accese di desiderio il re degli dei, Zeus, il quale si trasformò in un toro dalla pelle bianchissima e si accucciò ai piedi della giovane. Superato lo spavento iniziale, la bella Europa si mise ad accarezzare l’animale e alla fine montò sulla sua groppa. Subito il toro si tuffò nelle acque del mare con la giovane in groppa e a nuoto raggiunse l’isola di Creta. Nell’antichissima isola dell’Egeo Zeus si unì con Europa.

Il re degli dei fece alla sua compagna dei doni tra cui un automa di bronzo di nome Talo,  che somiglia tanto a un moderno robot. Egli era il guardiano di Creta; ogni giorno faceva il giro dell’isola per impedire ai forestieri di mettere piede sull’isola e agli isolani di andare via  senza il permesso di Minosse. Ustionava i suoi nemici poiché li afferrava dopo aver arroventato il suo corpo metallico nel fuoco. Era invulnerabile. In tutto il suo corpo circolava il sangue, tranne che in una gamba, dove una vena ben celata era chiusa da una specie di vite. Talo fu sconfitto dagli Argonauti, che riuscirono, con l’aiuto di Medea, a lacerargli proprio la vena nascosta.

Nell’Iliade (libro XVIII), Omero pone nell’officina del dio Vulcano degli sgabelli semoventi, antesignani dei nostri elettrodomestici. Teti, la madre di Achille, si era recata nell’officina di Vulcano perché il dio le fabbricasse le armi per il figlio:” Tutto in sudor trovollo affaccendato/ De’ mantici al lavoro. Avea per mano/ Dieci tripodi e dieci, adornamento/ Di palagio regal. Sopposte a tutti/ D’oro avea le rotelle, onde ne gisse/ Da sè ciascuno all’assemblea de’ numi,/ E da sé ne tornasse onde si tolse:/ Maraviglia a vederli!”.

A noi sono giunte anche notizie di invenzioni straordinarie fatte da scienziati. Come la colomba se movente costruita da Archita di Taranto nel IV secolo a.C.  Un uccello meccanico,  il primo oggetto volante inventato dall’uomo,  il primo drone della storia.

Ad Erone di Alessandria, siamo nel primo secolo d. C., venne l’idea delle porte automatiche, un poco come le nostre porte degli hotel, dei magazzini ecc. che si aprono al nostro passaggio e si richiudono, senza che nessuno le tocchi.

La più simpatica delle invenzioni è quella di Luciano, autore de La storia vera, nato nel II secolo d.C. a Samòsata, città della Siria. L’autore, che è anche il protagonista del romanzo, viene sollevato in cielo da un turbine e atterra sulla luna, dove vede cose a dir poco meravigliose. “ Un grandissimo specchio sta sopra un pozzo non molto profondo; chi scende nel pozzo ode tutte le parole che si dicono da noi sulla terra; e chi riguarda nello specchio vede tutte le città e i popoli, come se li avesse innanzi: e io ci vidi tutti i miei, e il mio paese: se essi videro me non saprei accertarlo”. Non era una video chiamata, ma soltanto un servizio televisivo.

“Le cose -scriveva Sant’Agostino– in quanto esistono sono tutte vere, né si ha falsità se non quando si crede che esista ciò che non esiste”. A noi spetta il compito di far volare per diletto la “colomba di Archita”, o di utilizzarla come drone per dare la morte ai nostri simili.

 

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