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Addio a Michele Acampora, il professore con la passione del rock. Con lui la musica diventava spazio di libertà

Impossibile non conoscerlo e non volergli bene. Quando si parlava di musica ad Avellino e in Irpinia, si parlava di Michele Acampora. Era un’istituzione, il suo negozio Ananas e Bananas ha segnato intere generazioni, insegnando a comprendere la bellezza della musica, portando nel capoluogo le ultime tendenze, da Frank Zappa al Banco di Mutuo Soccorso fino a Lou Reed. Michele era cuore e ragione, competenza e passione, sognatore che cercava di tradurre i suoi sogni in realtà, capace di trasformare Avellino in una città all’avanguardia sul piano musicale, in uno spazio capace di dialogare con il mondo. Qualsiasi disco chiedessi, Michele riusciva a fartelo avere, che si trattasse di rock, blues, o jazz. Dall’esperienza di Radio Avellino a Radio Alfa e Radio Punto Nuovo, con le sue trasmissioni come Camarillo Brillo che raccontavano il potere della musica di trasformare la società, palinsesti da far invidia alle emittenti più prestigiose, interviste ad artisti italiani e stranieri. Fino alla scommessa con i Pipistrelli e all’incontro con quella che sarebbe diventata sua moglie, Silvia Limongiello, con cui era nato Ananas e Bananas, al Corso Vittorio Emanuele, uno spazio di libertà, di confronto, un luogo dove la musica diventava pretesto per stabilire relazioni. Un miracolo ricreato, poi, con l’ultimo negozio di musica, Camarillo Brillo.

A sottolinearlo Franco Festa nel suo bel ritratto di Michele  “Con lei visse più tardi l’avventura di  “Ananas e Bananas”, il negozio al Corso che fu per generazioni un luogo di sperimentazione e di libertà. Intanto, nel 1984, Michele entrò di ruolo come professore di lettere alle medie, e capì subito che  la relazione con gli alunni, ancor più della musica, era la sua vera passione: perché insegnare era cercare di dare agli altri tutto ciò che aveva studiato e conosciuto, e che dunque andava trasmesso, specie ai ragazzi con situazioni familiari enormemente difficili, o a quelli che, guidati in modo giusto, avrebbero potuto ottenere buoni risultati, anche partendo da condizioni di svantaggio. E, per farlo bene e fino in fondo, Michele non si è mosso mai, da trenta anni, dalla Baronia. Lì ha trovato una sorta di freschezza, di genuinità e di riconoscimento profondo del suo lavoro. E, non ultimo, il viaggio in auto è stato ed è l’ occasione di una lunga immersione, ogni giorno, nella musica leggera che ama e che la sera prima accuratamente ha selezionato.  Negli anni ‘90 si mise in gioco anche in manifestazioni pubbliche, grazie alle intuizioni dell’amministrazione Di Nunno. Accadde nel biennio di “Rock al Castello” o nella bella stagione di “R…estate ragazzi”. E non diede spazio solo a nomi famosi, ma anche a gruppi irpini, che si misuravano, forse per la prima volta, su un palco davanti agli altri. Sapeva, Michele, quale valore liberatorio, al di là degli esiti successivi, potesse avere quella esperienza, perché così era stato per il ragazzo impacciato che si portava ancora dentro, camuffato dietro una canzone di Frank Zappa o dei Led Zeppelin”

E sono tantissimi gli omaggi, i pensieri, i grazie che gli hanno dedicato gli amici di sempre, i figli d’anima, i nipotini che lui ha cresciuto sotto la sua ala, consigliando dischi, sostenendoli nel loro percorso, facendo della musica strumento per educare come faceva con i suoi studenti. “Ho comprato i miei primi dischi da te quando ero ancora al Liceo – scrive Luca Abete – Mi hai supportato per organizzare le rassegne dedicate alle giovani band della nostra provincia: dopo un “Michè, se non mi dai una mano non la faccio!” non sapevi dirmi di no. Compagni, poi, nella stessa radio ad orari diversi (io il pomeriggio, tu la sera): non perdevo una puntata del tuo Camarillo Brillo perchè poi avevamo da commentarne i contenuti. Ma soprattutto unico punto di riferimento musicale (e non solo) per tanti ragazzi che coltivavano un sogno e avevano in te un riferimento sicuro, competente e disponibile”

“Se oggi ho una testa che frulla di musica, parole e idee è anche – e soprattutto – per merito tuo, Michele. – sottolinea Paolo Spagnuolo –Entrare nel tuo negozio era come varcare la soglia di una piccola cattedrale laica dedicata ai #suoni… senza giudizi. Non vendevi dischi: seminavi passioni, educavi all’ascolto, regalavi visioni; mi hai fatto conoscere tante persone interessanti che ancora oggi sono mie amiche. Con te ho scoperto che la #cultura pop può essere anche raffinata, che l’ironia non è mai in contrasto con la profondità. E che amare la musica – davvero – significa ascoltare anche ciò che inizialmente ti spiazza, ti sfida, ti cambia. Mi hai fatto crescere senza mai metterti in cattedra. Mi hai accompagnato con rispetto, intelligenza e gusto. Ho avuto la fortuna di ascoltare il suono delle tue tastiere. E ora che non ci sei più, sento un grande #silenzio. Ma dentro quel silenzio c’è il suono di innumerevoli dischi, e la tua voce che li introduce come hai fatto tante volte anche in radio”
“Lui aveva scelto di non spostarsi – sottolinea Bruno Ruffilli – di rimanere dov’era e ha dato alla città un respiro internazionale, portando il meglio del rock (e non solo) negli scaffali di Ananas & Bananas e poi di Camarillo Brillo. E ogni volta, ad ascoltare le sue pungenti osservazioni su dischi nuovi e vecchi, trovavo sempre qualche ragazzo o ragazza che non avevo visto prima. Lui ricominciava con la storia: i Beatles, Dylan, Smiths, Radiohead, mille modi diversi di sognare lo stesso sogno. Che col tempo si è trasformato in una comunità di persone, dove si discuteva e ci si confrontava in un modo che oggi pare inconcepibile, roba da raccontarla in un romanzo. E infatti c’è: Alta Fedeltà di Nick Hornby, ma quella era Londra, facile; farlo ad Avellino era difficile, eppure è successo, grazie a Michele, che ovviamente non ci pensava. E a Silvia, che con amore, intelligenza e ironia gli è stata al fianco da quando lo conosco”
Commosso l’omaggio di Radio Punto Nuovo: “La scomparsa di Michele Acampora lascia un vuoto profondo. Voce storica di Radio Punto Nuovo e anima di Camarillo Brillo, il programma cult che ha accompagnato generazioni di ascoltatori, ogni giovedi sera e in replica il venerdi. Michele ha dedicato la sua vita alla musica e alla radio. Ciao Michele. Siamo in un soffio di vento che già se ne va. Ma tu, quel vento, l’hai fatto cantare. E la tua voce non si spegne, ma risuona. Per sempre”
“Se ne va un altro pezzo di cuore – scrive Antonella Russoniello – uno di quei sorrisi che mi hanno accompagnato dall’adolescenza nella passione per la Musica. Con il cuore spezzato ti auguro buon viaggio Michele Acampora, Maestro di vita prima che di rock, sapendo che troverai Jim, Jimi, Janis e soci ad attenderti per parlare con loro di grande musica… il mio pensiero va a Silvia Limongiello, tua musa e ineffabile compagna, di vita e di vinilica passione, a lei auguro coraggio e forza per superare questo terribile dolore Ormai questa città è sempre più vuota e desolata”
“Michele Acampora non è stato solo un grande cultore della musica – scrive il professore Giovanni DE Feo – un pioniere della radio libera con Radio Alfa e un instancabile promotore culturale ad Avellino. Per chi, come me, era ragazzo negli anni Ottanta, Michele e il suo negozio Ananas e Bananas erano un vero punto di riferimento. Quasi tutte le mie musicassette dei Deep Purple, Pink Floyd e Led Zeppelin le ho comprate da lui.
Aveva il fascino da rockstar e la profondità di un intellettuale. Parlare con lui voleva dire imparare qualcosa, ogni volta. Era capace di spaziare dal rock progressivo alla musica classica con la stessa passione travolgente.
Dopo Ananas e Bananas, Michele continuò a far vivere la sua visione musicale con Camarillo Brillo, diventato negli anni un luogo di ritrovo per appassionati e nuove generazioni.
Avellino perde una delle sue voci più autentiche. Ma la sua musica, e il suo spirito, continueranno a suonare dentro di noi. Michele Acampora resterà per sempre un autentico mito”

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