E’ nel tentativo di andare al di là del reale una delle chiavi per comprendere l’universo artistico del Maestro Vinicio De Stefano, artista montellese, scomparso nel 2019 a cui è dedicata la retrospettiva inaugurata ieri al Circolo della stampa, dove resterà fino al 4 aprile, curata dalla figlia Angela. Appartenente al filone degli artisti post impressionisti, è stato tra i grandi protagonisti del panorama artistico campano, più volte alla ribalta a Roma, a Milano e Firenze negli anni ’70 e 80 ma capace anche di oltrepassare i confini nazionali. Lo sguardo, nelle sue opere, parte dal reale ma sceglie sempre di andare al di là della superficie, restituendo emozioni e stati d’animo, scavando nell’interiorità dei personaggi nei suoi ritratti. Paesaggi e ritratti da lui immortalati sembrano sempre sospesi nel tempo, grazie all’uso sapiente della luce che plasma le figure e gli spazi, conferendo alle immagini un’aura di sacralità ma anche ammentandoli di un velo di malinconia. Centrali nella composizione dell’opera i colori vibranti, capaci di catturare vibrazioni luminose sottili che richiamano quelli dell’800 napoletano della Scuola di Resina. Da sottolineare la sua grande padronanza tecnica, evidente nella scelta di giocare con la prospettiva inserendo elementi simbolici che invitano lo spettatore a trovare nuovi significati nell’opera. Non è un caso che alcuni critici parlino di un realismo lirico, attraverso una rappresentazione capace di costruire una dimensione altra rispetto al reale, facendo dialogare costantemente passato e presente. Angelo Calabrese pone l’accento sulla capacità rara di trasfigurare il dato reale in poesia visiva, particolarmente apprezzata anche in Toscana la sua attenzione alla pittura a tocco. Un itinerario, quello che caratterizza l’universo artistico di De Stefano, che abbraccia scene di vita quotidiana, molto spesso legate alla sua Montella, figure femminili, ora sensuali, cora cariche di grazie e soggetti sacri, espressione della sua devozione a San Gerardo.





