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Al Loreto il vaticanista Muolo, nel suo giallo una riflessione sulla fede e sull’umanità di oggi

Dal ricordo della bontà di Papa Ratzinger all’umanità di Papa Francesco

Si fa riflessione sull’umanità di oggi il romanzo di Mimmo Muolo, Vaticanista e Vicecaporedattore della redazione romana dell’Avvenire, ospite della comunità benedettina di Montevergine nella suggestiva cornice dell’Abbazia del Loreto di Mercogliano. Un giallo carico  di suggestioni che racconta la fede attraverso una storia di quartiere, tra chi nella chiesa ripone poca fiducia e chi, invece, di speranza vorrebbe nutrirsi. A fare da filo conduttore la ricerca del Bambinello Gesu’rubato dal presepe : individuare i ladri e riportarlo nella sua mangiatoia. Ma, in realtà  è solo il pretesto per mettere a nudo tante storie umane che si trascinano nella routine e nelle difficoltà, soprattutto esistenziali, di tutti i giorni. Il furto (che per il parroco don Eugenio è un vero e proprio rapimento, “perché – sottolinea – Gesù è vivo ieri oggi e sempre”) innesca non solo le indagini della polizia, ma anche il confronto dei diversi personaggi con la propria coscienza, con la propria vita, con gli errori e le infelicità piccole e grandi di cui ognuno è preda. A confrontarsi sul volume l’abate Riccardo Guariglia, Annarita De Feo e Antonietta Gnerre

“Leggendo il libro di Mimmo Muolo – spiega l’abate Guariglia – mi ha colpito quel filo rosso, che poi è un desiderio di tutti noi prelati, di unire la fede della Chiesa alla vita del singolo uomo attraverso la cultura. La fede illumina il quotidiano e la reale esistenza umana, non quella ideale o sognata e la cultura diventa strumento indispensabile ai giorni d’oggi. Questa bellissima fiaba di Natale che apre le riflessioni sul mondo contemporaneo, molto distratto dai bisogni fugaci e materiali ,ha per protagonisti un ragazzino sveglio, una statuina di Gesù Bambino rubata dal presepe in un quartiere popolare di Roma, il parroco che non si dà pace sul furto visto che . Il romanzo parla di una umanità alla ricerca di senso, sballottata tra l’incredulità e l’incapacità di sognare ma per buona fortuna c’è il piccolo Antonio al quale nulla sfugge e così offre lezioni di vita a tutti, riuscendo a trovare il bandolo di una matassa ingarbugliata. C’è anche un lieto fine, non scontato nel libro intitolato Ribellarsi alla notte poiché il responsabile del furto, che rimarrà coperto fino alla fine, a sua volta ha alle spalle una vicenda tribolatissima e strappalacrime. Il Natale sembra una lunga e tortuosa strada, di caduta e rinascita, con il pretesto apparentemente banale della scomparsa della statuetta di Gesù Bambino in una chiesa di Roma. I particolari precisi con cui sono narrati quei quartieri del nord della capitale non traggano in inganno, perché tendono a trasferire il vagare nelle strade vicine all’Aurelia nelle arterie, nelle piazze e nei vicoli di ogni metropoli o paese. Quell’evento, apparentemente senza significati profondi, segna nuovi passaggi d’occidente soprattutto nelle anime dei protagonisti: un commissario, un povero, umiliato poliziotto, un parroco troppo preso dal suo lavoro istituzionale, un bambino malato, una banda di estremisti, la sorella del parroco che indica, assieme al bambino, la vera strada da percorrere, quella dell’amore concreto verso chi soffre”.

Di forte suggestione il racconto della sua esperienza con i Papi da Papa Giovanni Paolo II a Ratzinger e Papa Francesco,”Di Papa Giovanni ricordo il senso di solennità e mistero che mi trasmetteva la sua figura di Papa Ratzinger la grande bontà, di Papa Francesco l’uomanità”.

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Floriana Guerriero

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