Si fa riflessione sull’umanità, tra fragilità e sconfitte, “Jucature”, di Pau Mirò, adattamento di Enrico Ianniello, in scena il 28 e 29 marzo al Teatro Partenio nell’ambito della stagione teatrale promossa in collaborazione con il Teatro Pubblico Campano. Protagonisti due bravissimi attori, Antonio Milo e Adriano Falivene con un racconta che esplora l’uomo nelle sue molteplici sfaccettature. Quattro uomini si ritrovano ogni sera attorno a un tavolo da gioco. Dovrebbero giocare a carte, ma le partite non iniziano mai. In compenso, tra battute, sogni e confessioni, rivelano tutto ciò che sono: amabili falliti, invisibili al mondo ma pieni di umanità.
Invisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena, invisibile il becchino balbuziente e logorroico, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più, ma non lo può dire a nessuno.
E invisibile, naturalmente, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. La vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi, e allora non restano che le parole, parlarne agli amici, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
Insieme formano una combriccola tenera e surreale, legata da una malinconica e irresistibile comicità. In questo spazio sospeso tra realtà e fantasia, le loro parole diventano un modo per resistere, per sentirsi ancora vivi, per tentare – almeno per un istante – la rivincita sulla vita.


