di Ranieri Popoli
La farsa in origine era una sorta di intermezzo comico che veniva inserito in uno spettacolo melodrammatico per allentare la tensione emotiva del pubblico. Questo espediente creato dal teatro ottocentesco francese in Italia, grazie soprattutto al prezioso lavoro rielaborativo di autori del calibro di Curcio, Scarpetta e dei De Filippo, diventa un genere a sé che questi ultimi portarono a straordinari livelli di consenso di critica e di successo di pubblico.
“La lettera di mammà” è stata scritta nel 1933 da Peppino De Filippo in collaborazione con la sorella di padre Maria Scarpetta, brava e prolifica commediografa e scrittrice, e andò in scena sempre in quell’anno presso il Teatro “Sannazzaro” di Napoli.
E’ una classica commedia degli equivoci dal profilo brillante con forti accentuazioni comiche che oltre a veicoli di buon umore offre espedienti interpretativi che inducono a profonde riflessioni sulle virtù e sui vizi umani avendo sullo sfondo una città “cosmo” come Napoli da sempre palcoscenico naturale della nostra Umanità.
La commedia fu ripresa dallo stesso Peppino nel 1972 con la collaborazione del regista Giancarlo Nicotra e successivamente dal figlio Luigi che la portò in scena e al grande pubblico televisivo nel 1980.
Ancora oggi è riproposta sui palcoscenici in modo diffuso e la compagnia “ Teatro Amatoriale Hyria” di Casamarciano, composta da interpreti dall’apprezzato valore artistico e diretti da Giovanni Cavaccini, avvalendosi della collaborazione dello scenografo Carmine Ciccone, domenica sera l’ha presentata al “Sardone” sempre nell’ambito del cartellone proposto dall’Associazione “Artesia”, sotto la direzione artistica del Maestro Rino Villani avvalendosi del patrocinio e della collaborazione dell’Amministrazione comunale.
Nel dietro le quinte incontriamo il regista, medico condotto per vocazione ma da sempre appassionato di teatro, al quale chiediamo la tradizionale breve presentazione
La nostra compagnia ha sede a Casamarciano, un paese del nolano, dove da quindici anni si svolge un importante Festival Nazionale del Teatro in quanto in tale realtà abbiamo una lunga e consolidata storia che trova le sue radici la realizzazione dell’ultimo volume della Commedia dell’arte , curato da Annibale Sersale.
L’argomento è alquanto interessante per cui le chiedo se ci può dire in sintesi perché è importante il lavoro svolto dal suo insigne concittadino?
Il Conte Annibale Sersale di Casamarciano raccolse in un manoscritto quello che per gli studiosi della Commedia dell’Arte costituisce un inestimabile patrimonio letterario nel quale sono riportati gli scenari usati dalle compagnie di questa storica arte teatrale, conservati nella Biblioteca Nazionale di Napoli,oggetto di pubblicazioni, ricerche e studi di rilievo internazionale in quanto è una delle rare testimonianze ancora consultabili. Una sorta di vero e proprio “Vangelo” per questa importante esperienza arartistica.i
n questo clima culturale è sorta, quindi, questa compagnia
A Casamarciano il teatro ha un sedimento molto radicato e la nostra compagnia ha attraversato diverse fasi diventando “stabile” nel 2010 portando in scena soprattutto spettacoli della tradizione teatrale napoletana, di cui oggi, dopo aver svolto diversi anni anche da interprete, sono ufficialmente il regista, anche preferisco più semplicemente il termine di “coordinatore” , precisando che questo è solo un impegno di volontariato in quanto di professione ho fatto sempre il medico condotto e successivamente quello del lavoro.
Mi consenta un azzardo: ma non è che questa sua passione per il teatro in qualche modo ha a che fare con la sua professione perché quando lei per presentarsi usa il termine tradizionale e non quello burocratico di “Medico di base” lascia percepire un approccio, come dire, sociale e umano, come se le sue opportunità di relazioni umane professionali in qualche modo abbiano fatto maturare un’ulteriore sensibilità, di natura culturale sfociata poi nell’amore per il teatro.
Il dottore-regista sorride malcelando un proprio assenso.
L’amore per il teatro nasce negli anni giovanili della frequentazione dell’oratorio allorquando il parroco del tempo mette insieme alcune piccole opere teatrali e insieme ad altri ragazzi mi catapulta sul piccolo palcoscenico parrocchiale. Ma è indubbio che l’aver svolto per oltre quarant’anni il ruolo di medico di famiglia mi ha portato a conoscere meglio l’ambito sociale della mia comunità e quindi a trovare una sorta di similitudine nell’impegno teatrale.
Quindi il filone che ha seguito questa compagnia è stata quello comico-brillante.
Diciamo che prevalentemente è stato quest’ambito che abbiamo seguìto in modo particolare in questi anni di attività ma non disdegnando anche esperienze rappresentative che avevano comunque una loro caratterizzazione drammatica interpretando opere di Di Maio, Curcio, Scarpetta e di Eduardo, agendo per lo più in ambito regionale e affiliandoci alla FITA , la Federazione Italiana Teatro Amatoriale.
E ora la domanda che abbiamo rivolto a tutti quelli che l’hanno preceduta quest’anno su questo palcoscenico. Il teatro comico, in un mondo cosi incerto e per certi aspetti inquietante, oggi ha ancora un senso?
Certamente. E questo vale anche per il teatro più in generale. Eduardo ci insegnava che il teatro ci lascia dire anche le cose che nella vita non ci riescono bene. E io aggiungo che le tante tematiche di cui il teatro si è occupato nella sua pluricentenaria attività oggi possono costituire dei riferimenti valoriali importanti in questo mondo cosi difficile da decifrare, in quanto in questi ultimi tempi essi sono stati abbandonati : penso a quelli dell’amicizia, della pace, della solidarietà, solo per citare i più significativi.
La sua riflessione mi porta a chiederle, se parlasse a un ipotetico interlocutore istituzionale, di cosa il Teatro, a partire da quello amatoriale, avrebbe bisogno per essere rivalutato e valorizzato?
Vede, a partire dalle nostre compagnie, i problemi sono legati proprio alla mancanze di risorse in termini anche di strutture di supporto e di accoglienza . Avere in un piccolo paese come Altavilla Irpina un teatro di questa portata è davvero importante perché testimonia che sia le istituzioni locali che la società civile hanno saputo creare la condizioni per realizzarlo e per renderlo operativo per il paese ma anche per l’intero territorio. Se non ci fossero questi teatri di provincia sarebbe difficile portare avanti un discorso di memoria storica del grande teatro anche per noi piccole compagnie amatoriali.
Ci salutiamo rivelando il nuovo appuntamento della vostra compagnia…
A Saviano , domenica 26 aprile, presso l’Auditorium cittadino. Vi aspettiamo.




