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II sette candidati a sindaco di Avellino, ospiti della redazione del Corriere, hanno consegnato, nel corso di un forum, le loro intenzioni sul futuro del capoluogo irpino. Ne abbiamo dato conto in un puntuale servizio pubblicato ieri. In quasi tutti gli interventi si è registrato un filo comune riconducibile ad un diffuso senso di delusione, di sconcerto, attenuato appena da un desiderio riformatore per restituire dignità e identità alla città. Mi sia consentito oggi di raccomandare, a chi sarà premiato dal consenso degli elettori, di sottoporre alcuni punti programmatici che, a mio avviso, dovranno dare l’avvio a una campagna elettorale orientata sui fatti e non basata su soli slogan. Il primo punto riguarda la questione morale. Non v’è dubbio che questo valore fa la differenza tra i candidati. L’aria cupa che oggi si respira induce a ritenere che sul voto di maggio incombono, in misura diversa, e con le dovute eccezioni, i cosiddetti comitati di affari. Questi sono dietro ad alcune candidature e sono pronti a mettere le mani sulla città. Lo sono fino al punto di spaccare la solidarietà dei partiti, agendo impunemente, anche in presenza di possibili conflitti di interesse. Sono i beneficiari dell’assenza di pensiero e di politica, dotati di grande cinismo, spiccato opportunismo e dedizione all’affarismo. Sono, in realtà, i responsabili del degrado che ha reso la città dolente e balcanizzata. Per evitare il rischio che siano essi i futuri gestori dell’amministrazione della città occorre che l’elettore non si faccia incantare da promesse o suggestionare dal potere che i rappresentanti di tali comitati mettono in campo. Il secondo punto di cui tenere conto riguarda il ruolo che s’intende dare alla città. In sostanza quali strategie bisogna attuare per immettere Avellino sulle grandi direttrici di sviluppo regionale e meridionale. Una città chiusa in se stessa è destinata ad affogare nella mediocrità.
Essa, invece, deve aprirsi alle nuove opportunità, realizzando infrastrutture che avvicinino il capoluogo irpino a porti, ad aeroporti, alle strutture del sapere. La classe dirigente che guiderà la città dovrà essere in grado di diventare protagonista del futuro migliore, dando impulso alle opere già progettate, come la Napoli-Bari o la dorsale appenninica che ricongiunge i due mari, Tirreno e Adriatico. Così come deve esercitare un ruolo attivo nella realizzazione della Stazione Hirpinia con l’Alta velocità. Fino ad ora di queste occasioni non si è discusso, neanche in questa campagna elettorale che è mortificata dal personalismo e da uno scontro condito di cinismo. Parlando di strategie non si può ignorare il rapporto con l’Europa e la conseguente capacità progettuale per ottenere i fondi sia per l’innovazione tecnologica, che per la creazione di nuovi posti di lavoro.
Da questo punto di vista va riempito di concretezza il rapporto con la Regione che non deve essere improntato sul clientelismo spicciolo, ma fondato sulla pretesa di sacrosanti diritti. Sempre nell’ambito del ruolo strategico, occorre ricreare un rapporto costruttivo con la vicina Università di Fisciano, ma anche con le Università Federico II e Suor Orsola Benincasa, elaborando un piano residenziale per gli studenti e chiedendo il concorso per la creazione di centri di ricerca secondo le vocazioni territoriali. Certo, occorrerà del tempo per raggiungere i risultati, ma prima si comincia meglio è. Questione morale, ruolo, ma anche città dei servizi. In questo settore si parte da zero. Tenuto conto che sulla città quotidianamente si registra una notevole mobilità di lavoratori da ogni parte della provincia, occorre attivare una politica dei trasporti che risponda, nella efficienza, a collegamenti meno penalizzanti e più al servizio del cittadino. E’ assurdo, ad esempio, che la gestione dell’Air, oramai del tutto salernizzata, penalizzi l’utente, costringendolo a turni massacranti. La politica dei servizi al cittadino può trarre vantaggio soprattutto da strumenti esistenti e mai attivati.
Come la cosiddetta Area vasta. Oggi è una grande incognita. Ciascuno dei Comuni che ne fanno parte ragiona ancora in termini di campanilismo. Non è definita l’espansione. Non c’è un’idea che possa fare riferimento a quali sono i Comuni e che ruolo devono avere in un progetto di connessione per servizi comuni. Per i servizi al cittadino si dovrebbe attivare anche il Piano di zona. Così come è oggi, la struttura finanziata dalla Regione vive di morte eterna. Rissa tra Comuni per accaparrarsi il ruolo di guida, risorse che si sprecano in modo scandaloso e lontano dai fini dell’istituzione, gestione clientelare che aumenta il precariato e crea illusioni per il futuro. E’ il caso del Piano di zona di Avellino che arrossisce di vergogna rispetto allo stesso strumento in altre realtà come, ad esempio, Atripalda in cui i risultati raggiunti sono per ora pregevoli e soddisfacenti per l’utenza. Soffermandomi ancora sul che cosa fare per rendere governabile la città, io penso che occorre fare chiarezza sul rapporto amministratori e burocrazia. La macchina organizzativa è il presupposto per poter agire in trasparenza e legalità. Fino ad oggi una burocrazia infetta ha condizionato il potere politico amministrativo, usando finanche il ricatto in alcune circostanze.
Un buon sindaco deve poter contare sul proprio decisionismo, l’autorevolezza e il coraggio. Deve essere in grado di fare pulizia davanti all’uscio della propria casa. Deve sapere che la tattica della burocrazia è abbastanza nota: cedere al compromesso per potere successivamente ricattare. In questo modesto contributo che intendo dare a chi sarà chiamato a governare la città, un ruolo fondamentale ha la cultura. Da essa parte la vera svolta per la città di Avellino. Si tratta di mettere in rete le tante associazioni che operano sul territorio. Di attivare, anche con una politica divulgativa, i tanti fermenti sommersi nella città. Aprire alla società strutture del sapere come il “Centro studi Guido Dorso” i centri di ricerca, Crom di Mercogliano e Biogem di Ariano. Attivare i solitari laboratori di arte e mestieri che operano in solitudine sul territorio. Da tutti questi possono venire un supporto per favorire occupazione e tentare di fermare la fuga dei cervelli. Mi chiedo: è davvero difficile realizzare tutto questo, assumendo la responsabilità per il lavoro da compiere? Credo, sinceramente, di no. Sono convinto che dopo il grande naufragio, per tempeste inattese e insperate, la svolta può venire. Ed essere credibile. A condizione che ciascuno faccia la propria parte in trasparenza e legalità.
E’ necessario che si attivi anzitutto chi è animato da una grande passione civile, chi nutre amore per la propria città, coloro i quali sono oggi indignati per lo stato miserevole e di degrado raggiunto, i molti che operano nel silenzio e nella discrezione per il bene comune. I tanti indecisi che possono diventare preda del malaffare. Un voto espresso con questi sentimenti è la buona occasione per ridare ad Avellino dignità e identità.

di Gianni Festa

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