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Alfonso, lo Sponz e il senso del sacro

Ci ha lasciati Alfonso Nannariello, scrittore, pensatore, insegnante in Calitri. In una piccola comunità i personaggi ingigantiscono, ma ancora di più chi sa accompagnare e decifrare la vita di quella comunità. Basterebbero i libri che Alfonso ha scritto, libri in cui partendo da topografie minime si riassume la storia del mondo. “Via Concezione”, “L’indole del rovo”: Nannariello sapeva riconoscere il senso del Sacro che abita l’uomo in ogni sua forma, senza mai trascurare la carne di cui siamo fatti. I suoi scritti decifrano il mondo che ha abitato a partire dalla lingua, quel dialetto che definiva “senza grasso di vocali” e poi, ogni memoria, ogni stralcio di rito passato al setaccio, rielaborato e posto in relazione con la più ampia cultura che tutti ci comprende. Una persona gentile, sempre attenta al prossimo, dalla mente complessa, agitata e infebbrata. Un pedagogo che tutti ricordano con grande riconoscenza; generazioni sono passate dalla sua “ora di religione”. Degli studi seminariali, dopo avere rinunciato al sacerdozio, aveva conservato e applicato, nella vita, la sua personale concezione della Buona Novella. Una concezione abitata dalla piena consapevolezza che non può esserci Bene senza Male, che Michele Arcangelo non può fare a meno del Diavolo che sta calpestando sotto i piedi e che insieme compongono un’unica figura. Si preoccupava di quelle larve che latravano sotto al Santo legno della Croce, i demoni, i cacciati dal cielo, anche loro guaivano, come il Dio abbandonato dal Dio…perché, perché ci hai abbandonato? Tutti verranno salvati da questo Sacrificio tranne noi. Che salvezza è questa, se non è salvezza per tutti? Tutte cose di cui ho avuto il privilegio di discutere in conversazioni gravide di visioni e di umano coinvolgimento. Nello scorso anno, sul piccolo palco dello Sponz lo abbiamo visto interrompersi commosso mentre ci leggeva e traduceva all’italiano i sonetti di Canio Vallario, poeta cantatore del paese. Il suo intervento sulla poesia dialettale riassumeva la millenaria lotta con la fame delle genti dell’osso, che aveva reso così ossuta anche la loro lingua. Un intervento palpitante e magistrale. Era l’ultimo progetto editoriale a cui ha lavorato e a cui cercheremo di dare presto pubblicazione. Per tutti noi che abbiamo beneficiato del suo profondo senso di umanità, della sua dedizione alla comunità, all’insegnamento, e anche all’amicizia sempre dimostrata con la presenza attiva a ogni edizione di Sponz Fest, resta il cordoglio e l’enorme tristezza per questa perdita inattesa e incolmabile. Ne “Il paese dei Coppoloni”, i pensieri attribuiti al personaggio de “lo Spretato” sono frutto di memorabili conversazioni, profonde ed estremamente comiche in cui Santi, Riavoli (diavoli) e Patraterno si fondevano senza soluzione di continuità nella commedia umana. Un ulteriore motivo per ringraziare Alfonso della sua generosità intellettuale e della sua amicizia.

di Vinicio Capossela

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