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         L’editoriale del Direttore Gianni Festa di domenica 19 gennaio: “Quel centro che non c’è”, che commentava la notizia dell’ennesimo tentativo dell’on.le Gianfranco Rotondi di far rinascere una nuova Dc ( la 3.0), oltre a suscitare un vasto consenso, ha stimolato un interessante dibattito con l’intervento dell’on.le Giuseppe Gargani pubblicato nella edizione del 21 gennaio.

Da anni l’irpino Rotondi, come un novello Diogene che, con la lanterna accesa anche di giorno, andava alla ricerca dell’Uomo, va alla ricerca dei democristiani da ripresentare in un nuovo partito di centro conservando lo storico simbolo dello scudo crociato che chiamerebbe “Partito del Popolo d’Italia”. Il Direttore Festa si domandava se la rinascita della DC fosse tra le cose realizzabili stante i tentativi falliti in m tutti questi anni ed il nuovo contesto politico-sociale e se un eventuale nuovo Centro potesse guardare a destra. Gargani rilevava la velleità e l’anti storicità del progetto e comunicava di aver dato vita, nei giorni scorsi, ad una Federazione popolare dei democratici cristiani” che riverberasse ii valori del popolarismo sturziano e si richiamasse alla dottrina sociale della Chiesa, ritenendo che in Italia ci fosse ancora bisogno di un partito di centro alternativo sia alla destra che alla sinistra. Imputava alla nuova legge elettorale maggioritaria, ed alla cecità della classe politica del tempo la fine della Dc e dei partiti di centro e concludeva sulla necessità di una nuova cultura di centro. Purtroppo la DC è finita perché aveva esaurita la sua funzione storica e lo scenario politico -sociale in Italia, in Europa e nel Mondo era totalmente cambiato con Tangentopoli, la caduta del muro di Berlino e la fine dei blocchi, la fine delle ideologie, la globalizzazione e, non ultimo, il berlusconismo con la trasformazione della politica in un prodotto di mercato assoggettandola alle sue regole ed enfatizzando l’offerta con la pubblicità/comunicazione. Oggi i partiti hanno sempre meno idee e più condottieri solitari e il sistema delle alleanze poggia più sulla spartizione del potere che sul come risolvere i problemi della gente e su quali riforme fare. Inoltre le estreme sono profondamente cambiate. Le destre (Meloni e Salvini) hanno radicato un sovranismo nutrito di separazione, divisione, anti europeismo, anti euro, oltreché anti immigrazione. Le sinistre si sono liberal democratizzate, affrancandosi dal marxismo e, purtroppo, anche da un certo operaismo e sono diventate forze di governo affidabili e responsabili. Tra queste due forze c’è una miriade di altri partiti e movimenti che si muovono, più o meno spregiudicatamente, nello scenario politico collocandosi tra i due schieramenti. Da Italia Viva di Renzi, che è uscito dal PD e si muove con spregiudicatezza, al M5S che si sta squagliando nella sua ambiguità, ai partitini di Calenda, della Bonino, di Leu, di quello che resta di F:I e la nuova fondazione della Carfagna, tutti da ristrutturarsi in vista di una nuova legge elettorale proporzionale. Ibfine ci sono le Sardine, tutte da scoprire. A questi si aggiungerebbero i nuovi partitini del centro che si richiamerebbero, direttamente o indirettamente alla DC. Ci vorrebbe un Federatore dotato di carisma e autorevolezza che si stenta a vedere in Renzi. Alla fine, e ancora per un buon tratto di strada, bisognerebbe tener conto della destra che avanza in tutta Europa, e di una sinistra che andrebbe unita in un nuovo partito dei democratici. Tutti coloro che si pongono al centro dovranno scegliere: con Salvini e la Meloni o con Zingaretti e Bersani. E’ altrettanto velleitario un nuovo movimento popolare (più europeo), almeno per le prossime legislature che si ponesse come polo di attrazione maggioritario. Non si vedono alternative e Gargani e Rotondi dovranno scegliere, non potendo continuare a stare con il cane Lulù.

di Nino Lanzetta

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