Un tassello prezioso nella ricostruzione della memoria di Montecalvo. E’“Il manoscritto di P. Fr. Samuele Isabelli da Montecalvo”, a cura di Jacopo Manna, presentato questo pomeriggio presso la sede dell’Archivio di Stato, pubblicato con il sostegno dell’amministrazione comunale nell’ambito dei Giovedì della lettura. A confrontarsi con l’autore Lorenzo Terzi, direttore dell’Archivio di Stato di Avellino e Francesco Barra, già Professore di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Salerno. E’ Barra a sottolineare il ruolo importante svolto da Montecalvo nella storia medievale irpina, “un ruolo non semplice da ricostruire, a causa della distruzione dell’archivio feudale e della dispersione degli archivi familiari. Di qui la centralità dell’intervento di recupero del manoscritto, un intervento complesso, come spiega il curatore, proprio perché l’opera ci è giunta incompleta e frammentaria. Ad essere stati ritrovati, sono, infatti, gli appunti del Padre Isabelli che si accingeva a scrivere un testo più organico. Malgrado ciò, il manoscritto offre molteplici spunti di ricerca, a partire dalla formazione dell’abitato di Montecalvo, frutto del passaggio dalle parrocchie familiari a quella territoriale nel 1760. Fino al rapporto col feudo di Corsano, paese autonomo fino all’età napoleonica, per poi entrare nel territorio di Montecalvo. Il centro irpino ha rappresentato nei secoli uno snodo fondamentale di transiti legati al commercio di viaggiatori provenienti da tutto il Mezzogiorno appenninico, dall’Abruzzo alla Puglia, dalla Basilicata alla Campania, segnato dalla presenza di famiglie importanti come i Bozzaotra, i Pirotti, i Battinelli”.
Il direttore dell’Archivio di Stato Terzi ha posto l’accento sull’importanza della salvaguardia degli archivi “Il manoscritto apparteneva all’archivio di Carlo Pignatelli, andato, poi, disperso. A salvarlo saranno i privati che lo avevano acquistato e custodito poi nel tempo “Nel 1917 era garantita dalla legge la vigilanza sugli archivi ma non era ancora stata estesa agli archivi privati. Nel 1874 era stata creata la rete delle sovrintendenze archivistiche, pochi anni dopo, le sovrintendenze che avevano compiti di vigilanza vennero abolite e la vigilanza restò alla cura degli archivi di Stato. Vigilanza, poi, estesa agli archivi statali e agli archivi degli enti locali, non agli archivi privati, perché l’impostazione liberale e liberista del del regno d’Italia, subito dopo l’unità, non consentiva di intervenire sulla proprietà privata. Soltanto con la legge del 1939 si arriverà alla ricostituzione delle sovrintendenze archivistiche e una vera e propria disciplina della tutela della vigilanza sugli archivi privati. Ad essere sancito è il principio dell’interesse storico particolare degli archivi, una volta che l’archivio è stato notificato e dichiarato di interesse storico. Di qui l’obbligo per il proprietario della conservazione dell’archivio stesso e del divieto di dispersione e di alienazione”.
A illustrare la complessità del recupero del manoscritto Jacopo Manna “E’ una testimonianza interessante perchè ci permette di osservare uno di quei piccoli cantieri in cui si andava formando la storiografia italiana contemporanea. Il testo era in una fase di non solo di montaggio dei materiali ma anche di revisione formale con pagine riempite di correzioni e cartigli che rivelano molto della mentalità dell’autore. Eppure, ad interessarmi erano proprio quelle presenze disturbanti che attraversavano di continuo il flusso del discorso e lo ostacolavano: mi rassegnai ad analizzarle con maggiore cura e feci anche due viaggi a Montecalvo per esaminare direttamente il manoscritto, cosa resa agevole dalla cortesia del suo proprietario Mario Aucelli”. Il manoscritto, come spiega Aucelli, gli fu donato nel1970 dallo zio dotto Alfonso, che lo aveva rinvenuto in un lotto di documenti da lui acquistati nella svendita dell’archivio del duca Carlo Pignatelli avvenuta a Montecalvo nel 1917. “Isabelli – prosegue Manna – deve aver radunato una certa quantità di testimonianze e documenti per poi organizzarli intorno ad alcuni temi principali che avrebbero costituito le quattro parti di una Storia di Montecalvo, dalla storia civile del territorio alle vicende dei frati francescani, dal clero secolare montecalvese agli edifici religiosi della cittadina”.

