In direzione Pd viene fuori il nome dell’imprenditore Walter Giordano, ma solo per bocciarlo. In realtà, ufficialmente non è un candidato dem, né gli alleati del campo largo lo hanno proposto. Ma se ne parla comunque. Un potenziale candidato divisivo, per il momento.
Ad aprire, nella sede dem di via Tagliamento, la discussione è il segretario provinciale del Partito Democratico, Maco Santo Alaia: “La costruzione della coalizione di centrosinistra deve partire da un programma condiviso e dall’individuazione di una leadership autorevole, frutto della sintesi”, dice.
“La figura del candidato sindaco espressione del Pd – aggiunge – deve essere in grado di interloquire con tutte le forze politiche del ‘campo largo’ e con associazioni civiche di area progressista”. Auspica una “sintesi di una scelta condivisa, frutto anche di mediazioni libere da veti e condizionamenti tra gli alleati. Anche al tavolo del campo largo è emersa la disponibilità dei partiti politici alleati a che sia il Pd ad avanzare la proposta della candidatura a sindaco della città per la coalizione”.
“Ciò nonostante, alcuni partiti, tra cui Sinistra Italiana e il Movimento 5 Stelle – spiega – si riservano il diritto di proporre propri nomi per la candidatura apicale, dichiarandosi, al tempo stesso, disponibili anche a valutare l’ipotesi di candidature civiche”. E ancora: “Giova rappresentare che, allo stato dei fatti, nelle sessioni dei lavori tenutesi al tavolo del ‘campo largo’ alcun nome riferibile ai partiti che lo compongono o di estrazione civica è stato proposto, ritenendo opportuno trattare innanzitutto del programma amministrativo della città”.
“Sinistra Italiana – sottolinea – ha ritenuto di lasciare il tavolo, manifestando dissenso rispetto al percorso intrapreso per l’individuazione del candidato apicale nonché per la costruzione della coalizione”. E ribadisce che ci sarà “incrollabile indisponibilità a subire veti e condizionamenti”.
Il primo a intervenire è Enzo De Luca, che fa un appello all’unità e a una discussione aperta e partecipata, che sia proficua per il Pd e che magari possa esprimere un candidato di partito per la città. Rosetta D’Amelio evidenzia come il risultato del referendum rafforzi il centrosinistra, il campo largo e il Pd. Anche ad Avellino.
Anche Vanni Chieffo chiede che il partito parta da un nome condiviso, con una chiara caratterizzazione politica: un candidato Pd, ad Ariano come ad Avellino. E mette in guardia il capogruppo regionale dem Maurizio Petracca, presente all’incontro: la scelta di candidare l’attuale presidente della Provincia (Rino Buonopane, anche lui presente alla direzione, ndr) fu presa in modo troppo veloce. “Guardiamoci bene dalle scelte di pancia”. La soluzione ideale sarebbero state le primarie.
Annamaria Pascale sottolinea che l’alleanza di campo largo è imprescindibile e molto probabilmente vincente. E non è corretto fare paragoni con quanto accade in altre province (a Salerno, ad esempio, ndr), perché due anni fa ad Avellino il fronte progressista non ha vinto per un soffio.
Antonio Gengaro scommette su una candidatura politica: è la classe politica che deve decidere. Per l’ex candidato sindaco è stato un gesto “vergognoso” l’esclusione delle associazioni fin dall’inizio, non solo per il loro potenziale elettorale, ma perché si è esclusa una parte fondamentale nella costruzione dell’alleanza. No a “giochetti”: c’è un vulnus che va sanato. “Mi auguro che non sia l’unica direzione prima del voto. Se qualcuno pensa di cambiare la linea politica del Pd per fare qualcosa che assomiglia alla peggiore Dc, commette un grave errore. La formula di alleanza è il campo largo: il segretario è stato votato per questo e ne è responsabile. L’alleanza è sacra e va consolidata”.
Nicola Giordano ricorda che i manifesti fatti affiggere in città volevano essere un segnale di attenzione rispetto a una difficoltà diffusa: “Non abbiamo un’idea di città”. E sulla scelta del candidato: il metodo delle primarie era stato deciso dalla direzione Pd. Ora il tavolo del centrosinistra sarà il momento della verità e non della ratifica di una decisione già presa: “Altrimenti toglietemi dalla terna dei possibili candidati (Luca Cipriano, Enza Ambrosone e lo stesso Nicola Giordano ndr). Perché non mi convince ciò che sta succedendo. Ci sono dei ‘killer politici’ che hanno come obiettivo di non far passare i nomi del Pd, con il solo scopo di allargare l’alleanza?”, si interroga.
Secondo Sara Iannaccone, la linea del partito, come indicato dalla segretaria nazionale Elly Schlein, non può che essere progressista. Pellegrino Palmieri è il primo a fare il nome di Walter Giordano: “L’ho sentito dalla stampa, non lo conosco”. L’ex candidato alla segreteria Pd, esponente di Radici e Futuro, propone nomi di partito: “Francesco Todisco non è solo un buon compagno di viaggio, ma sarebbe un ottimo sindaco. Una scelta di coraggio”. A margine dell’incontro aggiunge che tra i candidati potrebbe esserci anche Antonello Cerrato.
Per Gerardo Capodilupo bisogna darsi un metodo, altrimenti si perde tempo: il Pd ha la prima parola.
Francesca Di Iorio affonda sul nome di Walter Giordano: “Non possiamo indicare un candidato sindaco in potenziale conflitto di interessi, non possiamo non prendere in considerazione la Carta di Pisa, né scegliere un nome che non sia riconducibile al centrosinistra. Dobbiamo essere chiari e dire dove vogliamo andare. Il Pd non è un pullman. Dobbiamo scegliere un candidato del campo largo. Lo dobbiamo agli elettori e ai militanti”.
Lello De Stefano avverte che dopo il “Festa due” potrebbe esserci un “Festa tre”, proprio per colpa del Pd. Però – osserva – all’unanimità gli interventi in direzione bocciano, per ora, questa prospettiva. De Stefano propone che al tavolo ci sia una delegazione del Pd insieme al segretario: “Almeno le sensibilità più presenti vanno rappresentate. Le associazioni vanno coinvolte, ma con criterio: Controvento ha eletto un consigliere, Si Può anche, e anche App aveva un consigliere nel 2019. Altre associazioni non sono mai state presenti in consiglio”.
Le conclusioni spettano al segretario: “Abbiamo chiarito che, a differenza di quanto accade in altre realtà al voto, ad Avellino il modello di alleanza per il Pd, come per gli alleati, è il campo largo, allargato al civismo di area progressista.
Non mi appassiona parlare di nomi, ma di criterio e di metodo. Al tavolo del centrosinistra altre forze politiche hanno annunciato di voler presentare un loro candidato, non escludendo di aprire a candidati civici. Non è una condizione che possiamo escludere o precludere: dovremo attrezzarci anche noi in base all’evoluzione del tavolo degli alleati. Il luogo della discussione è la direzione, il Pd, non la piazza. Non posso smentire ciò che dice chi, non so a che titolo e in che modo, ha parlato con l’imprenditore Giordano. La scelta di un civismo non è al ribasso. Todisco è stato candidato alle europee, non so perché debba essere escluso da una valutazione dei possibili candidati”.




