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Anche quest’anno è stato un Natale di guerra. Il secondo della pandemia, trascorso tra la paura, i veti, le restrizioni e la voglia di riprendere le abitudini di sempre. Si è stati in trincea come i soldati della prima guerra mondiale raccontati nel celebre libro di Enrich Maria Remark: “Niente di nuovo sul fronte occidentale” tra la fame, la fatica, i pidocchi e la voglia di farla finita con una guerra assurda non sentita dai soldati che nei giorni di Natale riuscivano persino a scambiarsi gli auguri anche con gli avversari della trincea di fronte. La voglia di tornare a vivere la vita di prima, tra lo shopping nei negozi dalle vetrine luccicanti, il lusso, gli sprechi, il superfluo, che un consumismo sfrenato e alimentato da una pubblicità ingannevole e interessata non riesce a ridimensionare, è prevalsa sulla riflessione, l’intimità la vita in comune con impropri cari che la modernità e gli usi allontanano sempre di più. “Natale non sia solo una variazione di menù” ammoniva, negli anni sessanta, il compianto don Mario Borelli antesignano dei preti di strada che a Napoli, dopo la seconda guerra mondiale, fondò la” Casa dello scugnizzo” che accoglieva i ragazzi di strada dando loro un tetto, un tozzo di pane, un mestiere e una educazione che avrebbe potuto inserirli nella società. Diceva Messa nella Cappella dei Gerolamini, sempre molto seguita anche da noi giovani universitari. Non era ancora arrivato il consumismo ma la previsione si è avverata.

C’è stata nell’animo di molti italiani una sottovalutazione dei pericoli, che una quarta ondata ha riportato di attualità, e una voglia di fuggire da una realtà che si inquadra perfettamente in una tendenza a considerare il presente e, nel caso specifico, il Natale come una fuga del reale. “Si fa strada l’impressione che la fuga dalla realtà appare a molti come l’unica possibilità di acquietarsi! Scrive il teologo Julian Carròn dell’Università del Sacro Cuore sul Corriere del 24.

Il virus dilaga. Siamo alla quarta ondata e l’Italia potrebbe avviarsi a tingersi di arancione con tutte le conseguenze del caso. In un mese sono raddoppiati i contagi e i morti continuano a crescere. Gli ultimi dati parlano di oltre 44.000 contagi e 168 morti in un solo giorno. Oltre un milione e mezzo sono in quarantena e l’indice di contagio è salito al 5,6%. In Lombardia la situazione peggiore. Nella sola Milano si contano più di 5000 contagi forse perché la vita è più convulsa e gli assembramenti, i viaggi sono più frequenti. La vaccinazione continua a ritmo serrato e si fanno numerosi tamponi ma il governatore Fontana assicura che non ci saranno chiusure. Draghi ha preso misure contraddittorie tra veti e impuntature di una maggioranza che si fa sempre più rissosa e antepone gli interessi elettorali a quelli generali con poco senso dello Stato e della Comunità. Comunque a Capodanno niente cenone, chiusura delle discoteche, mascherina anche all’aperto e aumento dei controlli.

Per chiudere una riflessione finale riportando alcuni brani di una preghiera di Natale di Padre Davide Maria Turoldo, morto nel 1992 che ha la freschezza dell’attualità: “Signore … Vieni a fare giustizia di tutti gli egoismi; ad abbassare le montagne dell’orgoglio, a colmare le valli della miseria. Vieni a liberare gli schiavi e i carcerati, a soccorrere i disoccupati, a sfamare gli affamati; vieni a confortare i disperati, a proteggere le donne e i bambini; a guarire i malati, a risuscitare i morti. Gesù agnello di Dio, vieni a portare la pace dove infuria la guerra, vieni a fondere in un popolo solo l’Europa, a compore in armonia tutti i continenti!”

Un sereno e buon anno nuovo!

di Nino Lanzetta

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