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ArcelorMittal, un anno di attese: sindacato e lavoratori in piazza

A un anno di distanza dalla chiusura dello stabilimento ArcelorMittal, sindacato e lavoratori scendono in piazza. Le organizzazioni sindacali FIM, FIOM, UILM e UGLM di Avellino hanno promosso per il prossimo 12 marzo una manifestazione pubblica davanti alla Prefettura di Avellino. “La scelta della multinazionale di abbandonare il nostro territorio – si legge nella nota sindacale – indebolisce pesantemente la presenza industriale e l’occupazione locale, colpendo non solo i lavoratori direttamente coinvolti, ma l’intero tessuto economico della provincia”.

“A un anno dalla chiusura, nonostante la lotta dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, non
si è ancora riusciti a individuare una soluzione capace di garantire certezze occupazionali e
prospettive concrete di rilancio produttivo.
Una condizione che non può essere accettata.
Per questo riteniamo indispensabile che quello stabilimento venga riaperto e che si costruisca
un percorso serio e condiviso di reindustrializzazione. La scelta di manifestare davanti alla Prefettura nasce dalla consapevolezza del ruolo
istituzionale che essa rappresenta e dall’attenzione e sensibilità che il Prefetto ha sempre dimostrato verso la vertenza industriale.
In questo senso, la mobilitazione vuole essere anche un momento di confronto e di
responsabilizzazione di tutte le istituzioni coinvolte”.

La manifestazione sarà inoltre occasione per sostenere l’iniziativa dell’Assessore regionale
Fulvio Bonavitacola, “impegnato nella ricerca di una soluzione che rispetti le parti coinvolte e
possa ridare un’opportunità concreta ai lavoratori licenziati. La vertenza si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante: le aree interne come l’Irpinia stanno vivendo un progressivo spopolamento, aggravato dalla deindustrializzazione e dalla carenza di opportunità occupazionali. Ogni fabbrica che chiude non rappresenta solo posti di lavoro perduti, ma un ulteriore colpo
alla tenuta sociale, economica e demografica del territorio. Senza un presidio industriale solido,
le comunità si indeboliscono, i giovani sono costretti a partire e il declino diventa strutturale.
Chiediamo con forza politiche industriali a sostegno del comparto metalmeccanico,
investimenti in infrastrutture materiali e immateriali e una strategia di sviluppo che rimetta al centro industria e lavoro, soprattutto nelle aree interne del Mezzogiorno. Perché senza industria l’Irpinia muore. Ed è una prospettiva – concludono – che non intendiamo accettare”.

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