Martina ha undici anni e custodisce dentro di sé il desiderio più profondo di tanti bambini e adolescenti: essere riconosciuta, ascoltata, accolta. Sentirsi dire da qualcuno: «Io ti vedo».
Da questo bisogno universale di attenzione e vicinanza nasce “Io ti vedo”, il nuovo romanzo di Domenico Pece, autore irpino originario di Serra di Pratola, piccolo paese dell’Irpinia vicino ad Avellino, da anni residente a Piacenza. Pubblicato da Edizioni Pontegobbo e arricchito dalla prefazione della psicologa piacentina Chiara Remondini, il libro affronta con delicatezza uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la fragilità dei giovani e il bisogno di sentirsi visti, compresi e accompagnati. Attraverso la storia di Martina, il lettore entra nel mondo silenzioso di tanti ragazzi che vivono paure, insicurezze e solitudini spesso difficili da raccontare. Ragazzi che non chiedono necessariamente risposte immediate, ma prima di tutto uno sguardo capace di accorgersi di loro.
“Io ti vedo” è una storia rivolta ai giovani, ma soprattutto agli adulti: genitori, insegnanti, educatori e all’intera comunità educante, chiamata ogni giorno a costruire relazioni autentiche e a sostenere le nuove generazioni nel loro percorso di crescita. «Ho scritto ‘Io ti vedo’ perché credo che molti ragazzi oggi soffrano non per mancanza di parole, ma per mancanza di sguardi capaci di accoglierli. Viviamo in un tempo in cui comunichiamo continuamente, ma spesso facciamo fatica ad ascoltare davvero. Questo libro vuole essere un invito ad accorgersi degli altri, soprattutto di chi porta dentro un dolore che non riesce a esprimere», racconta l’autore Domenico Pece. Il romanzo non nasce soltanto come racconto, ma come strumento educativo e di riflessione che entrerà concretamente nelle scuole come testo di lettura. “Io ti vedo” sarà infatti utilizzato dagli studenti, dagli insegnanti e dalla comunità educante per affrontare, attraverso la lettura e il confronto, temi fondamentali come le emozioni, le fragilità giovanili, l’ascolto e il valore delle relazioni. La storia di Martina diventa così uno spazio in cui tanti ragazzi possono riconoscersi e, allo stesso tempo, un’occasione per gli adulti di comprendere meglio il mondo interiore delle nuove generazioni, imparando a cogliere quei segnali che spesso rimangono nascosti. In un periodo storico in cui il disagio dei giovani emerge sempre più spesso nelle famiglie e nelle scuole, “Io ti vedo” porta tra i banchi un messaggio di consapevolezza e speranza: fermarsi, osservare e imparare a riconoscere ciò che non sempre viene detto. Perché dietro un silenzio può esserci una richiesta di aiuto. E dietro ogni ragazzo che si sente invisibile c’è il desiderio profondo di essere accolto. “Io ti vedo” diventa così un ponte tra generazioni e un invito a ricordare una verità semplice ma fondamentale: prima ancora di essere guidati, i ragazzi hanno bisogno di sentirsi riconosciuti. Hanno bisogno di qualcuno capace di guardarli davvero e dire loro: «Io ti vedo».



