Ieri si è tenuta a Santa Paolina un’intensa e partecipata assemblea organizzata dal gruppo consiliare di opposizione “Libertà e Partecipazione”.
In un’ora e mezza di confronto con tanti cittadini interessati, i consiglieri Giovanni Egidio, Fausto Aufiero e Felice Egidio hanno trattato in maniera chirurgica un problema che affligge da ben 7 mesi la comunità: la chiusura del tratto stradale di Corso Vittorio Veneto. Una situazione che ha causato innumerevoli disagi anche ai comuni limitrofi e che ha portato, soprattutto, alla chiusura di diverse attività commerciali, oltre a penalizzare fortemente il fatturato di molte altre.
Ad aprire l’assise è stato Egidio: “Un gruppo dirigente che da 7 mesi non esprime una parola in merito a una così terribile condizione socio-economica in cui versa il paese non merita di essere definito tale. Un cantiere infinito, con tanti dubbi sull’effettiva realizzazione degli obiettivi prefissati in fase di progettazione; dubbi che solo noi abbiamo cercato di portare in discussione per rendere giustizia alla comunità penalizzata e, soprattutto, alle attività commerciali fortemente minacciate, alcune delle quali hanno addirittura cessato l’attività. Eppure, nonostante le nostre numerose segnalazioni, alcune attività ludico-ricreative sono state svolte egualmente: feste, sagre, mostre ed esposizioni, senza tenere minimamente in considerazione la sicurezza e l’incolumità dei cittadini che hanno sostato all’interno di un cantiere privo di qualsiasi accorgimento in termini di sicurezza personale. 7 mesi senza una minima idea di ristoro e sostegno alle attività chiuse, salvo poi approvare uno schema di avviso pubblico con criteri impossibili e inaccettabili, che prevede un importo minimo di 400 euro, ovvero circa 50 euro mensili. Se dopo 20 anni queste sono le soluzioni, farebbero meglio a dimettersi, nel rispetto dei cittadini offesi e danneggiati”.
Ha proseguito poi Aufiero: “Nulla è stato risparmiato dal disagio della chiusura stradale: studi medici, farmacie, studi professionali, negozi, chiese e uffici. Una comunità ridotta a paese fantasma nella totale indifferenza dell’amministrazione comunale. Abbiamo lavorato intensamente per cercare di tutelare i cittadini, tenendo bene in mente la responsabilità di non peggiorare condizioni già fortemente critiche, e portando avanti il nostro lavoro di denuncia e controllo attraverso la produzione di documenti importanti, per poi vederci presentare un programma di ristori ridicolo e offensivo”.
In conclusione, ancora Egidio che ha dichiarato: “Il modus operandi di questa gestione e la mancanza di trasparenza sulle opere in esecuzione fanno pensare ai vecchi tempi dei podestà. Noi ci siamo intestati la battaglia della democrazia e della partecipazione — che qui viene spesso manipolata — fino alla fine del mandato naturale. Ed è per questo che ci confrontiamo con i cittadini: affinché sappiano come stanno le cose e possano farsi un’idea personale della situazione. Come nel caso dell’avviso pubblico per i ristori alle attività decimate: un avviso che assomiglia a un’elemosina, che non tiene in considerazione i mancati guadagni di 7 mesi, che pretende la regolarità nel pagamento dei tributi per attività che non hanno potuto lavorare, che obbliga i commercianti a dimostrare cose ovvie come il calo del fatturato e che impone criteri asfissianti e inaccettabili. Ma, soprattutto, è un provvedimento che non gode di copertura economica e non prevede alcuna responsabilità per il Comune: l’apoteosi del fallimento amministrativo e gestionale”.

