“La notizia è che dopo 32 anni i democristiani tornano a parlarsi: questo porta sempre dei segni positivi, perché introduce un linguaggio di concretezza e serenità”, ha sottolineato Gianfranco Rotondi, promotore dell’assemblea degli “esterni Dc” che si è tenuta ieri e oggi ad Avellino. I lavori si sono riaperti con la celebrazione della Santa Messa in suffragio di Paolo Cirino Pomicino, officiata da don Patrizio Coppola.
Nel corso del dibattito, Luciano Ciocchetti, deputato di Fratelli d’Italia, ha espresso una posizione critica rispetto all’ipotesi di rifondare un partito della Democrazia Cristiana: “Si registra una volontà ancora di portare avanti un’ipotesi di progetto di partito della Democrazia Cristiana. Io penso invece che noi dovremmo lavorare a ricordare e a valorizzare i 50 anni di cose straordinarie che ha fatto la Democrazia Cristiana in questo Paese, le grandi questioni che hanno salvato questo Paese, che l’hanno fatto crescere, l’hanno fatto diventare una potenza industriale”.
Ha poi aggiunto: “Purtroppo, in molti casi questo dibattito, il confronto tra chi ancora tiene viva questa esperienza, di cui ho fatto parte anch’io, dal CCD all’UDC, fino ai tentativi con Raffaele Fitto di Direzione Italia, rischia di mettere in cattiva luce questa storia e di non offrire, invece, una straordinaria opportunità per far conoscere la Democrazia Cristiana a tante persone che non l’hanno vissuta”.
Ciocchetti ha inoltre ricordato: “Perché ricordo che gli ultimi che hanno votato per la DC, quella vera, sono quelli nati nel 1974. Perché l’ultima volta che si è votato col simbolo dello scudo crociato era il 1992. Già nel 1993, nelle elezioni comunali di Roma e di Napoli, non si votò col simbolo della Democrazia Cristiana”.
In collegamento video è intervenuto anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, che ha riflettuto sul ruolo del cattolicesimo nella politica contemporanea: “Verosimilmente esista ancora un ampio spazio di esercizio politico per il cattolicesimo”, ma “probabilmente non esiste oggi un effettivo ed attuale spazio per un partito di ispirazione cattolica nella forma e nella dimensione del passato”.
Lagalla ha quindi osservato: “Il bisogno di un contenitore politico unitario tende ad essere sempre meno avvertito, mentre cresce la partecipazione dei cattolici all’interno di diversi schieramenti”. E ha aggiunto che il contributo dei cattolici continua a manifestarsi come “cultura diffusa”, fondata su valori quali la dignità della persona, la solidarietà, la sussidiarietà e la giustizia sociale.
“L’attuale scenario politico – conclude Lagalla – vede i cattolici presenti in modo diffuso ma non unitario, in un sistema plurale che riflette la complessità della società contemporanea e il progressivo tramonto delle grandi ideologie”.
Nel suo intervento, Mara Carfagna ha posto l’accento sulla fase politica attuale: “Siamo reduci da una sconfitta pesante, quella del referendum di domenica”, evidenziando come il risultato rappresenti un punto di svolta. “Il centrodestra ha l’urgenza e la necessita’ di ridefinire la sua proposta politica nell’ultimo anno di legislatura”, ha affermato, indicando la necessità di costruire una “piattaforma programmatica rinnovata e credibile”.
“Questo non e’ il momento evidentemente di affrontare le grandi questioni, le grandi riforme che noi riteniamo necessarie, ma che probabilmente vengono percepite come distanti e come lontane da molti”. Da qui la linea: “Ora e’ il momento di affrontare quei problemi che le persone sentono vicini, quei problemi vicini alle persone, al cittadino, alle famiglie, alle imprese”.
Carfagna ha quindi indicato con chiarezza la priorità del Mezzogiorno: “Il consiglio che io mi sento di dare prima di tutto a me stessa è quello di spostarci dalle grandi questioni e di scendere nella quotidianità che vivono cittadini, famiglie e imprese”.
“Non ho alcun dubbio su cosa sia questo qualcosa che oggi si trascura. È il Sud, è la questione meridionale”. Ha poi sottolineato: “Non esiste famiglia, non esiste ragazza, ragazzo, non esiste imprenditore che tutti i giorni non sbatta contro il muro della disuguaglianza, un muro che rende difficile, a volte impossibile, l’accesso a diritti costituzionali che altrove sono garantiti”, aggiungendo che “chi fa politica ha il dovere di abbattere quel muro”.
Rivendicando i risultati ottenuti, ha dichiarato: “Il Sud dal 2021 al 2024 è cresciuto più della media nazionale, lo si deve, come certifica la Svimez, ad una mia azione di governo”, ricordando: “Quando nel 2021 volli battermi per inserire nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la cosiddetta Quota Sud”.
Infine, ha evidenziato: “Abbiamo dimostrato che il Sud è stato capace di spendere le risorse, li sta spendendo e questo consente un riavvicinamento rispetto al resto del Paese, sfatando il luogo comune che i soldi al Sud siano soldi persi”. E ha concluso: “Il tema Sud dev’essere un tema a cui guardare con attenzione e che può accomunare esperienze diverse, perché al di là delle appartenenze ci unisce una visione della politica, della società e delle istituzioni”.
E ancora, l’ex ministro Dc Enzo Scotti, ha richiamato la necessità di una riflessione più ampia: “Se rileggiamo l’esperienza di De Gasperi, vediamo come si costruì un’intesa tra cattolici, cristiani e Chiesa cattolica, che fu alla base di un progetto politico forte e credibile”.
“Oggi il dialogo si è in parte capovolto e rischia di perdere quella capacità di convergenza che è stata decisiva per la costruzione dell’Europa”. Scotti ha quindi aggiunto: “Il rapporto con gli Stati Uniti e con lo scenario internazionale richiede una nuova capacità di integrazione e di proposta”.
Infine, ha concluso: “Dobbiamo chiederci cosa vogliamo rilanciare, perché oggi rischiamo di non avere una cultura politica adeguata a governare i processi di trasformazione in atto”.

A concludere è Rotondi: “Le idee della Democrazia Cristiana hanno segnato la storia repubblicana e oggi sono diffuse in tutti gli schieramenti. È il segno di un successo storico, ma anche della necessità di costruire una proposta nuova, autonoma e attuale”, ha detto. E ha invitato a superare le logiche di posizionamento: “Non basta dirsi di centro, né dividersi tra destra e sinistra. Un soggetto politico nasce per fare delle cose: servono priorità programmatiche chiare e una missione riconoscibile”. Secondo l’ex ministro, il laicato cattolico può ancora svolgere un ruolo significativo, “a condizione di ritrovare autonomia di giudizio e capacità di proposta, senza inseguire etichette”. Infine, la proposta di avviare un percorso nazionale di confronto: “Replicheremo questa esperienza in diverse città italiane, per costruire nuove idee ricostruttive capaci di dare contenuto e prospettiva all’impegno politico dei cattolici”.





