Alessandro Nesta è diventato il nuovo allenatore dell’Avellino. L’ex allenatore del Monza ha accettato l’incarico in Serie B con la squadra irpina firmando un biennale fino al 30 giugno 2028. L’ex difensore e campione del mondo con l’Italia nel 2006 ,si è presentato alla stampa ufficialmente mostrando enorme entusiasmo per questa nuova esperienza, la sua prima al Sud e ad Avellino : «Ho grande voglia di rivalsa, dopo la retrocessione col Monza. Ad Avellino porto la mia rabbia e voglio giocarmela. Le mie ambizioni vanno di pari passo con quelle dell’Avellino».Nesta porta con sé l’intero staff: il vice allenatore Lorenzo Rubinacci, i collaboratori tecnici Massimo Lo Monaco e Vincenzo Varrica, il preparatore atletico Luca Morellin, l’allenatore dei portieri Raffaele Clemente e il match analyst Federico Soldano.
La trattativa, ha spiegato lo stesso Nesta, è stata rapida. «Ho subito avuto la sensazione di venire in un club che vuole crescere, che ha ambizione. Caratteristiche che non ho avuto da altre proposte. La trattativa è durata pochissimo, ci siamo piaciuti da subito». Un primo contatto c’era già stato a febbraio, ma il tecnico aveva declinato: «Non avevo ancora digerito la retrocessione. Non ero pronto a ripartire».
Sul piano tattico l’ex campione del mondo ha già in mente il modulo da adottare: «L’idea è quella della difesa a quattro. Possiamo cambiare qualcosa in partita, ma l’idea è quella», ha detto Nesta, aggiungendo una critica implicita alle mode tattiche degli ultimi anni: «La costruzione dal basso è stata esasperata. Dobbiamo essere più pratici. Mettere i giocatori nelle condizioni migliori». Spazio anche alla fantasia:
«Magari con un fantasista dietro le punte. Il calcio ha bisogno di talento, perché sono i giocatori di talento che ti fanno vincere le partite».
Soddisfatto il direttore sportivo Mario Aiello: «Dopo aver parlato con Nesta, abbiamo subito trovato una condivisione di idee sul calcio. Abbiamo riscontrato umiltà, voglia di mettersi in gioco». Il presidente D’Agostino ha chiuso il cerchio: «Siamo contenti di essere riusciti a portarlo ad Avellino e siamo convinti che farà molto bene».
Tra i temi toccati in conferenza, il rapporto con i giovani. Un giornalista ha ricordato la sua esperienza personale quando da giovanissimo durante un allenamento con la prima squadra della Lazio ruppe tibia e perone a Gascoigne. «L’ha formata quell’esperienza nella crescita umana? – viene chiesto a Nesta che puntualmente risponde –. Fu una crescita disumana in realtà”. Il tecnico se ne esce con una battuta e poi ricorda, anche con un pizzico di ironia misto a paura, quanto accadde quando aveva solo 16 anni. Erano altri tempi, una volta il ragazzino che si allenava con la prima squadra non poteva neanche cambiarsi, ti facevano cambiare in autostrada – spiega, scatenando la risata generale in sala stampa –. Adesso è impensabile una cosa del genere. Io ebbi la sfortuna di spaccare una gamba al giocatore più costoso della Lazio (Gascoigne ndr). Ero un bambino che arrivava dalla Primavera. Tornai a casa in elicottero, mi volevano ammazzare. Oggi i ragazzi sono più fragili, vanno accompagnarti e supportati, vanno fatti sbagliare, è diverso. Anche con i figli, se li sgridi sempre vai contro un muro, perciò ogni tanto qualche fiammata bisogna dargliela, ma se ti fai sempre prendere dalla rabbia reagisce male, devi trattarli bene i ragazzi”
Infine un filo personale che lega Nesta all’Irpinia: il suocero Raffaele Pagnozzi, ex dirigente del Coni è originario di san Martino Valle Caudina, dove la moglie ha trascorso lunghi periodi. «Sicuramente questo fa piacere», ha ammesso il tecnico.
Sul fronte stadio, il presidente D’Agostino ha fatto il punto: «Ho parlato con il sindaco Nello Pizza, stiamo attendendo la formazione della Giunta. L’idea è di proseguire il progetto nato con la vecchia amministrazione. A Montefalcione, col centro sportivo, siamo a buon punto. I lavori dovrebbero iniziare a metà settembre».
Chiudendo sulla sua storia in panchina — Miami FC, Perugia, Frosinone, Reggiana e Monza — Nesta ha chiesto di essere giudicato per quello che farà, non per quello che è stato: «Sono orgoglioso di ciò che ho fatto ma ora è un nuovo capitolo. La mia carriera da calciatore non deve essere un peso. Io vengo ad Avellino perché ho entusiasmo».













