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Avellino si svuota: nascite in calo e giovani in fuga, la provincia perde 34mila abitanti in vent’anni

di Anna Bembo

La mappa dell’Italia si sta lentamente svuotando, e il Sud è la zona che perde più pezzi. Secondo il nuovo report Svimez, tra il 2014 e il 2024 il Paese ha perso 1,4 milioni di abitanti, di cui quasi un milione nel Mezzogiorno. A pesare è soprattutto il saldo naturale negativo: meno nascite e più decessi, con un calo del 3,8% solo in parte compensato dai flussi migratori interni ed esteri.

Il volto di questa crisi si vede nitidamente anche in Irpinia.

Al 1° gennaio 2025 la provincia di Avellino contava 394.759 abitanti, con un calo di 2.214 unità in un solo anno (-0,6%). Nel lungo periodo, dal 2002, la popolazione è scesa di quasi 34 mila persone, un dato che parla di interi paesi svuotati e di famiglie che non si formano più.

Il 2024 ha segnato in provincia 2.423 nascite a fronte di 4.649 decessi: un saldo naturale negativo di 2.226 unità. Il lieve saldo migratorio positivo (+12) non basta a bilanciare la perdita: si registrano infatti più partenze che arrivi, con 9.362 cancellazioni di residenza verso altri comuni italiani contro 8.020 iscrizioni. Hanno pesato anche i 1.118 trasferimenti all’estero, compensati solo in parte dai 2.472 arrivi dall’estero.

«Siamo di fronte a un vero impoverimento demografico – spiegano dalla Svimez – che colpisce soprattutto la parte più giovane e dinamica del Paese». Tra il 2019 e il 2023, infatti, 88 mila giovani italiani laureati tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia, mentre nello stesso periodo ne sono arrivati circa 77 mila dall’estero. Nel Sud il quadro peggiora per l’emigrazione interna: solo nel 2024, dei 52 mila meridionali trasferiti al Centro-Nord, oltre il 55% aveva tra i 25 e i 34 anni.

Per l’Irpinia, questo significa scuole che si svuotano e paesi che invecchiano. Se le tendenze non cambieranno, la Svimez stima che entro il 2035 la scuola primaria italiana perderà oltre mezzo milione di alunni, di cui quasi 200 mila solo al Sud. Alcune regioni pagheranno un prezzo altissimo: Sardegna (-35%), Abruzzo (-25,8%), Molise (-23,6%), Basilicata (-23,5%) e Puglia (-23,3%). In Campania il calo è meno marcato, ma comunque consistente, e il rischio di chiusura di piccoli plessi scolastici è concreto: oggi in Italia circa 3 mila comuni, quasi la metà nel Mezzogiorno, rischiano di perdere la loro unica scuola primaria.

Per Avellino e i paesi dell’Irpinia non è solo un problema di numeri. Lo spopolamento trascina con sé pezzi di economia e di identità. Il mercato del lavoro locale offre poche prospettive ai giovani, che cercano altrove opportunità e stabilità. Il minore afflusso di migranti, che altrove ha attenuato il calo, qui non è sufficiente a garantire il ricambio generazionale.

Un capitolo a parte riguarda i servizi: la presenza di soli 16.165 residenti stranieri (4,1% del totale) dimostra come la provincia, pur avendo spazio e bisogno di nuova forza lavoro, resti poco attrattiva. Il Pnrr, con i suoi investimenti in infrastrutture sociali, rappresenta un’occasione cruciale: in particolare l’ampliamento degli asili nido, la cui spesa nei comuni italiani è cresciuta di dieci volte rispetto al periodo pre-Pnrr. Secondo le stime Svimez, grazie a questi investimenti la copertura di posti nido nel Sud è passata dal 6,8% al 13,8%, mentre nel Centro-Nord dal 17% al 21,8%.

Portare a termine tutti i progetti significherebbe raggiungere ovunque una copertura del 25%, favorendo così l’occupazione femminile e giovanile e rendendo più attrattivi i territori. È un obiettivo ambizioso, che potrebbe rallentare la fuga dei giovani e contribuire a ricostruire una rete di servizi capace di trattenere famiglie e nuove nascite.

La fotografia che emerge è quella di una provincia in sofferenza silenziosa: meno culle, più funerali, e un lento ma costante svuotamento che rischia di lasciare paesi senza bambini, scuole senza classi, intere comunità senza futuro. «Il Paese continua a perdere la sua parte più giovane e dinamica», ha avvertito il rapporto Svimez. In Irpinia, questo allarme non è un dato astratto: è già una realtà che si legge nei numeri e, soprattutto, si vede ogni giorno nelle strade e nelle piazze sempre più vuote.

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