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Barbati Coldiretti (Avellino): “Il comparto sta reggendo, ma servono innovazione e una visione strategica”

di Egidio Leonardo Caruso

Qual è lo stato di salute del settore agro-alimentare ad Avellino e provincia, quali battaglie si stanno portando avanti per la tutela del comparto e dei consumatori, quali prospettive future? Lo abbiamo chiesto alla Presidente di Coldiretti Avellino, Veronica Barbati.

Qual è lo stato di salute del comparto agricolo ad Avellino e provincia?

La situazione è molto complicata lo scoppio del conflitto in Medioriente fa il paio con quello già in corso da quattro anni fra Russia e Ucraina, gli impatti sono importanti non solo in riferimento ai prezzi del gasolio che in questo momento è il più attenzionato, ma anche per quel che riguarda i mezzi tecnici di produzione e i fertilizzanti. Ulteriori fattori che incidono negativamente sono: la fragilità di alcune filiere ad esempio, sul grano duro abbiamo portato avanti una grande battaglia che ha visto coinvolte anche le istituzioni, per rafforzare le filiere e sostenere in primis gli agricoltori, attualmente stiamo assistendo a fenomeni speculativi che da un lato fanno lievitare i costi dei prodotti finiti mentre dell’altro, non premiano il lavoro dei produttori che molto spesso si vedono riconosciuto un prezzo fortemente ridotto.

In un tale contesto tutti i grandi temi quali: la trasparenza sul mercato, l’etichettatura, gli accordi commerciali dove ancora non riusciamo a vedere affermato il principio di reciprocità, hanno un impatto che connesso al quadro geopolitico internazionale sicuramente, contribuisce fortemente ad aggravare la situazione. Uno dei filoni sui quali stiamo lavorando alacremente, è quello del Codice Doganale per modificare il famoso art. 60, sull’acquisizione dell’origine dei prodotti, che può avvenire tenendo conto dell’origine delle materie prime oppure, secondo il principio dell’ultima lavorazione sostanziale, questo fa sì che prodotti semilavorati come il triplo concentrato di pomodoro, sulla base di questo secondo principio, arriva nel nostro Paese e attraverso tale processo diventa un prodotto Made in Italy, il che è francamente inaccettabile anche in un’ottica di garanzia e trasparenza nei confronti di cittadini e consumatori.

Quali misure di tutela ritenete si possano applicare concretamente nel breve periodo?

Si tratta di una domanda molto complessa dipende dalle diverse filiere, l’Irpinia è un territorio molto variegato abbiamo la filiera, vitivinicola, cerealicola, castanicola, corilicola, non è possibile generalizzare. Per quel che riguarda i fenomeni speculativi in atto, come Coldiretti abbiamo già sollecitato in primis la Guardia di Finanza affinché promuova azioni di controllo e monitoraggio, si tratta di un intervento attuabile nel breve che eviterebbe una cosa francamente odiosa in un momento di fragilità come quello che stiamo vivendo.

Rispetto a tutti gli altri temi invece, abbiamo premuto sia a livello nazionale che regionale affinché si adottassero misure di sostegno diretto agli agricoltori, come i contratti di filiera, da parte nostra c’è la massima attenzione, occorrono interventi di sistema che consentano di dare certezze, anche per poter programmare gli investimenti.

Quali filiere produttive soffrono maggiormente?

Sicuramente c’è una situazione di fragilità in diverse filiere: vitivinicola, corilicola, olivicola, in quest’ultima se da un lato si è assistito ad una parziale riduzione dei quantitativi, dall’altro c’è stato un incremento delle rese produttive, creando un effetto “a macchia di leopardo”, sostanzialmente possiamo dire che abbiamo retto.

Al netto delle difficoltà delle singole filiere c’è un tema trasversale che riguarda gli investimenti nel nostro settore in termini di: innovazione, ricambio generazionale che va rafforzato, nonostante la Campania risulta essere una delle Regioni con il numero più alto di giovani imprenditori agricoli, in termini percentuali siamo ancora molto indietro, è necessario lavorarci.

L’aumento dei costi che sfiora il 30% in più, unito alla riduzione dei prezzi riconosciuti al produttore, è un elemento che incide fortemente. Bisogna sempre ricordare che un imprenditore è anch’esso un cittadino, e quindi un consumatore, tuttavia al netto delle criticità legate al momento storico, crediamo si possano contenere i danni.

Si parla molto di Brand Irpinia e delle sue eccellenze produttive, a che punto siamo?

C’è bisogno di un lavoro importante sulla valorizzazione e promozione dei nostri prodotti sul mercato, vero è che sono in campo una serie di misure, penso a quanto è stato fatto con il Piano Olivicolo Regionale, che ha mostrato un overbooking spaventoso rispetto alle risorse disponibili, parliamo di 30 milioni di euro e di richieste di finanziamenti per circa 150 milioni di euro.

Come Irpinia abbiamo presentato una filiera di 4 milioni di euro, che prevede non soltanto investimenti tesi a rafforzare la produttività ma soprattutto, attività di formazione e consulenza per la parte agronomica e di gestione degli impianti.

Credo e crediamo come organizzazione di categoria, che sia importante riorganizzare bene le risorse, serve uno sforzo d’insieme condiviso in termini di progettualità che sono in campo, dobbiamo avere la capacità di metterle insieme e finalizzarle per la crescita e il futuro del territorio, che è interesse di tutti.

Consiglierebbe ai giovani oggi di investire in agricoltura?

Assolutamente sì, investire oggi in agricoltura è profondamente diverso rispetto a decenni fa, attualmente abbiamo dalla nostra la possibilità di implementare una serie di innovazioni a supporto del settore agricolo che lo rendono più smart: digitalizzazione, informatizzazione, l’imprenditore agricolo odierno ha bisogno di competenze trasversali. Penso alla trasformazione dei cibi, l’agricoltura green, l’utilizzo dei droni, che se da un loto rendono le imprese agricole più leggere e performanti nella gestione delle risorse, dall’altro tutto questo, può rappresentare un’opportunità per quanti pur non volendo intraprendere un percorso imprenditoriale, si dotino di tutte quelle competenze necessarie, di uno sguardo, ed una visione nuova in questo settore.

Bisogna avere ben chiaro cosa si vuole fare, poi si mettono in campo le progettualità, se cominciamo a guardare al nostro territorio e alle sue enormi potenzialità, francamente le possibilità ci sono. Ai giovani dico: “con un progetto ben fatto, è davvero possibile realizzare un sogno nella nostra amata Irpinia”.

Quest’anno si celebra l’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici, quali prospettive?

Un altro dato che ci lascia ben sperare riguarda proprio la presenza delle donne in agricoltura, Avellino è la prima Provincia in Italia per numero di imprenditrici agricole, nella stragrande maggioranza dei casi le donne investono molto di più rispetto agli uomini nella diversificazione aziendale, è un fenomeno interessante e molto vivace. Le imprese condotte da donne realizzano un certo valore aggiunto, l’identikit dell’impresa al femminile, è quasi sempre quello di un capo azienda che ha viaggiato, molto spesso plurilingue, laureata, aspetti davvero molto positivi in cui l’Irpinia sta dando e rappresentando il meglio di sé, siamo prossime a raggiungere una sostanziale parità con la componente maschile, quindi sicuramente le prospettive per il futuro sono rosee.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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