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Video/Blitz della DIA a Salerno per scambio elettorale, 10 misure cautelari: arresto bis per Franco Alfieri, ex collaboratore di De Luca

Tra i dieci arresti di stamane della Direzione Investigativa Antimafia di Salerno c’è anche Franco Alfieri, ex sindaco di Capaccio Paestum ed ex capo della segreteria del governatore Vincenzo De Luca, che risulta tra le persone ai domiciliari. Alfieri, nello scorso mese di ottobre, era stato già arrestato nell’ambito di un’indagine della Procura salernitana su presunti appalti pilotati.

Il blitz della Dia è scattato all’alba tra Torchiara Capaccio Paestum, Baronissi, Terni e Sulmona. I dieci indagati sono accusati, a vario titolo, di scambio elettorale politico-mafioso, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico d’armi e favoreggiamento. Il Gip, su richiesta della Dda di Salerno, ha disposto 10 misure cautelari tra carcere e arresti domiciliariAlfieri, nello scorso mese di ottobre, era stato già arrestato nell’ambito di un’indagine della Procura salernitana su presunti appalti pilotati.

Da quanto si apprende, come già avvenuto in casi simili, la Commissione parlamentare Antimafia ha chiesto le carte dell’inchiesta.
ex presidente della Provincia di Salerno ed ex sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri, è tra i 10 arrestati nell’ambito dell’inchiesta sullo scambio politico-mafioso tra Campania ed Abruzzo.

Il materiale investigativo raccolto ha consentito di contestare un patto elettorale politico mafioso fra Squecco, Nobili e Alfieri, avente ad oggetto “la raccolta di voti in favore del politico in occasione delle competizioni elettorali amministrative del Comune di Capaccio del 2019 in cambio del mantenimento della struttura denominata Lido Kennedy, all’epoca già attinta da provvedimenti ablatori, nella disponibilità di Squecco, anche tramite prestanome”.

Secondo quanto ritenuto nella ordinanza cautelare, Squecco, a seguito “dell’inevitabile parziale abbattimento eseguito dall’amministrazione comunale di Capaccio Paestum del Lido Kennedy, abbattimento resosi necessario a causa di un evento naturale che lo aveva reso pericoloso per la pubblica incolumità, si determinò – ritenendo violato il patto siglato nel 2019 – a veicolare al sindaco Alfieri esplicite minacce rivolte alla sua persona al fine di impedire l’abbattimento della citata struttura balneare, tramite Antonio Bernardi, appartenente alla polizia locale di Capaccio Paestum e Michele Pecora, dipendente dell’ufficio cimiteriale di Capaccio Paestum, persone vicine allo Squecco, le quali, a tal fine, avrebbero avvicinato Mariarosaria Picariello, assessore dimissionaria alle politiche sociali del citato comune. Quest’ultima avrebbe riferito, secondo quanto emerso dalle intercettazioni e dai successivi riscontri, ad Alfieri i messaggi minatori dello Squecco”.

Successivamente, ad abbattimento del lido Kennedy avvenuto, Squecco avrebbe dato corso ad una serie di incontri con tre soggetti provenienti da Baronissi, Antonio Cosentino, Domenico De Cesare e Angelo Genovese, “i primi due pregiudicati”. A costoro, Squecco “avrebbe commissionato un attentato dinamitardo in danno del sindaco Alfieri. L’attentato, studiato nei minimi particolari con sopralluoghi e studio delle mappe, non sarebbe stato portato a compimento per un mancato accordo con i baronissesi. A questi ultimi, sulla base delle intercettazioni, è stato contestato il possesso di esplosivi e di armi da guerra e comuni da sparo, tra le quali un Uzi ed un kalashnikov”.

Nel corso delle investigazioni, sono stati raccolti indizi di colpevolezza ritenuti gravi dal gip in ordine al reato di tentato omicidio perpetrato da Domenico De Cesare nei confronti del noto esponente del clan Genovese operante a Baronissi e zone limitrofe, Angelo Genovese, il cui “movente sarebbe da ricercarsi in una tentata estorsione posta in essere da quest’ultimo nei riguardi del primo”. Al consigliere dimissionario Picariello è contestato il reato di favoreggiamento personale in quanto con le sue dichiarazioni mendaci ed omissive rese alla polizia giudiziaria avrebbe aiutato Squecco, Bernardi e Pecora a eludere le indagini in corso.

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