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Borrelli: i De Filippo cruciali nella storia del teatro. Lo sguardo di Eduardo richiama quello di Sorrentino

Dal rapporto conflittuale tra i fratelli De Filippo allo sguardo su Napoli di Eduardo, non così diverso da quello del regista Paolo Sorrentino. Lo sottolinea lo scrittore Ciro Borrelli nel corso del confronto, alla libreria Mondadori, sul volume da lui curato “Peppino De Filippo. Tra palcoscenico e cinepresa”, edito da Kairos. A dialogare con l’autore Pasquale Luca Nacca di Insieme per Avellino e l’Irpinia e la professoressa Marilena Guarino. Un incontro che si carica di un valore forte a 40 anni dalla scomparsa di Eduardo De Filippo

“Si è detto tanto sul rapporto tra Eduardo e Peppino – prosegue Borrelli – quel che è certo è che tutti e tre i fratelli avevano caratteri forti, a cui si affiancava un grande desiderio di rivalsa, determinato dalla loro storia familiare, figli illegittimi di Eduardo Scarpetta. Peppino, poi, era stato allontanato dalla mamma e portato in campagna a vivere con la balia, quando tornerà a Napoli dalla mamma, sarà per lui un trauma e  non risparmierà dure accuse al padre. Quanto alla conflittualità tra Eduardo e Peppino, era legata innanzitutto all’antagonismo tra due grandi artisti ma anche al differente repertorio che proponevano  e a storie di donne. Nella compagnia di Eduardo era entrata, infatti, una giovane attrice molto bella, Lidia Maresca, di cui Peppino, malgrado fosse sposato con Adele Carloni, si innamorerà perdutamente. Eduardo la licenzierà anche per accontentare Titina, il cui marito era fratello della moglie di Peppino. Adele era cognata di Titina a cui non era passata inosservata la relazione tra Peppino e Lidia. Una scelta, quella di licenziare Lidia, che indispettirà Peppino, tanto da convincerlo a lasciare la compagnia e a trasferirsi a Roma per raggiungere Lidia, dove si dedicherà al teatro di rivista per poi fondare una sua compagnia. Le strade tra i due artisti si separano, si consuma una lite che li vedrà riconciliarsi solo al capezzale di Peppino, quando il figlio di questi, Luigi, che cercherà sempre di mantenere un contatto con lo zio Eduardo, lo chiamerà per comunicargli che il padre sta male. Alcuni attori raccontano però che si incontrassero per delle partite a scopa, nelle quali non si scambiavano neppure una parola. Eppure proprio quelle partite erano un modo per mantenere l’amicizia. Malgrado ciò, lo stesso Eduardo, dopo la sua morte, fedele al suo personaggio, dirà di sentire la mancanza di Peppino come partner artistico e non come fratello”.

Borrelli spiega come “La separazione consentirà a entrambi di esprimersi al meglio, solo dopo l’allontanamento di Peppino, Eduardo scriverà alcuni dei suoi capolavori come ‘Napoli milionaria’, come se solo allora si sentisse libero di esprimere sè stesso. Lo stesso Peppino scrive testi teatrali ma soprattutto dimostrerà di essere un grande attore al pari Totò, non certo una spalla. Di grande interesse anche il progetto del ‘Teatro in lingua italiana’ da lui fondato in cui gli attori delle commedie recitano in italiano ma ciascuno con l’inflessione e gli accenti legati al proprio dialetto, così da rendere le scene più verosimili. Inoltre, proprio al cinema lavoreranno ancora insieme in una pellicola come ‘Non ti pago’ nel ruolo di antagonisti”. Del resto, spiega Borrelli, malgrado tutto, sarà proprio Peppino a sostenere con forza Eduardo dopo la morte della figlia Luisella e della moglie Tea. E sul suo Fuitivenne spiega “Il suo era un invito a lasciare Napoli per riuscire a comprenderne meglio le contraddizioni da lontano, proprio come farà poi un regista come Sorrentino, I loro sguardi sembrano quasi sovrapporsi”. Non nasconde l’amarezza per la mancanza di “video delle commedie che videro insieme sul palco i tre fratelli. Per fortuna sono arrivati fino a noi i film”. Luca Nacca si sofferma sul difficile contesto in cui vissero i De Filippo “tanto da finire nelle mire dei fascisti”

 

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Floriana Guerriero

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