di Rosa Bianco
Nel tempo incerto e accelerato della contemporaneità, esistono ancora luoghi in cui il cinema riesce a sottrarsi alla logica del consumo rapido per ritrovare la propria vocazione più autentica: quella di spazio etico, laboratorio di pensiero e occasione di incontro umano. È quanto si è vissuto ieri sera a Montefredane, nella suggestiva cornice della Tenuta Ippocrate, dove si è tenuto il primo appuntamento del cineforum telematico del Caudium Film Festival, dedicato ai temi cruciali dell’ambiente e della disabilità.
Si è trattato di un esordio particolarmente riuscito, capace di coniugare rigore culturale e intensità emotiva. In uno scenario che naturalmente invita alla riflessione sul rapporto tra uomo e territorio, il cinema ha assunto una funzione alta e necessaria: non semplice intrattenimento, ma strumento di consapevolezza. I quattro docufilm in programma – 48 GRADI, BLUE E KI, GOCCE DI RUGIADA, THE WELL – hanno tracciato un percorso narrativo coerente e penetrante, affrontando con linguaggi differenti ma complementari le fragilità dell’ecosistema, le contraddizioni dello sviluppo e la responsabilità etica dell’agire umano.
A presentare la serata sono stati gli interventi di Alfonso Bruno, direttore artistico e presidente del Centro Studi Cinematografici, di Noè Mollica, presidente dell’associazione universale EMPATIA APS e del Caudium Film Festival, e di Rosa Bianco, giornalista del Corriere dell’Irpinia. I loro contributi hanno offerto chiavi di lettura autorevoli, ampliando l’orizzonte del dibattito e restituendo al cinema la sua dimensione pedagogica e civile.
Il primo appuntamento del cineforum telematico ha così confermato la solidità di un progetto culturale che intreccia territorio, pensiero e arte, valorizzando l’Irpinia come spazio di elaborazione critica e di confronto. L’Irpinia si è rivelata ancora una volta terreno fertile per iniziative capaci di incidere nel tessuto sociale e di generare dialogo consapevole.
Particolarmente significativa è stata la risposta del pubblico, molto attento, sensibile e partecipe alla discussione seguita alla proiezione dei quattro docufilm. L’interesse non si è esaurito nella visione, ma si è tradotto in un confronto vivo e profondo, segno di una comunità che avverte l’urgenza delle questioni ambientali e sociali e desidera comprenderle attraverso il linguaggio potente delle immagini. La proposta culturale, di grande impatto emotivo sui temi dell’ambiente e della disabilità, è stata ampiamente apprezzata, registrando un alto gradimento e confermando quanto il cinema d’autore, quando si fa etica e responsabilità, sappia ancora toccare corde intime e generare autentica partecipazione collettiva.




