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Cioran, l’ottimismo di un pessimista. Sabato la presentazione del libro

Con perizia quasi entomologica, lo scrittore irpino Vincenzo Fiore racconta pubblico e privato, noto e meno noto, di colui che fece dell’«inconveniente di essere nati» la propria bandiera personale.

Attingendo all’ampio corpus cioraniano, nonché a una vasta letteratura critica, spesso in lingua romena, con l’aggiunta dei preziosi contributi della giornalista venezuelana Carol Prunhuber e del fotografo Vasco Szinetar, Fiore consegna al pubblico uno dei più completi ritratti del pensatore che siano mai stati concepiti. C’è motivo di gioire, dunque, dinanzi al suo “Emil Cioran. La filosofia come de-fascinazione e la scrittura come terapia” (Nulla die). Dal controverso periodo romeno alla svolta parigina dell’«apolide metafisico», nulla è lasciato al caso. Ed è proprio in questa divaricazione geografica una delle possibili chiavi interpretative del Cioran pensiero. Forse solo la sottile pregnanza di uno sguardo “periferico” è in grado di penetrare fino in fondo i meccanismi che governano il funzionamento del cuore pulsante. Il filosofo, in altre parole, sarebbe portatore di quella prospettiva “esterna”, che se da un lato gli consente di mostrare l’assurdità del vivere, dall’altro si rivela la fonte dei suoi mali. Come afferma lo stesso Cioran, «Diventiamo imparziali con tutte le cose, perché non partecipiamo più a nulla. Guardiamo in faccia tutto, con occhi ormai estranei» (p. 28).

Eppure egli non è stato nemmeno il nichilista che si suole dipingere: non già apologeta del suicidio, ma colui che ne coltiva l’idea al solo scopo di elaborare una strategia di sopravvivenza. Come scrive Fiore, «Ciò che rende tollerabile la vita è l’idea che se ne possa uscire in qualsiasi momento» (p. 157). Il paradosso è però dietro l’angolo: se nascere è un inconveniente, è anche vero che per poterlo affermare bisogna pur nascere. Di più: malgrado il filosofo considerasse nefasta la prospettiva di dare continuità alla specie, un’eredità l’ha lasciata eccome. E non potrebbe essere diversamente: demolire con humour nero ogni sapere che pretende di diventare assoluto, è un esercizio terapeutico che invita a resistere, più che a lasciarsi andare.

Evviva Cioran, dunque: apocalittico e integrato al tempo stesso, se non fosse venuto al mondo, bisognerebbe inventarlo.

Sabato 8 settembre, alle ore 18:00, il testo sarà presentato presso il Circolo della Stampa di Avellino, in un evento patrocinato dall’Alliance française. Oltre all’autore, interverrà lo psichiatra Francesco Franza. Gli intermezzi musicali saranno a cura della violinista M° Samantha Esposito.

Di Diego Infante

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