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Cito racconta la “Terra dell’Osso” tra memoria e cambiamento, nostalgia e desiderio di futuro: una bellezza fatta di pace e paesaggi

“A colpirmi di questa terra è stata la sua bellezza, che è tutt’uno con il senso di pace che qui si respira, un altro universo rispetto al caos di Napoli”. E’ il fotografo Francesco Cito a raccontare la mostra “Terra dell’Osso. Indagine sull’Irpinia”, a cura di Giovanni Menna, docente di architettura alla Federico II di Napoli, inaugurata il 20 giugno scorso al Museo Irpino. Un itinerario che è solo un tassello di una narrazione dedicata al territorio che proseguirà con altri due percorsi espositivi “Il lavoro – prosegue Cito, tra i massimi fotografi italiani – nasce inizialmente su commissione dei Feudi di San Gregorio e dunque da uno sguardo rivolto innanzitutto al paesaggio. Uno sguardo che si è allargato fino ad abbracciare l’industria, penso, ad esempio, ai fratelli Bruno di Grottaminarda con un’azienda all’avanguardia e le storie di uomini e donne che vivono su questo territorio”. Sottolinea come “L’Irpinia è già una realtà, dopo il terremo del 1980 ha saputo rialzarsi, non è più una terra che vive ai margini”.  La fotografia di Cito diventa così strumento di indagine e testimonianza, capace di restituire la complessità dell’Irpinia e delle sue anime. Campi di grano in mezzo ai quali si intravedono pale eoliche, aree abbandonate al degrado, strade che sembrano condurre in luoghi misteriosi, architetture rurali ed elementi della contemporaneità convivono nelle immagini in una tensione continua tra memoria e cambiamento, tra retaggio del passato e tensione verso il futuro, nostalgia e denuncia.

A prendere forma volti e storie fino a costruire un racconto, dalla statua della Vergine, espressione della fede di una comunità ai ragazzi che partecipano a una processione, da angoli di bellezza incontaminata a capannoni abbandonati, da giovani che fanno il bagno lungo il fiume a ruderi e discariche. Una mostra che è anche una chiamata all’azione, un invito a valorizzare un patrimonio inestimabile. “In questo suo ultimo progetto – scrive Giovanni Menna, curatore della mostra e docente di architettura alla Federico II di Napoli – il maestro napoletano dimostra di riuscire ad attribuire all’immagine di un luogo come di un volto, di una pietra come di una balla di fieno, un potere di rappresentazione che partecipa del significato autentico di un paesaggio, come lo sono i lieux haut di Debarbieux o gli icononemi di Turri. Quel significato che si annida nell’intricata rete di relazioni tra cose presenti e resti di cose perdute, tracce di res gestae e frammenti di historia rerum gestarum, fatti e memorie di fatti. Tutti residui: taluni sopravvissuti ai ritmi differenziali dei tempi della storia e altri, al contrario, che persistono nella sola forma del ricordo, del rimpianto, dell’ombra labile di un’assenza”. Accade così che nella sua ricerca lo sguardo dell’artista incontri quello del sociologo e dello storico con speciali sensori interiori, come si legge nelle note di presentazione del progetto, che trasformano lo sguardo in arte poetica. La fotografia  non si limita a registrare ciò che appare, ma prova a interpretare il territorio e le persone che lo abitano, costruendo una narrazione in cui il paesaggio diventa espressione di vissuti, identità e relazioni, interrogandosi sul senso dei luoghi.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso “Paesaggi in Transizione”, un progetto nato con l’obiettivo di indagare i cambiamenti che interessano i territori campani, attraverso il linguaggio della fotografia d’autore. L’intento non è soltanto documentare luoghi e paesaggi, ma offrire una lettura capace di cogliere dinamiche sociali, culturali e umane, mettendo al centro il rapporto tra ambiente e comunità. Alla mostra “Terra dell’osso” seguiranno “Greetings from Avellino. Cartoline da un tempo immobile” di Luigi Cipriano e “Laurum, transizioni e resistenze di una piccola città italiana” di Corrado Onorifico L’Irpinia, con la sua storia, le sue radici e le sue trasformazioni, diventa così il terreno di una ricerca che va oltre la semplice rappresentazione visiva.

Curata da Giovanni Menna, la mostra è prodotta dalla PIT Gallery di Napoli, galleria indipendente di Fuorigrotta, in collaborazione con Avellino Photo ed è riconosciuta Fiaf. Sarà visitabile tutti i giorni dal martedì al sabato dalle ore 09.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 fino al 20 giugno

Cito si conferma artista rigore documentario, forte sensibilità umana e straordinaria capacità narrativa. Vincitore di numerosi premi internazionali, tra cui il World Press Photo, Francesco Cito ha realizzato reportage e progetti fotografici che rappresentano oggi un punto di riferimento nella fotografia italiana e internazionale.

Negli ultimi anni la sua ricerca si è concentrata anche sul paesaggio e sulle trasformazioni sociali e ambientali del territorio italiano, mantenendo sempre uno sguardo intenso, etico e profondamente poetico.

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Floriana Guerriero

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