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Città Caudina: il processo avviato va avanti, poste le basi di una visione comune fondata sulla cultura

Non si arrende e guarda al futuro l’Unione dei Comuni Città Caudina. Prende atto dell’esito della selezione che non vede la candidatura proseguire nella selezione finale. «Ma parole come «sconfitta» o «vittoria», in questo caso – si legge nella nota – risultano profondamente estranee al senso e alla natura del percorso intrapreso. Un percorso di formazione, unico nel suo genere, non esclusivamente relegato nello stretto ambito tecnico di una progettazione culturale, ma qualcosa di molto più ambizioso. Qualcosa che, alla prova dei fatti, non era mai stato visto prima. Naturalmente manifestiamo le nostre congratulazioni alle dieci candidature selezionate, così come tutte quelle che non sono state selezionate. Pensiamo convintamente sia sempre una espressione positiva concorrere per un riconoscimento culturale che attivi i luoghi e le comunità».

Si ribadisce che «La candidatura di Città Caudina non è stata un esercizio competitivo nel significato tradizionale del termine, né ha seguito un tracciato professionale canonico. È stata, piuttosto, un’esperienza radicalmente diversa: un processo di scoperta e acquisizione di un sentimento collettivo, della costruzione di una coscienza condivisa, del riconoscimento reciproco. È stata la nascita di una coscienza comune scaturita da una grande storia purtroppo dimenticata e offesa dalla banalizzazione di un quotidiano permanente e marginale.  Quattordici municipalità, fintamente distinte, hanno riscoperto di appartenere a una stessa storia, una medesima provenienza delle memorie, e a uno stesso orizzonte di futuro, una stessa direzione. Da questo processo non è nata soltanto una candidatura, ma qualcosa di ben più profondo e ambizioso: la fondazione simbolica e culturale di una città nuova. Una città policentrica, metropolitana nella sua organizzazione e rurale nella sua matrice, contemporanea ed europea nella visione. Una città che non annulla le specificità locali, ma le mette in relazione, le fa dialogare, le rende sistema».

Si sottolinea il dialogo costante con i territori «Fondamentale, in questo percorso, è stata la risposta del territorio, la risposta delle comunità che lo abitano. Oltre cento proposte progettuali di grande qualità presentate nel dossier. Oltre cinquanta iniziative sono state attivate, dopo la presentazione del dossier, direttamente attraverso la candidatura o promosse dai soggetti che vi hanno aderito, con un protagonismo straordinario delle associazioni, degli operatori culturali, delle imprese e delle comunità locali. Un fenomeno semplicemente senza precedenti, una forza travolgente di entusiasmo che rappresenta uno dei documenti più eminenti di una vicenda che da idea complessa, poi scelta politica, giunge a rendersi storia di tutti. Una storia appena iniziata, una storia di riscatto autentico, una storia di chi ha compreso che il futuro non lo regala nessuno tranne la propria determinazione a costruirlo.  Un’energia che, diversamente da quanto accade altrove, non si è esaurita con la presentazione del dossier, ma che ha continuato a generare passione, lavoro, incontri, confronto e progettualità condivisa. Emblematica, in questo senso, la **Comunità di Pratica di Cervinara**, che ha visto la partecipazione attiva di circa sessanta soggetti tra aziende, operatori del turismo, della cultura e della creatività. Un laboratorio vivo, multiattoriale e multitematico, in cui agricoltura, turismo, cultura, arti, innovazione e pratiche digitali si sono intrecciati per costruire una visione nuova e condivisa».

Di qui la volontà di guardare al futuro «Da questo processo è emersa una proposta culturale originale e distintiva, capace di collocare la Città Caudina all’interno di un **orizzonte internazionale** di ricerca e sperimentazione sulle culture non esclusivamente urbane, sui territori rurali contemporanei e sulle nuove forme di urbanità policentrica. La candidatura ha attivato relazioni strutturate con **reti internazionali** impegnate sui temi della cultura rurale, della rigenerazione territoriale e delle economie culturali non metropolitane, oltre a un sistema di collaborazione scientifica che ha coinvolto cinque atenei nazionali e due atenei internazionali, conferendo solidità teorica e respiro europeo al progetto. A supporto di questo impianto, un Comitato Scientifico di primissimo livello ha accompagnato il percorso, garantendo qualità, profondità e autorevolezza alla visione proposta. Un vasto e prestigioso Comitato Promotore, che ha portato in dote autorevolezza e qualità istituzionale. Un lavoro che ha saputo tenere insieme ricerca, progettazione culturale, ascolto delle comunità e costruzione di immaginari futuri. Il dossier di candidatura è stato ideato e redatto da Alessandra Panzini (Marchingegno), Leandro Pisano e Giacomo Porrino, che hanno saputo tradurre questo grande patrimonio materiale e immateriale in una proposta culturale solida, coerente e profondamente innovativa. A loro va il nostro sincero ringraziamento per il prezioso lavoro svolto. Specialmente in questi giorni, la comunità che si è riconosciuta in questo percorso sta chiedendo con grande vigore di andare avanti. Proprio perché è stato percepito fin da subito come tutto questo non fosse soltanto il lavoro per un bando ministeriale. Il processo innescato è vissuto ormai come irreversibile. E come tale l’organismo deliberativo della Città Caudina ha solennemente dichiarato tale lo scorso 9 dicembre 2025. Un vero punto di svolta nella storia delle nostre comunità».

La consapevolezza è che  «è questa la dote più grande lasciata dalla candidatura: una comunità consapevole, organizzata, capace di pensarsi come città, abbandonando per sempre la deriva mortale della irrilevanza data dalla divisione in piccoli borghi senza destino. Se fino a un anno fa esisteva la Valle Caudina, un anno dopo inizia la Città Caudina. Non più soltanto un contenitore amministrativo, ma artefice di una storia nuova fatta di unità profonda che tutti insieme iniziamo a vivere».

IL progetto non finisce con l’esclusione dalle Città Finaliste «Al di là di qualsiasi esito selettivo o di qualsiasi risorsa economica, ciò che resta non sarà una capitale italiana della cultura, ma molto più ambiziosamente sarà un *capitale culturale, sociale e simbolico che continuerà a determinare effetti nel tempo. La candidatura di Città Caudina si è fatta strumento, motore e racconto di un processo che ha già robustamente superato il suo perimetro formale. Non è semplicemente una candidatura che non accede alla finale. È una città nuova che ha cominciato a esistere. Che piaccia o meno a qualcuno, la storia è già iniziata. E questo, per noi, è il risultato più alto cui potessimo aspirare. Esattamente un anno fa, nel gennaio del 2025, si prese atto della consapevolezza per la quale nel caso della Città Caudina la vera vittoria sarebbe stata presentarla questa candidatura. Perché dare avvio a questa nuova storia, a ben vedere, ci dà la consapevolezza felice di aver iniziato i lavori dell’opera pubblica più grande mai realizzata dai tempi dell’Acquedotto Carolino. E ancora una volta nel territorio della Valle Caudina, dentro la “Città Caudina».

Lo ribadisce Alessandra Panzini: «La candidatura è stata prima di tutto un’esperienza di ascolto, di costruzione condivisa e di messa a fuoco di una visione possibile. Un tempo concentrato ma densissimo, che ha fatto emergere energie, competenze e relazioni, e che ha permesso di raccontare un territorio non come somma di progetti, ma come organismo vivo, capace di immaginare il proprio futuro».

Sulla stessa linea Leandro Pisano: «La candidatura della Città Caudina non nasceva per conquistare un titolo, ma per aprire una possibilità: immaginare una città futura fondata sulla cultura come spazio comune, non come ornamento. Un territorio policentrico che non chiede di essere compensato, ma riconosciuto come luogo capace di visione. Questo resta il nostro risultato più vero: aver trasformato una candidatura in una questione politica sul modo di abitare questi luoghi».

Giacomo Porrino ricorda come: «Quel che rende la candidatura della Città Caudina unica nel suo genere nella storia di questo tipo di strumento, è la storia di una coscienza comune minuziosamente  ricostruita e riacquisita attraverso lo strumento di una progettualità pubblica, non per un caso culturale. Fuori da ogni velleitarismo legato alle logiche della competizione, questa vicenda è un percorso di formazione di cui la candidatura è solo il primo passo verso una storia antica già abitata nel futuro. Se un anno fa esisteva solo una valle, oggi assistiamo all’inizio di un processo che porterà alla nascita di una città. Tra quanto già si è avuto modo di realizzare fin qui, questa vicenda mostra come attraverso una idea sia stato possibile smantellare quelle infrastrutture della mediocrità allestendo una circolarità percettiva virtuosa lontano da ogni forma di evanescenza fatalista».

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