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Clan D’Ausilio: per la Cassazione condanna definitiva per “Mimì o sfregiato” e annullate per i suoi luogotenenti Tripodi

 

Come è noto, negli anni scorsi la Autorità giudiziaria napoletana aveva affermato la esistenza di una pericolosa organizzazione camorristica nel quartiere di Fuorigrotta della città partenopea, capeggiata da Domenico D’ausilio, soprannominato “Mimi ‘o sfregiato”.
I giudizi di merito avevano affermato la esistenza del clan, con decisione di primo grado emessa in data 18.07.14 dal Tribunale di Napoli – I sezione -, confermata quasi integralmente in data 26.01.15 dalla Corte di appello di Napoli – VI sezione -.
Numerosi erano i reati contestati: associazione a delinquere di stampo mafioso, due ipotesi di tentato omicidio, estorsioni, rapine, droga ed armi.
In appello la più forte riduzione della pena la ottenne Tripodi che passò da anni 29 ad anni 23 di reclusione a fronte della esistenza di ben dieci reati a suo carico, tutti di matrice mafiosa.
L’epilogo del processo in cassazione è stato per alcuni aspetti sorprendente .
La Corte Suprema di Cassazione – V sezione – ha confermato la sentenza di condanna di anni 26 di reclusione nei confronti del capo clan Domenico D’Ausilio, difeso dagli avvocati Krogh ed Aricò, confermando in toto quella resa dalla Corte .
I giudici di legittimità hanno ridotto la pena di mesi sei nei confronti di Scarpa Luca, difeso dall’avv. Francesco Liguori, la cui pena passa da anni tredici di reclusione ad anni dodici e mesi sei.
Ma la parte più significativa della decisione assunta dal massimo consesso riguarda i luogotenenti del boss, Tripodi e Marigliano, nell’interesse dei quali ha preso la parola in cassazione l’avvocato Dario Vannetiello del foro di Napoli il quale, cavalcando i ben diciassette motivi di ricorso da lui redatti nonché quelli a firma degli avvocati Mauro Valentino e Riccardo Ferone (che avevano anche difeso i predetti nei giudizi svolti innanzi alla A.G. napoletana) ha indubbiamente inciso sulle gravi accuse ed obiettivamente portato significativi benefici agli accusati.
Infatti, per Tripodi è stata esclusa la pesante aggravante dell’ essere uno dei capi del clan, nonché è stato assolto sia dal reato di rapina presso una gioielleria della città sia dal reato di detenzione di sostanza stupefacente.
Conseguentemente, dovrà svolgersi un nuovo giudizio in sede di rinvio innanzi alla Corte di appello di Napoli per la individuazione della pena che dovrà essere sicuramente più ridotta, nuovo giudizio ove dovranno essere valutati gli scritti difensivi degli avvocati Mauro Valentino e Riccardo Ferone.
Annullata anche la sentenza di condanna ad anni 23 nei confronti di Marigliano Gennaro, ritenuto il killer del gruppo; anche per lui la sentenza di condanna non è divenuta definitiva e dovrà essere svolto un nuovo giudizio per individuare la pena che merita Marigliano per aver partecipato alla associazione nonché per aver partecipato alla associazione a delinquere di stampo mafioso.
Questa è la seconda volta in soli tre mesi che Marigliano e Tripodi all’esito del giudizio della cassazione, grazie al sapiente lavoro dell’avvocato Dario Vannetiello, in accoglimento delle tesi giuridiche devolute con gli articolati ed approfonditi ricorsi, ottengono l’annullamento della condanna all’ergastolo la prima, l’annullamento della condanna ad anni ventitrè la seconda ed ultima volta.

Infatti, il recente annullamento disposto dalla quinta sezione penale della Suprema Corte segue un altro annullamento disposto nel mese di settembre dalla prima sezione della Suprema Corte afferente ad una sentenza di condanna all’ergastolo per plurimi casi di omicidio commessi da Tripodi e da Marigliano nell’interesse del clan, per i quali dovrà parimenti svolgersi un nuovo giudizio per la rideterminazione della pena .
Quindi, la parola fine sui processi ai luogotenenti di D’Ausilio, Tripodi e Marigliano, miracolati dai due annullamenti decisi a Roma, ancora non è stata scritta.
Occorre attendere il deposito della motivazione delle due sentenze della cassazione, e, ancora di più, attendere l’esito dei due distinti giudizi di rinvio che si dovranno tenere, l’uno presso la Corte di assise di appello, l’altro presso la Corte di appello.









 

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