Una testimonianza che restituisce l’orrore di ogni guerra e insieme la determinazione di chi non ha mai smesso di perseguire il proprio dovere. E’ quella di Antonio Giovino, sottocapo motorista navale del sommergibile Leonardo da Vinci. Morirà a soli venti anni in seguito all’affondamento del sommergibile il 23 maggio del 1943. A lui è dedicato il volume di Carmine Clericuzio “Antonio Giovino di Taurasi”, edito da Delta 3. “Nato con il mare nel sangue – scrive Teresa Carfagna, dirigente scolastica – dedicò la sua vita al servizio della Marina, affrontando con determinazione le sfide di un conflitto che metteva alla prova non solo la forza delle navi, ma anche quella dell’anima. Il suo ruolo di sottocapo motorista lo rese custode del cuore pulsante del sommergibile: i suoi motori Era lui a poter garantire che il sommergibile potesse solcare le onde e immergersi nelle profondità marine, silenzioso e letale, fedele alla missione assegnata. Ogni avaria, ogni sussulto del motore era una battaglia contro il tempo e contro le insidie di un oceano che non perdonava errori. Ricordare Antonio Giovino significa riportare alla luce una storia di lealtà e sacrificio, una testimonianza di dedizione che merita di essere raccontata alle nuove generazioni”. Di qui la scelta di un libro, frutto di attente ricerche d’archivio, che si fa tentativo di dare voce a coloro che non ebbero modo di raccontare la loro storia. I suoi sogni e i suoi ideali rivivono nelle lettere raccolte nel volume, frutto dell’impegno del nipote Gerardo nel salvaguardarne la memoria di Antonio, “La Spezia, Pola, Napoli, Bordeaux rappresentano le tappe della crescita umana e professionale del motorista navale, poi sommergibilista, Giovino. Parole di amore filiale, di affetto e riconoscenza, note soffuse di nostalgia per la lontananza dai propri cari e dal paese del cuore, con i suoi ritmi cadenzati e rassicuranti, con le voci dei vicoli intorno al castello che sussurravano poi sulle strade lastricate di pulito; accenti convinti di sano orgoglio e rispetto per la Patria, senso dell’onore solido nel servire l’Italia: è questo che emerge dalle lettere raccolte nel libro”.
Clericuzio si sofferma, nella ricostruzione della sua storia, sull’entusiasmo della gioventù e il desiderio di riscatto sociale. Antonio era nato in una famiglia in cui l’attività principale era rappresentata da agricoltura e pastorizia, con il papà Pasquale che partiva da Taurasi per vendere i prodotti del suo lavoro nei mercatini settimanali, “Il desiderio di superare la povertà e gli stenti della vota contadina – scrive Clericuzio – l’ambizione di migliorare la propria esistenza, anche per sostenere l’amata famiglia, l’aspirazione di indossare una gloriosa divisa militare e il sogno di conoscere geograficamente nuovi mondi: queste le motivazioni che indussero il giovanissimo taurasino a fare una scelta che avrebbe indelebilmente segnato il suo futuro, sostenuto da un’appassionata speranza che coltivava nel profondo del proprio animo”. Arruolatosi volontario in marina a 17 anni, si era formato nelle scuole della Regia Marina Militare che avevano sede a Pola. Aveva venti anni quando, divenuto sottocapo sommergibilista del Regio Sommergibile Leonardo da Vinci, fu inghiottito dalle acque dell’Oceano. L’unità subacquea, al comando del pluridecorato capitano di corvetta Gianfranco Gazzana Priaroggia, affondò con tutto il suo equipaggio a largo di Vigo nelle acque dell’Oceano Atlantico, in seguito a un massiccio attacco scatenato da navi inglesi il 23 maggio 1943. I resti del relitto e i corpi degli uomini a bordo non furono né mai recuperati e né mai ritrovati.
A lui è stato dedicato a Taurasi un monumento nel 2013 ed è stata intitolata una strada nel 2018. Ogni anno, inoltre, nell’anniversario dell’affondamento, l’intera comunità partecipa a una cerimonia civile e religiosa.
Uno studio, quello curato da Clericuzio, nato da una serie di articoli dedicati a Giovino sulle pagine del Corriere dell’Irpinia, di qui il desiderio di consegnare una narrazione completa del marinaio sommergibilista. Clericuzio ricostruisce nel dettaglio anche l’impegno della Marina italiana durante la guerra che utilizzò, fino all’armistizio 165 sommergibili, impiegati in missioni lunghe ed estenuanti, sotto il fuoco costante degli aerei. Nessun dubbio che proprio il regio sommergibile Da Vicini fosse uno dei mezzi più all’avanguardia sotto il profilo tecnologico. Scopriamo così che gli obiettivi bellici del ’43 si concentravano agli inizi del 1943 verso le zone più estreme dei mari che bagnavano i continenti americano e africano. “Il Da Vinci e il Finzi avevano il compito di penetrare in zone alquanto remote, nelle quali passavano prevalentemente ex transatlantici di linea, potenziati con l’installazione di cannoni di medio calibro e di lanciabombe. Tali unità, dotate di temibili e potenti armi, viaggiavano spesso isolate, trasportando truppe e materiali di vario tipo con destinazione il nord America, le isole britanniche e il Mediterraneo….Oramai l’intero Atlantico doveva essere protetto per consentire agli alleati di avere la possibilità di percorrere in sicurezza i tragitti marittimi che collegavano i paesi del Commonwealth con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti”.
Il volume sarà presentato il 27 settembre, presso la Biblioteca Comunale di Taurasi, il volume di Carmine Clericuzio dedicato ad “Antonio Giovino” di Taurasi, sottocapo motorista navale del regio sommergibile Leonardo da Vinci, medaglia di bronzo al valore militare. A portare i propri saluti il sindaco di Tranfaglia Antonio Taurasi, Gerardo Giovino, nipote del sommergibilista, Umbertina Tranfaglia, autrice della Dedica al Marinaio, Antonio Picariello, presidente dell’Anmi, Silvio Sallicandro, edito da Delta 3, Nicola Prebenna, storico, Teresa Carfagna e Margherita Faia, docenti. Modera lo scrittore Michele Miscia.



