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Una strana aria grava sul Palazzo, in questa fine d’anno. Il mondo politico appare ripiegato su se stesso – tra chi urla, chi minaccia e chi se ne sta più acquattato – ma in fondo impegnato a interrogarsi. Più sul suo futuro prossimo che su quello del Paese. Con i più responsabili (pochi) a ricercare una bussola che sembra ormai smarrita. Un’Italia stremata dalle difficoltà economiche, intanto, assiste attonita a scandali, confronti parolai, recite televisive e a inutili contrapposizioni. E i partiti appaiono sempre più incapaci di capirne i drammi e di risolverne i problemi. Anzi, di più. Sempre più permeabili da fenomeni corruttivi, sembrano smarriti, tra i toni aggressivi (che denotano però più spavento che determinazione) di chi vuole correre subito al voto, come se questo potesse risolvere tutti i mali, e le manovre sotterranee di chi invece frena, nel timore che i risultati di elezioni politiche ravvicinate possano innescare processi incontrollabili. Negli ultimi giorni, poi, si sono diffuse strane voci che mettono insieme ingiustizie sempre più intollerabili, corruzione a livelli ormai sistemici, smarrimento dei partiti e inchieste giudiziarie. Fino a far ipotizzare scenari già vissuti. Anche se ancora non del tutto superati. Le iniziative delle procure sembrano ancora una volta poter scandire i tempi immediati della politica. E, se non direttamente condizionarle, almeno incidere sulle iniziative dei partiti. I maggiori appaiono colpiti dalle principali vicende giudiziarie aperte. Sul versante di Forza Italia, la condanna in primo grado dell’ex "Celeste" Formigoni ha aggiunto un altro nome alla sterminata lista degli indagati e condannati di quel partito. Riprova della disinvoltura berlusconiana, soprattutto negli anni d’oro, nel raccogliere chiunque disponesse di voti. Una disinvoltura manifestatasi in forma diversa anche nell’ultimo referendum , con la geniale trovata del voto "disgiunto" tra l’ex Cavaliere e le sue aziende. Seguito dalla manifestata disponibilità ad appoggiare il governo Gentiloni, che ha subito dichiarato l’inopportunità della scalata francese a Mediaset. Però, nell’ambito del centrodestra, la persistente disputa sulla leadership tra FI e Lega impedirà con ogni probabilità una sua effettiva ricostituzione. E porterà probabilmente il redivivo ex Cavaliere verso altre direzioni e alleanze politiche. Anche il M5S è alle prese con inchieste, da quelle per le firme false a quelle romane, che non ne rendono certamente agevole il cammino. Troppe irresponsabilità e approssimazioni hanno contraddistinto l’operato di alcuni esponenti negli ultimi mesi, con notevoli ricadute nei sondaggi. Lo stesso caso Raggi rischia, per il suo clamore, la sua portata e le sue conseguenze, di rappresentare la tomba per aspirazioni governative, almeno nell’immediato. Probabilmente Grillo e i suoi hanno sottovalutato i legami della sindaca capitolina, in buona parte preesistenti rispetto al suo ingresso nel Movimento. E forse hanno sbagliato nel non assumere posizioni più decise all’inizio dell’affaire. Un atteggiamento che rischiano di pagare caro se la situazione, come alcuni elementi inducono a credere, dovesse ulteriormente deteriorarsi. I renziani sono quelli che più si interrogano sul loro destino. Data, infatti, l’italica legge non scritta del "soccorso al vincitore", non è tanto fuori di luogo pensare che per l’ex premier, soprattutto se i tempi per andare a nuove elezioni non dovessero essere brevi, non sarà facile rimontare una china che appare sempre più scivolosa. Le inchieste su Sala (il sindaco che, alle ultime amministrative, salvò il renzismo dalla totale dèbacle) e quella, ancora più delicata, di Napoli sulle opacità gestionali e informative del renzismo, potrebbero dargli addirittura il colpo di grazia. E farlo apparire per quello che è stato. E cioè la fortunata e rapidissima ascesa di un gruppo, politicamente parlando, di giovani avventurieri inesperti e disinvolti. Essi avevano chiaro un solo obiettivo : la rottamazione, moderna versione dell’antico "togliti tu, che mi ci metto io". Quando, però, si è trattato di governare il Paese, hanno dimostrato tutti i loro limiti. E forse anche di avere qualche scheletro nell’armadio di troppo. Speriamo, comunque, non ci tocchi di vivere una seconda Tangentopoli. Gli ingredienti ci sarebbero tutti. Corruzione addirittura in aumento. Gente arrabbiata. Partiti lontani e incapaci. Procure in agitazione. Tutti ingredienti che potrebbero portare presto a far esplodere una pentola da tempo in ebollizione.
edito dal Quotidiano del Sud

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