E’ un invito a coltivare la speranza quello che arriva dal messaggio del vescovo di Ariano Sergio Melillo: “La Commemorazione dei fedeli defunti ci invita a sostare davanti al mistero della morte con lo sguardo illuminato dalla fede e il cuore aperto alla speranza cristiana. In questo giorno il nostro pensiero si volge a quanti ci hanno preceduto nel segno della fede e riposano nella pace di Dio. I cimiteri, con il silenzio delle loro tombe, diventano luoghi di memoria, di preghiera e di profonda riflessione sul senso della vita e sul suo compimento. Per il cristiano, infatti, la morte non rappresenta la fine, ma il passaggio a una vita nuova. La nostra speranza trova fondamento nella Pasqua di Cristo, morto e risorto per noi. Le parole di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11,25), costituiscono il cuore della nostra fede e la lampada che accompagna il cammino dell’umanità anche nei momenti più dolorosi del distacco. Ricordare i defunti non significa soltanto custodire il ricordo di volti, storie e affetti che hanno segnato la nostra esistenza, ma soprattutto affidarli alla misericordia del Padre, nella certezza che in Cristo nessuno è perduto e che l’amore di Dio è più forte della morte. In questa prospettiva risuona particolarmente cara la testimonianza di sant’Agostino che, nelle Confessioni, ricordando la madre Monica, affida la sua memoria alla preghiera e alla misericordia di Dio. La sua esperienza ci ricorda che l’amore non si esaurisce con la separazione fisica e che la preghiera rimane una forma concreta e preziosa di comunione con coloro che ci hanno preceduto. Anche don Divo Barsotti, con una profonda sintesi spirituale, ci ricorda che «Morte e resurrezione son un atto solo, un solo mistero». In questa luce pasquale, la morte diventa il momento del nostro affidamento definitivo a Dio e l’inizio dell’attesa della vita eterna”.
Melillo ricorda come “La Chiesa, in questa giornata, ci richiama al valore della preghiera di suffragio e della celebrazione eucaristica. Pregare per i defunti non è soltanto un gesto di affetto e di memoria, ma un autentico atto di fede nella misericordia di Dio e nella comunione dei santi. Nell’Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione di Cristo, continuiamo ad accompagnare i nostri fratelli e sorelle, affidandoli all’amore del Padre. La comunione che nasce dal Battesimo e si alimenta nell’Eucaristia non viene annullata dalla morte. In Cristo siamo un solo corpo: il vincolo spirituale che ci unisce non si spezza con il passaggio da questa vita all’eternità. La Chiesa pellegrina sulla terra continua a pregare per quanti sono passati da questo mondo, nell’attesa del compimento della promessa della risurrezione. È questa la bellezza della comunione dei santi: nessuno è solo davanti a Dio e nessuno viene dimenticato dal suo amore. La Commemorazione dei defunti diventa anche un’occasione per interrogarci sul modo in cui viviamo il tempo che ci è donato. Il ricordo di chi ci ha preceduto ci richiama alla responsabilità di costruire relazioni autentiche, seminare il bene, perdonare, amare e testimoniare il Vangelo nella concretezza della vita quotidiana”.
Poichè, prosegue Melillo, “Non dobbiamo avere paura di parlare della morte, né cercare di allontanarla dai nostri pensieri come se fosse una realtà da nascondere. Rimuoverla dalla nostra vita significa dimenticare che siamo in cammino verso un incontro: quello con il Signore. Sapere che la nostra esistenza terrena ha un termine non deve generare paura, ma aiutarci a vivere con maggiore consapevolezza, dando valore al tempo che ci è donato e al bene che possiamo compiere. Significa preparare ogni giorno il nostro cuore all’incontro con Dio, nella fiducia che Egli ci attende per accoglierci nella pienezza della vita. La memoria dei nostri defunti, dunque, non alimenti soltanto la nostalgia, ma diventi riconoscenza e impegno a proseguire, con fedeltà e generosità, il cammino della vita. Affidiamo tutti i nostri defunti al Signore della vita. Non facciamo mancare loro il sostegno della nostra preghiera, soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia, nella quale la comunione tra cielo e terra trova la sua espressione più alta. Preghiamo in modo particolare per quanti sono morti nella solitudine, nella sofferenza, nelle guerre e nelle tragedie del nostro tempo, e per coloro che non hanno nessuno che custodisca la loro memoria. La morte non ha l’ultima parola: l’ultima parola appartiene all’amore di Dio, che in Cristo ci promette la vita eterna. Sentiamoci, perciò, uniti ai nostri defunti nella fede, nella speranza e nella carità, certi che in Dio nessun legame autentico d’amore andrà perduto. Maria, Madre della speranza, accompagni il nostro cammino e ci sostenga nella fede, perché possiamo vivere ogni giorno con lo sguardo rivolto a Cristo risorto”.

