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E’ singolare che, a bollare Conte circa una sua presunta volontà di ottenere pieni poteri, siano proprio coloro che in periodi diversi ne hanno fatto direttamente richiesta. O comunque sostengono forme di governo basate su di essi. Certo, si sa che in politica è sempre pericoloso ricordare il passato. Certo, si sa che in politica è sempre pericoloso ricordare il passato, anche recente. Si rischia che vengano a galla le più stridenti contraddizioni dei leader. Però, in un Paese come il nostro e con il popolo italiano che nulla ricorda e perciò nulla impara, cercando sempre l’uomo forte al comando, può servire sottolinearne le incongruenze più clamorose. Cominciamo con Salvini. Il 9 agosto dello scorso anno, non un secolo fa, in pieno delirio di onnipotenza politica (contraddetta solo qualche giorno dopo dalla sua improvvisa e inspiegabile decisione di affossare l’esecutivo gialloverde) aveva chiesto “pieni poteri”. Per poi ridursi, dopo la concessione della autorizzazione a procedere contro di lui, a minacce del tipo “Oggi a me, domani a voi”. Poi Renzi, pervaso da altrettanto senso di onnipotenza generato dal 40% alle europee e protagonista di una irresistibile ascesa politica. Lo statista di Rignano si incamminò impavidamente, insieme al suo “Giglio tragico”, lungo i perigliosi sentieri di una riforma costituzionale che aboliva il Senato. E dava poteri amplissimi al capo del governo. Ma mal gliene incolse. Rovinosamente sconfitto nei suoi propositi accentratori dalla pronuncia referendaria, Renzi fu costretto ad abbandonare palazzo Chigi. Una perdita da cui non sembra essersi ancora ripreso! Infine la Meloni, abile utilizzatrice di video virali (ricordate “Sono Giorgia, sono donna, sono italiana”?) e da ultimo protagonista in Parlamento di un discorso dai toni invasati, con cui ha accusato il Governo di essere un covo di pazzi! Anche lei, tuttavia, dovrà presto o tardi fare i conti con la realtà. E cioè con un partito, FdI, fatto certamente da tanti aderenti moderati. Ma anche da tantissimi, dichiarati fascisti “duri e puri”, che accusano Conte di volere quei pieni poteri che però essi, da sostenitori accaniti dell’uo – mo forte con gli stivali, predicano da sempre! Le loro accuse appaiono chiaramente pretestuose, soprattutto ora che il premier ha compreso che la sbornia di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, durante la prima fase dell’emergenza, è stata eccessiva. E stigmatizzata anche dal Qurinale! Il comportamento del premier nei confronti delle Camere, da allora, è stato di assoluto rispetto, come ha dimostrato in diverse occasioni ! E’ la situazione politica ad essere messa in un modo tale da non rendere possibili, al momento, alternative. E perciò favorisce la maggioranza, anche quando – come adesso – appare incerta su diversi temi. L’opposizione cerca di nascondere (almeno fino alle regionali) le sue divisioni. E Salvini e la Meloni tentano di ottenere delle favorevoli occasioni parlamentari non tanto per ristabilire una primazia legislativa delle Camere, quanto per ottenere la personale, massima visibilità! Insomma, siamo ben lontani da qualunque tentativo di forzare la Costituzione. Il premier, come ormai riconoscono anche dall’estero, ha ben gestito una difficile emergenza. E ora gode di una rendita di posizione per essersi affermato come leader europeista tenace e credibile, dopo la lunga e snervante trattativa di Bruxelles sugli aiuti dell’Ue. Basterà questo a garantirgli anche in futuro la sopravvivenza politica? Certo che no. Potrebbe fare la sciocchezza di fondare una sua forza politica. O dimostrarsi non in grado di portare a buon fine la messa in sicurezza economica del Paese! Ma una cosa appare certa: Conte non è un pericoloso attentatore della Costituzione. La moderazione non può essere scambiata per disinvoltura o furbizia istituzionale. La sua credibilità in molti ambienti non prelude ad alcun turbamento dell’ordine costituito. Perciò, se Salvini e la Meloni (Berlusconi da tempo non li segue su questo terreno) vogliono convincere gli italiani a farli tornare al governo, dovrebbero smettere di farsi la attuale, spietata concorrenza che ricorda quella tra Salvini e Di Maio all’epoca del governo Lega-M5S. E soprattutto, per favore, non si inventino inesistenti pericoli per la democrazia!

di Erio Matteo

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