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Vallifuoco e la Dogana rifiorita, la bellezza come fondamento della rinascita civile

Inserita nel programma di “Cuore di Avellino – I Mercoledì del Centro Storico”, l’opera ha trasformato il monumento fanzaghiano in un grande palcoscenico di luce, colore e simboli, offrendo alla città non soltanto uno spettacolo di straordinaria suggestione visiva, ma una riflessione profonda sul rapporto tra memoria, bellezza e futuro

di Rosa Bianco
Esistono eventi artistici destinati a esaurirsi nell’emozione dell’istante ed altri che, invece, si elevano a manifesti culturali, capaci di incidere nella coscienza collettiva e di restituire ad una comunità il senso profondo della propria identità. La proiezione de “La Dogana Rifiorita” del Maestro Gennaro Vallifuoco sulla facciata dell’Antica Dogana di Avellino appartiene a questa seconda, più alta dimensione dell’arte.

Inserita nel programma di “Cuore di Avellino – I Mercoledì del Centro Storico”, l’opera ha trasformato il monumento fanzaghiano in un grande palcoscenico di luce, colore e simboli, offrendo alla città non soltanto uno spettacolo di straordinaria suggestione visiva, ma una riflessione profonda sul rapporto tra memoria, bellezza e futuro.

L’Antica Dogana, capolavoro attribuito alla sensibilità architettonica di Cosimo Fanzago, porta ancora impressi nella memoria collettiva i segni della ferita inferta dall’incendio del 1992. Oggi, restituita alla città, essa torna a essere non soltanto un edificio recuperato, ma un luogo capace di generare identità, memoria e futuro. È proprio in questo spazio che la visione poetica di Vallifuoco trova la sua più alta espressione.

Con la sua personale reinterpretazione del monumento in forma di “Teatro di Verzura”, l’artista compie un gesto che supera la dimensione estetica. I fiori, il verde, la luce e il colore non cancellano le ferite del tempo: le trasfigurano, trasformandole in un messaggio di speranza e di rinascita. La bellezza diviene così linguaggio civile, capace di ricucire ciò che la storia, l’abbandono e il tempo avevano lacerato.

L’operazione artistica di Vallifuoco accende i riflettori su uno dei nodi più delicati della contemporaneità: la progressiva disgregazione dei valori e la conseguente perdita dell’identità delle comunità. È una crisi che non riguarda soltanto Avellino, ma attraversa il nostro tempo, segnato dall’individualismo, dalla frammentazione sociale e dall’impoverimento della memoria collettiva.

Di fronte a questo scenario, la cultura rimane il più saldo presidio di civiltà. E con essa la bellezza, intesa non come esercizio estetico, ma come autentica esperienza educativa. Educare al bello significa educare alla responsabilità, al rispetto del patrimonio comune, alla cura dei luoghi e delle persone. Significa ricostruire quella coscienza civile senza la quale nessuna comunità può realmente dirsi viva.

In questa prospettiva, Gennaro Vallifuoco si rivela molto più di un raffinato scenografo, pittore e illustratore. Egli è un interprete della memoria e un autentico custode dell’identità culturale del nostro territorio. Attraverso il linguaggio universale dell’arte recupera simboli, tradizioni e archetipi della civiltà mediterranea, restituendoli con una forza espressiva capace di dialogare con il presente.

La sua diventa una vera forma di resistenza culturale. In un’epoca dominata dall’effimero e dalla velocità, Vallifuoco oppone la profondità del simbolo, la sapienza del colore e il valore della memoria. Le sue opere non si limitano ad essere contemplate: educano lo sguardo, risvegliano le coscienze e invitano ciascuno a riconoscersi in una storia comune.

Non è casuale che questa rinascita avvenga proprio nel cuore antico della città. Le architetture storiche non sono semplici testimonianze del passato, ma organismi viventi che custodiscono l’anima di una comunità. Quando l’arte le restituisce ai cittadini attraverso nuovi linguaggi, esse tornano ad essere luoghi di appartenenza, di dialogo e di speranza.

“La Dogana Rifiorita” assume così il valore di un manifesto culturale. Ci ricorda che la vera rigenerazione urbana non coincide soltanto con il recupero materiale degli edifici, ma nasce dalla capacità di restituire significato ai luoghi attraverso la cultura.

Perché una città rinasce davvero soltanto quando torna ad abitare la propria memoria. E la memoria, quando incontra la bellezza, diventa futuro. È questo il messaggio più alto che Gennaro Vallifuoco consegna ad Avellino: la bellezza non è un lusso, ma un dovere civile; non è ornamento, ma coscienza; non è evasione dalla realtà, bensì la forza più autentica per trasformarla

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