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Costruire un cantiere sociale europeo

Nell’agenda politica del nuovo parlamento europeo l’Europa sociale dovrà imboccare la via della concreta efficacia delle determinazioni da adottare nella dimensione sociale, contrariamente a quanto avvenuto finora. Infatti il progetto della politica sociale europea, dopo l’accordo di Lisbona del 2007, è considerato una conquista solo proclamata, ma in realtà mai realizzato nei suoi obiettivi ispiratori. Il primo ostacolo che ha determinato questo fallimento è collegato all’attività legislativa sulla complessa materia, dovuto alle ricorrenti difficoltà nel raggiungere i necessari compromessi a livello sovranazionale. Il secondo fattore ostacolante è dovuto alla cosidetta soft law, ossia alla prassi in campo giuridico riguardante norme emanate da organizzazioni internazionali che non hanno efficacia vincolante diretta e la cui applicazione è affidata alla responsabilità di recepimento nell’ordinamento degli stati membri. Tutto sommato l’iter delle norme in ambito sociale, da Bruxelles a Roma, per quanto riguarda la situazione italiana, ha svilito sia l’efficacia che l’immediatezza attuativa delle norme stesse. A questo difficile percorso normativo, già difficile per le considerazioni fatte, si aggiunge la cronica subordinazione attuativa alle ristrettezze delle finanze nazionali, in particolare di quelle italiane. La subordinazione degli obiettivi sociali a quelli economici coinvolge la giurisprudenza della Corte di giustizia europea che ha, nel corso dell’ultimo decennio, indebolito il diritto sociale rispetto agli interessi dei datori di lavoro e della libertà d’impresa transnazionale. Cosicché, alcuni studiosi della materia, parlano di nuovo diritto europeo del lavoro, certamente non favorevole alle ragioni dei lavoratori. A tal proposito non si è rivelata casuale la creazione nel 2011, del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e l’istituzione dei meccanismi di sorveglianza come la procedura per gli squilibri macroeconomici o per deficit eccessivo. Di conseguenza la capacità dell’Unione Europea di influenzare le politiche economiche nazionali è fortemente aumentata, a danno di quelle sociali. Frattanto le politiche di austerità imposte ai paesi sottoscrittori dei programmi di assistenza finanziaria (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro) hanno generato l’attuale poca credibilità della dimensione sociale europea. Nel 2015 Jean-Claude Juncker, nel suo discorso programmatico propose di creare un pilastro europeo dei diritti sociali. La novità di questa proposta fu quella di aver rimesso al centro dell’agenda politica la dimensione sociale dell’UE. Queste prospettive, di per se significative in campo sociale, dovranno fare i conti con la nuova maggioranza in Parlamento Europeo, scaturita dalle elezioni europee di qualche giorno fa, che vede la componente liberale determinante per il nuovo assetto istituzionale. In buona sostanza l’Europa sociale deve essere pensata come un progetto “antielitario” cioè volto principalmente a contrastare le eccessive disuguaglianze che minano la qualità della vita della maggioranza dei cittadini. Se i governi nazionali continuano a trascurare questa esigenza, lasciando masse di persone in balia alla precarietà esistenziale, attanagliate dall’insicurezza e dalla distanza dalla stessa UE, percepita come nemica il futuro della casa comune europea resta una utopia. Tale situazione costituisce, come le ultime elezioni europee hanno dimostrato, il cavallo di battaglia delle forze sovraniste protese costantemente alla raccolta del facile consenso. A fronte di tali scenari che si vanno progressivamente concretizzando il nuovo Parlamento Europeo dovrà imboccare la via delle iniziative coraggiose, in grado di contrastare la tossicità delle politiche di rigida austerità, per mettere in campo un nuovo e grande cantiere sociale europeo. In sintesi, bisogna recuperare la consapevolezza che il progetto d’integrazione europea, così come la stessa Europea sociale, sono nate grazie alla volontà di élite politiche nazionali che avevano una visione di credibile futuro.

di Gerardo Salvatore

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