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In due mesi il quadro politico si è completamente rovesciato. La vera differenza a rileggere oggi le cronache di qualche settimana fa sta tutta nel passaggio dalla maggioranza all’opposizione di Matteo Salvini, considerato il padrone politico del Paese e oggi ridotto a leader del suo partito dopo la crisi aperta in pieno agosto. In molti definiscono adesso quella scelta azzardata ma erano in tanti solo qualche settimana fa a dire che non c’era alternativa alle elezioni anticipate. Un passaggio obbligato, che avrebbe premiato proprio la Lega di Salvini. Il successo straripante delle Europee ha convinto l’ex ministro dell’Interno a tentare la spallata forte anche dei sondaggi che lo premiavano. Ed invece è andata diversamente. Così, la Lega, oggi, hacome unica alternativa quella di ricostruire il campo del centrodestra che Salvini pensava di abbandonare per mettersi a giocare da solo. Il leader leghista è certamente più debole e meno influente e paga la sua presunzione e anche i sondaggi danno in calo il suo partito. Difficile ipotizzare ora quanto la marcia del carro giallo-rosso possa procedere spedita. Le insidie sono dietro l’angolo ma questa crisi ci insegna che il leaderismo si può battere. Se Salvini infatti perde consenso anche nel Movimento Cinque Stelle si è aperta una riflessione sul ruolo di Luigi Di Maio e nel PD Zingaretti fa del gioco di squadra la sua peculiarità. Come ci insegna Ilvo Diamanti  il nuovo governo, per ora, non suscita grande fiducia fra gli italiani. Meglio essere cauti nel formulare profezie “definitive”. Quanto meno, perché attraversiamo tempi liquidi. Durante i quali tutto cambia e può cambiare. Molto in fretta. E’ presto per dare giudizi definitivi ma indubbiamente la “politica” e il Parlamento si sono presi una piccola rivincita su chi immaginava di comandare anche sulle istituzioni. Il governo è adesso di fronte alla sfida della manovra e ai possibili costi per famiglie ed imprese. Tutto sta nella capacità non solo tattica ma anche strategica dell’ex avvocato del popolo, Giuseppe Conte e nella capacità di trovare il giusto equilibrio con la commissione europea dove all’Economia c’è l’ex premier Gentiloni. Conte non ha più i due vicepremier accanto e deve essere abile a non farsi schiacciare come è avvenuto con il precedente esecutivo. Salvini non aspetta altro che una rapida rivincita. D’altronde, l’opposizione è il mestiere che conosce meglio. Può mobilitare le piazze piuttosto che le spiagge come ha fatto in modo paradossale da ministro. La sua ascesa politica si è tutta svolta all’insegna del risentimento e proprio su questo tasto può continuare a battere per alimentare un clima d’opinione a lui favorevole. L’errore da evitare per la maggioranza è quella di apparire solo una coalizione contro Salvini . La convergenza fra i nuovi soci di governo è nata soprattutto per questo ma adesso occorre fare un passo in avanti abbandonando la strada dell’antisalvinismo. Il ruolo che il leader leghista recita meglio è quello di scaricare le colpe delle cose che non vanno sugli altri ma è una trappola nella quale non bisogna cadere. Dal 1994 fino a pochi anni fa il vero muro che ha attraversato la politica in Italia è stato l’anti-berlusconismo che è durato vent’anni.  Anche Renzi pur con caratteristiche e tempi diversi ha diviso in due il Paese e oggi il rischio è fare dell’anti Salvini il nuovo muro. Così facendo PD e Cinque Stelle potrebbe dargli legittimazione e visibilità. Sta ai nuovi partiti della maggioranza e al premier trovare le ragioni di un diverso modo di stare insieme, di costruire una vera alleanza non emergenziale ma in grado di conquistare gli elettori e non solo gli eletti in Parlamento.

di Andrea Covotta

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